Imprenditori si diventa

Microsoft, in collaborazione con l'associazione internazionale studentesca AIESEC, ha organizzato il Primo Forum sull’Imprenditorialità Giovanile, un'iniziativa nata per favorire l'incontro tra gli imprenditori allo stato nascente, in uscita dai banchi delle università e delle scuole, con potenziali finanziatori e imprese.


Primo Forum sull’Imprenditorialità Giovanile

La tappa italiana dell'Entrepreneurship Forum

Causa invecchiamento, cercasi imprenditori disperatamente. Nel prossimo decennio, dice il “Piano d’azione sull’imprenditorialità in Europa”, ci sarà una tale moria di aziende nate e sviluppatesi come gestione familiare, da mettere a repentaglio una cifra mostruosa di posti di lavoro. Da qui al 2010 ogni anno, dice il rapporto, spariranno un terzo d’imprenditori che, per anzianità, tireranno i remi in barca e con essi andranno in crisi 610mila aziende mettendo a repentaglio 2,4 milioni di posti di lavoro.

Gli imprenditori, però, non s’inventano, si formano e non solo nelle aule scolastiche. Di questo è convinta Microsoft che ha varato ai primi di maggio il Primo Forum sull’Imprenditorialità Giovanile svoltosi nell’ambito del “Connection Day”, un’iniziativa che mette in contatto imprese e studenti ed è stata organizzata dall’associazione internazionale studentesca IESEC.

Quella di Roma, svoltasi presso la Facoltà di Economia dell’Università Roma 3, non è che la tappa italiana dell’iniziativa europea Entrepreneurship Forum di Microsoft, una serie di convegni itineranti tra università e nazioni diverse. L’obiettivo è chiaro: cogliere ogni opportunità per stimolare i giovani a inseguire concretamente i propri sogni, far convergere in un obiettivo comune i rappresentanti sociali, politici e industriali, così da fornire soprattutto ai ragazzi degli istituti tecnici superiori e delle università gli strumenti culturali affinché prendano maggior fiducia in se stessi e osino di più. Perché inseguire il proprio sogno non è peccato, anzi.

If at first you don’t succeed, call it version 1

I migliori progetti di Imagine Cup 2008

Il contesto romano non poteva essere migliore: nel corso del Forum sull’Imprenditorialità Giovanile sono stati mostrati a venture capitalist i dieci migliori progetti di software design che partecipavano alla selezione nazionale di Imagine Cup 2008, ossia la coppa del mondo dei giovani sviluppatori informatici delle scuole tecniche superiori e delle università promossa da Microsoft. I 30 ragazzi dei dieci team convenuti a Roma mostravano sulle magliette l’autoironica scritta: “If at first you don’t succeed, call it version 1.0”. Una indicazione chiara, insomma: noi ci proviamo comunque e, se va male, pazienza, era solo la prima versione..

La parola ai protagonisti

Può bastare una bella idea per fare un’impresa?

Può, però, bastare un bel progetto, un’idea per fare un’impresa? C’è chi pensa di sì. “Ciò che conta veramente non è trovare i soldi che servono, ma avere un’idea buona. E per vedere se è buona, serve tanta umiltà per confrontarsi con professori e amici, soprattutto quelli più critici. L’idea ti può sembrare stupenda ma non tutti la vedono così. E quindi conviene tener conto dei pareri contrari per migliorarla”. È questo che Carmelo Pollichino, 26 anni, imprenditore da appena quattro mesi, ha imparato dalla propria esperienza e ha raccontato ai “geni del software” seduti davanti a lui al Forum di Roma.

Pollichino si sta per laureare in Economia a Palermo e sta svolgendo una tesi di laurea sulla valorizzazione dei prodotti biologici della Sicilia. Dalla tesi alla cooperativa con altri due soci, al prestito presso Banca Etica è stato un tutt’uno fino allo scorso febbraio quando è nata ufficialmente biosicilyexport. Carmelo ha il compito di scouting dei produttori bio, un altro socio pensa all’amministrazione e organizzazione, il terzo provvede alla logistica e distribuzione dei prodotti. “Abbiamo identificato un produttore di uve biologiche e uno con coltivazione biodinamica; sulle Madonìe, poi, abbiamo scovato un produttore di pomodoro Siccagno, una varietà antica poco bisognosa d’acqua. Insomma abbiamo scoperto molti prodotti di pregio da valorizzare. Contiamo sulla domanda di prodotti bio che è in forte crescita sui mercati e sulla Sicilia che è il principale fornitore di prodotti tradizionali che, a volte senza saperlo, sono prodotti addirittura con tecniche biodinamiche. A noi il compito di scoprirle e valorizzarle”.

Le nuove imprese creative non nascono sotto i cavoli...

...ma negli snodi tra ricerca e piccola impresa, tra ricerca e grandi imprese

Come si vede, suscitare l’imprenditorialità è affare che riguarda sia l’aspirazione individuale sia, soprattutto, l’incrocio di culture che ampliano la prospettiva, altrimenti limitata, del semplice curriculum degli studi. Alcune ricerche di Junior Achievement Young Enterprise Europe indicano che il 77% dei laureati vorrebbe lavorare da libero professionista e il 29% di essi conta di lanciare una propria iniziativa imprenditoriale nei successivi 10 anni. Insomma, il terreno dei giovani è fertile e potrebbe contribuire a superare il risultato d’un sondaggio condotto nel 2004 da Accenture. La società di consulenza aveva raccolto, dal 72% degli executive europei, l’opinione che l’avversione al rischio era la principale barriera a fare impresa da parte dei cittadini della UE. Prova ne era anche “Eurobarometro” che nel 2003 trovava che il 44% degli europei diceva che “Non si dovrebbe lanciare un’attività se esiste la possibilità del fallimento”, mentre solo il 29% degli americani la pensavano allo stesso modo.

Non basta, quindi, una buona idea? “Avere un’idea buona e la determinazione di portarla avanti è già un pezzo consistente del fare impresa. Occorre, però, aprirsi al confronto con saperi diversi e, soprattutto, imparare dagli errori. Insomma, costruirsi gli aiuti che servono”, dice Luigi Campitelli, direttore generale di BIC Lazio, Business Innovation Centre regionale. “Ecco perché iniziative d’incontro e confronto come Imagine Cup, il Forum sull’Imprenditorialità Giovanile, lo Student to Business promosse da Microsoft sono molto importanti anche per noi. Noi abbiamo due parole che sintetizzano la nostra strategia: accompagnamento e rete. Questo primo contatto tra BIC Lazio e Microsoft non fa che rinforzare proprio la seconda. Il contatto con protagonisti dell’innovazione come Microsoft significa porre BIC Lazio e le sue start up in un nodo di relazioni che aiuta ad ampliare le loro possibilità. Perché le nuove imprese creative non nascono sotto i cavoli ma negli snodi tra ricerca e piccola impresa, tra ricerca e grandi imprese. E bisogna avere l’intelligenza di creare il massimo di contaminazione possibile tra saperi diversi.