Il business plan: uno strumento prezioso per un vincente avvio delle nuove imprese
 

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    Il business plan: uno strumento prezioso per un vincente avvio delle nuove imprese

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    09:07 AM


    Il successo nell’avvio di una nuova impresa richiede un’attenta valutazione delle reali possibilità che l’idea imprenditoriale ha di poter incontrare il favore del mercato. Troppo spesso, invece, l’entusiasmo che caratterizza molte nuove iniziative si traduce nell’impazienza di avviare l’attività riducendo eccessivamente il tempo che viene dedicato a tale importante fase dello start-up.
     
    Il business plan rappresenta lo strumento migliore per verificare la fattibilità dell’iniziativa e per individuarne gli eventuali punti deboli. Il più delle volte, invece, questo importante documento finisce per avere un ruolo marginale ed essere relegato a mero strumento di supporto per l’attività di reperimento delle fonti di finanziamento. Ciò è particolarmente vero nel caso in cui i nuovi imprenditori, soprattutto quelli più giovani, intendono sfruttare le agevolazioni offerte da leggi speciali come la vecchia L. 488/92.
     
    In realtà, invece, il business plan è destinato a svolgere un ruolo completamente diverso. Infatti, con tale strumento, l’idea imprenditoriale viene messa a fuoco e tradotta in numeri che poi, opportunamente riclassificati, consentono di evidenziare le informazioni rilevanti per stabilire se l’impresa merita di essere attuata. Nel contempo, un buon business plan permette di simulare i risultati che l’attività da intraprendere potrebbe produrre in differenti scenari, fino ad arrivare a veri e propri stress-test dove la fattibilità dell’iniziativa viene verificata ipotizzando le peggiori condizioni in cui l’impresa potrebbe trovarsi ad operare. Questo strumento può, inoltre, costituire il primo passo per l’elaborazione di un sistema di controllo di gestione che permetta un buon monitoraggio dei risultati conseguiti indirizzando al meglio le decisioni dell’imprenditore.
     
    Passando agli aspetti pratici, in estrema sintesi, il business plan, pur non richiedendo l’adozione di un modello vincolante, andrebbe articolato nelle seguenti 3 parti:
     
    1. Descrizione dell’iniziativa imprenditoriale;
    2. Costruzione dei bilanci di previsione e analisi dei risultati in essi esposti;
    3. Individuazione delle fonti di finanziamento necessarie.
     
    La descrizione dell’idea che si intende attuare consente di mettere a fuoco le attività che andranno poste in essere per la sua realizzazione. In tal modo, è possibile individuare le risorse, economiche, umane e finanziarie che sono richieste per l’avvio dell’iniziativa. Non solo, da tale primo esame potrebbe anche emergere la necessità di ottenere apposite autorizzazioni amministrative, con conseguenti riflessi sui tempi di attuazione del progetto.
     
    Una volta individuate, da un punto di vista qualitativo e quantitativo, le risorse necessarie e fatta una prima stima dei tempi richiesti per l’avvio dell’impresa, è possibile passare alla stesura dei bilanci di previsione che dovrebbero abbracciare un arco temporale di non meno di tre anni. In questa fase occorre mantenere un atteggiamento critico e distaccato nei confronti dell’idea che si intende realizzare per evitare involontarie “forzature” dei risultati attesi. Infatti, soprattutto quando il business plan è destinato a supportare le richieste di finanziamento, vi è la tendenza a sovrastimare i ricavi e sottostimare i costi.
     
    Occorre, invece, fare in modo che i numeri inseriti nei bilanci di previsione siano il più possibile attendibili nonostante il fatto che trattasi di dati previsionali. In sostanza, il bilancio di previsione deve essere usato per simulare i possibili risultati dell’attività e, soprattutto, per verificare cosa accadrebbe se la stessa non dovesse ottenere il successo sperato. Uno degli errori che più di frequente vengono commessi è quello di utilizzare l’analisi del break even point al fine di calcolare il livello ottimale dei ricavi che permette il funzionamento dell’iniziativa, per poi inserire tale dato nei bilanci di previsione senza prima verificarne le effettive possibilità di conseguimento. Non di rado, infatti, tale volume di ricavi risulta del tutto aleatorio. Un buon modo per verificare l’attendibilità dei ricavi previsti consiste nel fare una sia pur minima analisi del mercato di riferimento per individuare i prezzi massimi dei beni o servizi che vi sono commercializzati. È sufficiente confrontare questi con i costi di produzione ipotizzati per avere un’idea della percentuali di ricarico effettivamente praticabili e quindi dei reali margini che possono essere ottenuti dall’attività. Certo, quanto il bene o servizio che si intende commercializzare ha caratteristiche di novità tali da non possedere ancora un mercato di riferimento, detta analisi risulta meno agevole. Anche in questi casi, però, la costruzione di un onesto conto economico di previsione permette di stimare a priori quale debba essere la percentuale di ricarico da praticare per avere successo. Talvolta, i risultati di tali analisi portano a concludere che l’attività che si vuole avviare non è sufficientemente conveniente e che quindi l’idea imprenditoriale va abbandonata o drasticamente modificata.
     
    Un buon progetto imprenditoriale non può prescindere da un’attenta valutazione delle fonti di finanziamento necessarie per l’avvio e il sostentamento della sottostante attività. Tale operazione può essere svolta elaborando dei rendiconti finanziari, simulati sulla base di dati contenuti nei bilanci di previsione, o ricorrendo ad altri prospetti dedicati all’analisi dei flussi finanziari attesi. Fondamentale, a tale proposito, risulta la stima dei tempi di incasso dei ricavi e di quelli di pagamento dei costi.
    Se la determinazione di questi ultimi appare, tutto sommato, semplice potendo il più delle volte essere ricavata già dai preventivi richiesti ai potenziali fornitori, non altrettanto può dirsi per quanto riguarda gli incassi. Se l’attività che si intende svolgere appartiene al settore del commercio, è ragionevole ritenere che la maggior parte dei ricavi verranno incassati contestualmente alla cessione dei beni o alla fornitura dei servizi. Al di fuori da tali ipotesi, però, la stima dei tempi di incasso dei ricavi diviene molto incerta dipendendo fortemente dalle caratteristiche del cliente.
     
    Di solito, il potere contrattuale del committente cresce proporzionalmente alle dimensioni dello stesso e pertanto, più questo è grande e importante, maggiori saranno le dilazioni di pagamento che gli si dovranno concedere. Oltre a ciò, occorre valutare gli esborsi necessari per l’acquisto di eventuali beni strumentali o rami d’azienda.
    L’analisi delle fonti di finanziamento necessarie per lo start-up dell’impresa andrebbe poi distinta da quella dedicata alle possibilità di raggiungimento e mantenimento dell’equilibrio finanziario. Da questo punto di vista, la costruzione dei bilanci di previsione e dei prospetti dedicati all’analisi finanziaria dovrebbe costituire un sistema integrato con cui simulare gli effetti, in termini economici e finanziari, dei vari scenari che si possono presentare. In particolare, andrebbero studiate le conseguenze di un calo della domanda dei beni o servizi offerti e quelli derivanti dall’eventuale allungamento dei tempi di incasso dei ricavi.
     
    Questi stress-test permettono di meglio stimare il reale rischio di impresa dell’attività che si vuole intraprendere e, conseguentemente, valutare quali debbano essere gli utili minimi che se ne debbono ricavare. In tale ambito, non dovrebbe inoltre mancare un’analisi comparata delle possibili alternative di investimento dei capitali di rischio che vengono conferiti nella nuova attività.
    Le difficoltà posta dalla valutazione anticipata dei risultati che un’iniziativa imprenditoriale può produrre sono rese ancora più difficili quando i margini di profitto dell’attività appaiono contenuti richiedendo, per una buona remunerazione del capitale investito, il conseguimento di elevati livelli di fatturato. In tali casi, il business plan, da strumento di analisi e simulazione della fattibilità dell’iniziativa, può diventare anche il punto di partenza di un sia pur embrionale sistema di controllo di gestione che consenta il costante e periodico monitoraggio dei margini conseguiti, contribuendo a prevenire l’eventuale insorgenza della crisi di impresa.
     
    Copyright © - Riproduzione riservata
     
     
    di Riccardo Patimo
    da Il Quotidiano Ipsoa N 29/11/anno 2012
     
 

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