Cosa cambia per le Pmi con Basilea 3
 

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  • nov
    02
    20
    11

    Cosa cambia per le Pmi con Basilea 3

    System Account
    07:26 AM

    Da Basilea 2 a Basilea 3

    Dopo la breve durata applicativa (circa un biennio) delle norme di Basilea 2 sono stati ratificati nel mese di ottobre 2010, gli aggiustamenti raggruppati in un nuovo corpo normativo denominato «Basilea 3». Tale ulteriore insieme di norme ha lo scopo di rafforzare il sistema bancario allo scopo dichiarato di evitare nuove crisi finanziarie e prosegue sulla via tracciata dal 1º Accordo del 1988 e dal 2º Accordo del 2007.

    Due i principali obiettivi, di cui si cercherà di delineare i contenuti nelle linee essenziali:

    a) eliminare, o attenuare per quanto possibile, l’effetto pro-ciclico indotto dai precedenti Accordi che hanno avuto la sfortuna di coincidere con la grave crisi globale andandone ad ampliare, pur senza volerlo, gli effetti negativi;
    b) rendere più stringenti gli obblighi di tutela del patrimonio delle banche. Tra le prime reazioni, nel mondo delle Pmi, viene previsto il permanere o peggio l’intensificarsi di una serie di problemi, quali l’eccesso di burocrazia, la difficoltà di relazionarsi con il sistema bancario, la compressione dei margini di profitto, una accentuata concorrenza estera (specie da parte di Paesi con minori vincoli e regole) e soprattutto la carenza di liquidità conseguente alla temuta rarefazione dei finanziamenti. Da un recente sondaggio di Federexport 1 emerge inoltre che l’impatto previsto dalle PMI sulle loro strategie complessive non sembra particolarmente favorevole: ad esempio, sul fronte dell’export, risulta che solo un’azienda su tre riconosce agli istituti di credito un sostegno all’internazionalizzazione e che alle banche sono preferibili gli enti fiera, le associazioni di categoria, le società di consulenza, ecc.
    D’altra parte anche il collaterale quadro di riferimento conosciuto come «SBA – Small Business Act» (emanato nel giugno 2008 dall’Unione Europea proprio per favorire le Pmi) non ha finora prodotto particolari effetti positivi. Nella nota in calce si riportano i dieci princı`pi fondamentali dello SBA, alcuni dei quali sono risultati alla prova dei fatti alquanto opinabili e utopistici. In particolare il 6º principio «agevolare l’accesso delle Pmi al credito» sembra finora scarsamente recepito da Basilea 3.
    Le difficoltà e le diseconomie sopra indicate non dovrebbero peraltro incidere nel complesso in modo significativo in quanto le norme già in parte sperimentate sul campo non hanno fortunatamente evidenziato sconvolgimenti sostanziali nel rapporto banca-impresa; in condizioni di mercato ritornate gradualmente alla normalità i cambiamenti dovrebbero venire assorbiti (sperabilmente senza traumi eccessivi) almeno nel medio termine. Tuttavia si impongono per le Pmi, attenzione e capacità di rapido adattamento.
    In generale, l’eredità positiva che riceve Basilea 3 consiste nell’avvio di un processo di riduzione delle asimmetrie informative tra operatori economici e banche, in vista di una ottimizzazione del rapporto reciproco sia per accelerare l’uscita dalla crisi attuale, sia per evitarne di future.

    Le nuove regole

    La normativa precedente conteneva, nella sua stessa struttura, due fondamentali difetti:

    1.  un criterio -come già detto- altamente pro-ciclico e cioè l’amplificazione in senso negativo di un ciclo già di per sé sfavorevole,
    2. l’utilizzo di sistemi di rating (spersonalizzati ed automatizzati), specie se forniti da talune agenzie esterne, che in troppi casi (soprattutto all’estero) avevano già dato scarsa prova del loro valore segnaletico.

    A questi due difetti non era obiettivamente facile rimediare, ma in qualche modo la nuova Basilea 3 ha cercato di porre rimedio.
    Per il primo punto è stata introdotta una tempistica molto larga che prevede tempi di effettiva applicazione diluiti fino al 2020, per dare modo al sistema biunivoco banca-impresa di effettuare i necessari aggiustamenti senza affanno e senza interferire con gli andamenti congiunturali.
    Per il secondo punto è previsto il ricorso, a fianco o in luogo dei sistemi di rating interni, alle ECAI (External Assessment Credit Institution) le quali, essendo agenzie certificate da Bankital, hanno appunto la funzione di offrire alle banche una valutazione esterna ed imparziale del merito di credito e quindi del rating attribuibile alla clientela. Per ottenere la certificazione le ECAI devono naturalmente soddisfare diversi criteri di idoneità , quali i seguenti: obiettività , indipendenza, accesso internazionale, trasparenza, pubblicità delle informazioni, risorse adeguate al ruolo e credibilità .

    In sintesi, con le seguenti priorità , le banche dovranno ottemperare a questi compiti:

    1. anzitutto rafforzare la loro solidità patrimoniale;
    2. quindi vagliare i requisiti per la concessione dei finanziamenti con una maggiore attenzione rispetto al passato;
    3. per ultimo rinunciare alle attività più rischiose.

    In particolare aumenteranno, rispetto agli standard vigenti, sia le soglie minime del cosiddetto Tier 1 Capital 2, che costituisce il parametro principale per valutare il grado di patrimonializzazione (passerà dall’attuale 4% al futuro 6%), sia dell’Equity Capital Ratio 3 che, a sua volta, rappresenta la parte più solida del patrimonio bancario ed in pratica dovrà più che raddoppiare (passerà dall’attuale 2% al futuro 4,5%).
    In più , e questa è una novità , dovrà essere aggiunto in via prudenziale un ulteriore coefficiente del 2,5% chiamato buffer (ovvero = cuscinetto) per proteggersi da perdite inattese. Complessivamente il Total Capital 4), pur restando invariato in tutto il periodo transitorio nella misura dell’8% delle attività ponderate per il rischio, salirà quindi al 10,5% (molto dilazionata nel tempo è prevista inoltre la soppressione degli aiuti di stato, tipo Tremonti bond).
    Nel complesso i nuovi coefficienti sono più elevati di quelli precedenti, ma il periodo di transizione concesso per la loro applicazione è oltremodo graduale, e quindi senza traumi; il prospetto riportato nella Tavola 1.

    Tavola 1 - Tempistica morbida

    2012​

    2013​

    2014​

    2015​

    2016​

    ​2017

    2018​

    2019​

    Equity Capital Ratio​

    ​3,5%

    ​4,0%

    ​4.5%

    ​4,5%

    ​4,5%

    ​4,5%

    ​4,5%

    ​Conservation Buffer

    ​0

    ​0

    ​0

    ​0,625%

    ​1,25%

    ​1,875%

    ​2,5%

    Tier 1 Capital​

    ​–

    ​4,5%

    ​5,5%

    ​6,0%

    ​6,0%

    ​6,0%

    ​6,0%

    ​6,0%

    Total Capital​

    ​–

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​Total Capital + Buffer

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,0%

    ​8,625%

    ​9,25%

    ​9,875

    ​10,5%

     

     

     

    Le stime - riferite al primo impatto del periodo 2011-2015 - potrebbero portare per l’area euro ad una contrazione della crescita economica intorno al 4%. Occorre però subito precisare che l’impatto negativo iniziale è più psicologico che reale, sia perché le nuove norme avranno - come si è detto - applicazione dilazionata nel tempo, sia perché un sistema bancario più solido ridurrà nel medio termine la possibilità di nuove crisi e aumenterà (almeno sperabilmente) la concessione di finanziamenti alle aziende più affidabili.

    Conseguenze pratiche per le banche

    Si prevede un taglio robusto dei dividendi per accrescere l’autofinanziamento, evitando il più possibile il ricorso a nuovi aumenti di capitale, come del resto hanno già annunciato i più importanti istituti; tale taglio del resto è già in atto da circa un biennio per effetto della crisi finanziaria e conseguente recessione: allo scopo di rafforzare il capitale si dimezzerà probabilmente il rapporto utili/dividendi, rovesciando la proporzione che ha visto tradizionalmente distribuire da parte del sistema, nel suo complesso, dividendi pari a circa la metà degli utili netti.
    Gli utili non distribuiti miglioreranno il patrimonio, ma gli azionisti (tra cui le fondazioni bancarie) non gradiranno un’ulteriore contrazione della remunerazione dei capitali investiti: un aiuto alla patrimonializzazione dovrà necessariamente venire anche dal contenimento dei costi, specie di quelli operativi, compreso il costo del personale.
    Occorre inoltre considerare che le banche sopportano il peso di una notevole massa di crediti dubbi e in sofferenza causati dalle difficoltà finanziarie della loro clientela.
    Questi fattori negativi non potranno che essere compensati da una più intensa azione commerciale e di marketing per attirare nuovi clienti o per espandere i finanziamenti, sia pure attraverso la rigorosa selezione dei rischi di credito, cosa che dovrebbe andare a vantaggio della clientela più meritevole.
    Secondo una recente valutazione degli analisti di KBW (Keefe, Bruyette & Woods) 5 quasi tutte le principali banche italiane, considerate già sottocapitalizzate secondo i parametri di Basilea 2, per portare il patrimonio ai livelli previsti dal nuovo Accordo dovrebbero infatti apportare iniezioni di capitale estremamente consistenti.

    Le azioni

    Le azioni conseguenti devono cosı` essere orientate a:

    •  rafforzare il capitale (patrimonio di vigilanza) con l’incremento obbligatorio delle riserve nei periodi di crescita economica;
    • trasformare le norme da pro-cicliche a anti-cicliche, attribuendo anche valenza più duratura al rating (grazie al costante monitoraggio andamentale sull’attività della clientela): ciò equivarrebbe ad orientare i clienti verso forme di finanziamento più stabili e durature, come stabile è il fabbisogno di capitale per investimenti, attenuando le distorsioni connesse con le fluttuazioni cicliche;
    • semplificare i criteri-base di calcolo del rating, eliminando le complicazioni matematico- statistiche che attualmente riempiono pagine e pagine della normativa;
    • modificare le modalità di misurazione del rischio di credito (Standard Approach, IRB Advanced IRB, ecc.), riducendo le differenze concettuali e burocratiche e sostituendo le regole dettagliate con una modellistica il più possibile uniforme, tale da eliminare la variabilità dei livelli di giudizio tra rating interni ed esterni;
    • rendere omogenei e comparabili fra banche sia i criteri di valutazione, sia la richiesta e l’esame della documentazione di supporto (tipi di documenti, tempi di raccolta e tempi di attesa della decisione);
    • snellire la gestione delle garanzie collaterali, nel senso di ridurre quelle personali (fidejussioni e avalli) e di attribuire quelle reali (ipoteche e pegni) sempre di più ai Confidi; una rarefazione delle garanzie in generale stimolerebbe una governance delle aziende clienti più responsabile e professionale,
    • dedicare maggior attenzione (in aggiunta al controllo andamentale sui movimenti di tesoreria a breve) alla durata e alle tipologie degli investimenti futuri a cui puntano le Pmi, specie per acquisto/rinnovo di macchinari o per acquisto/ristrutturazione di immobili;
    • far conoscere e promuovere nuove forme tecniche di fruizione del credito da parte delle imprese clienti, allo scopo -sempre nell’interesse comune- di migliorarne la consistenza patrimoniale (es. con mezzanini, bond ibridi, finanziamenti a medio termine revocabili solo con lunghi preavvisi, prestiti partecipativi, ecc.).
    Conseguenze pratiche per le aziende

    Èopinione comune che l’applicazione delle nuove norme di Basilea 3, anche se alquanto diluite nel tempo, siano di ostacolo -almeno nel breve periodo- alla lenta ma progressiva uscita dalla crisi.
    In effetti, secondo Bankital, negli ultimi tre anni il volume di credito concesso nelle varie forme tecniche alle Pmi ha subito una contrazione complessiva intorno al 60%, responsabile diretta la crisi e complice involontaria Basilea 2; naturalmente tale contrazione ha avuto effetti negativi in entrambi i sensi: per le imprese, meno finanziamenti e minore possibilità di crescita, per le banche minori margini (aggravati dal calo dei tassi).
    È di tutta evidenza che si impone a questo punto lo studio e l’applicazione concreta di sostanziali correttivi per non compromettere l’intero sistema banca-impresa. Premessa importante è rendere effettiva e reciproca la trasparenza tra banche finanziatrici e imprese finanziate, anche e soprattutto per quanto riguarda le modalità di determinazione del rating.
    Il convincimento da parte di entrambe le parti in causa, abbandonate le reciproche diffidenze, che l’interesse comune si basa sulla trasparenza (che si dimostra, da un lato, nella trasmissione delle informazioni aziendali e, dall’altro, nella condivisione dei criteri di valutazione) non può che portare al seguente risultato : il rating verrà ad esprimere il più fedele giudizio di merito e consentirà di negoziare il credito (affidamenti e finanziamenti) nella misura più equa, al livello di rischio più contenuto e di conseguenza al costo più favorevole. A scopo di migliorare il rapporto con la banca si suggeriscono di seguito alcune azioni concrete riunite in una specie di «decalogo» operativo:

    1. produzione costante e sistematica di informazioni quantitative che consentano, anche ai fini interni aziendali, l’apprezzamento di dati gestionali consuntivi e preventivi (oltre beninteso ai dati correnti), nonché di indicatori delle performance commerciali e finanziarie; fondamentale a questo riguardo è l’adozione/utilizzo di un sistema di tesoreria in tempo reale e l’aggiornamento tempestivo delle registrazioni contabili;
    2. redazione del rendiconto finanziario per mettere in evidenza fonti e impieghi di capitale, capacità di autofinanziamento e individuazione del fabbisogno finanziario e conseguente stima della quantità di credito da richiedere al sistema bancario;
    3. produzione di informazioni qualitative allo scopo sia di valutare il proprio posizionamento aziendale rispetto al settore economico, al benchmark ed alla migliore concorrenza, sia di apportare miglioramenti agli assetti organizzativi, (ridefinizione di posizioni di lavoro e di ruoli nella gestione delle risorse umane, delle tecnologie e degli asset intangibili, ecc);
    4. massima attenzione ai dati andamentali riguardanti la puntualità di incassi e pagamenti, il livello degli insoluti, la rotazione degli affidamenti, la frequenza e l’entità degli eventuali sconfinamenti, l’attribuzione dei volumi di lavoro alle varie banche; la conoscenza periodica dei dati della Centrale dei Rischi è di primaria importanza a questo riguardo;
    5. intensificare l’attività interna di budgeting e di business planning, o quantomeno dare più risalto alle previsioni ed al controllo prospettico dei fatti gestionali;
    6. attribuire maggior dignità aziendale alla funzione finanziaria, destinata a rapportarsi in modo sempre più stretto con la controparte banca, e da considerarsi quindi non più come semplice esecutore delle decisioni industriali o commerciali;
    7. effettuare un’autodiagnosi permanente per meglio presentare i dati ed orientare in modo più favorevole il giudizio di rating delle banche, convincendo tutte le funzioni aziendali che la migliore presentazione dei fatti aziendali -per un’azienda sana- influisce in misura determinante sulla valutazione dei finanziatori;
    8. considerare le alternative al credito a breve termine, come indicato in precedenza, senza trascurare il ricorso al factoring (per monetizzare i crediti commerciali) e al leasing (per agevolare gli investimenti in immobilizzazioni tecniche);
    9. razionalizzare, il più possibile, il numero delle banche con cui operare, ampliandolo per accrescere le possibilità di finanziamento o viceversa riducendolo per selezionare gli istituti più generosi o semplicemente più obiettivi nel giudizio di rating;
    10. «combattere» le banche con le loro stesse armi, nel senso di attribuire ad ogni istituto un vero e proprio rating composto da una scala di valori semplice, ma intuitiva (ad esempio del tipo seguente: 5 ottimo - 4 buono - 3 sufficiente - 2 scarso - 1 pessimo) che valuti i parametri principali, quali il costo del finanziamento (tassi, spread, commissioni, ecc.), la tempestività del servizio (tempi di esecuzione, ecc.) e non ultimo il grado di competenza/collaborazione mostrato a tutti i livelli nel rapporto banca-azienda dai funzionari bancari.
    Conclusioni

    Le nuove norme inducono certamente il sistema bancario a selezionare più severamente la clientela, a razionare il credito e, almeno in parte, ad inasprirne il costo; ma questo riguarda soprattutto le grandi banche e le grandi imprese, le quali dovrebbero subire l’impatto più pesante. Le banche minori, avendo già in maggioranza adeguato nel tempo i parametri richiesti dai nuovi requisiti patrimoniali ed essendo più vicine per dimensione e per territorialità alle Pmi, non dovrebbero trasferire effetti particolarmente gravi sulla loro clientela. Di contro le Pmi scontano una notoria e strutturale condizione di maggior debolezza rispetto alle grandi imprese (più alto indebitamente a breve, carenza di capitale proprio, forte dipendenza dalle banche, scarso utilizzo dei canali di finanziamento alternativi, ecc). Peraltro, come risulta da recente indagine congiunta di Mediobanca e Unioncamere, le Pmi segnano un punto a loro favore in quanto, in generale, sono sempre più orientate ad aumentare la loro presenza sui mercati esteri, (laddove la quota di Pmi che esporta è passata dall’83% del 2009 al 94% dei primi mesi del 2011), a tutto vantaggio di maggiori facilitazioni di credito da parte delle banche, le quali -come è noto- tradizionalmente gradiscono molto il lavoro «estero».
    La stessa difficoltà di accesso al credito bancario pare in diminuzione in quanto le aziende che hanno denunciato il fenomeno del credit crunch sono scese dal 27% del 2009 (in piena crisi e vigente la normativa di Basilea 2) al 22,3% di fine 2010.
    Questi segnali favorevoli non potranno che essere confermati e rafforzati se verrà definitivamente superata l’asimmetria informativa 6fra banca e impresa: «una relazione virtuosa e trasparente non potrà che agevolare il miglioramento del pricing, della disponibilità di credito e della reputazione d’impresa».
    Visto in positivo, l’effetto di Basilea 3 può quindi favorire per entrambe le parti in gioco (banche e imprese), nell’interesse comune, l’adozione di comportamenti finalizzati, non solo ad accelerare l’attuale lenta ripresa dalla crisi, ma anche a rafforzare le reciproche strutture patrimoniali e a difendere i rispettivi margini di redditività .

    I dieci princı`pi contenuti nello SBA sono i seguenti:

    1. dar vita ad un contesto in cui imprenditori e imprese familiari possano prosperare e che sia gratificante per lo spirito imprenditoriale;
    2. far sı` che imprenditori onesti, che abbiano sperimentato l’insolvenza, ottengano rapidamente una seconda possibilità ;
    3. formulare regole conformi al principio «pensare anzitutto in piccolo»;
    4. rendere le pubbliche amministrazioni permeabili alle esigenze delle Pmi;
    5. adeguare l’intervento politico pubblico alle esigenze delle Pmi, facilitarne la partecipazione agli appalti pubblici e usare meglio le possibilità degli aiuti di Stato;
    6. agevolare l’accesso delle Pmi al credito e sviluppare un contesto giuridico ed economico che favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali;
    7. aiutare le Pmi a beneficiare delle opportunità offerte dal Mercato Unico;
    8. promuovere l’aggiornamento delle competenze ed ogni forma di innovazione;
    9. permettere alle Pmi di trasformare le sfide ambientali in opportunità ;
    10. incoraggiare e sostenere le Pmi perché beneficino della crescita dei mercati.
     
    1 Il sondaggio di Federexport è riportato nell’articolo di Stefano Manzocchi in il Sole24 ore, 30 aprile 2011, «La solitudine dei numeri piccoli».
    2 Il Tier 1 Capital rappresenta la quota più solida e più facilmente disponibile del patrimonio della banca ed é costituito dal capitale sociale versato, dalle riserve ordinarie, dall’utile di esercizio e da alcuni strumenti innovativi ad alta liquidabilità .
    3 L’Equity Capital Ratio, detto anche «Minimum common equity ratio», è definibile come il patrimonio di qualità primaria (capitale sociale più riserve); in pratica è una configurazione più restrittiva del Tier 1 Capital.
    4 Il Total Capital definisce il capitale complessivo disponibile per fronteggiare il rischio. Chiamato anche «patrimonio di vigilanza» è costituito dal patrimonio di base (Tier 1) e da quello supplementare (Tier 2) composto da riserve di rivalutazione, strumenti ibridi, ecc.
    5 Secondo l’analisi di KBW il Tier 1 delle seguenti banche dovrebbe essere cosı` incrementato:
    — dell’84% per MPS;
    — del 41% per Banco Popolare;
    — del 18% per Intesa Sanpaolo;
    — del 10% per Unicredit;
    — del 6% per UBI;
    — del 2% per Credem.
    6 Si veda l’articolo di Massimo Getto in Amministrazione & Finanza, n. 3/2011, Ipsoa, Milano.

     

    Autore: Franco Vittorio Pavesi - Consulente finanziario
    Fonte: Pmi - Ipsoa Editore, n. 11, Novembre 2011

     
 

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