Una strategia del riuso ispirata a principi di neutralità tecnologica

di Andrea Valboni, National Technology Officer di Microsoft Italia

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Intervento tratto dalla Tavola Rotonda su Codice Aperto e Riuso, organizzata dalla Regione Toscana - Pisa, 16 ottobre 2007

“ Da anni si parla di software aperto per la PA e di come questo potrebbe rappresentare un’opportunità per le pubbliche amministrazioni per risparmiare sulle licenze e di come una politica sul software aperto potrebbe abilitare una strategia di riuso.

Credo che si continuino a confondere i termini della questione, e che sia necessario rispondere a due domande chiave: quale software aperto abilita il riuso? Quanto è la reale spesa della PA in licenze software? E’ ormai noto che l’incidenza del software a licenza sulla spesa della PA è una percentuale minoritaria rispetto alla spesa del software custom e delle sue manutenzioni; è altresì ormai noto che il costo totale di soluzioni open source non sempre risulta inferiore all’equivalente commerciale, anzi.

Ciò porta a pensare che una strategia di software aperto nel campo delle applicazioni possa effettivamente portare la PA a risparmiare; cosa questa che non pregiudica l’uso di piattaforme proprietarie, purchè vengano rispettati criteri di interoperabilità applicativa, elemento chiave per un vero riuso.

Questa strategia però deve tenere presente l’ecosistema locale delle aziende che hanno da sempre poggiato il loro modello di business sulla vendita di licenze di soluzioni applicative, che devono avere garanzie e incentivi per rinunciare alla proprietà intellettuale e alla possibilità di sviluppare la propria azienda grazie al valore che può essere creato dagli investimenti in IP. Ad oggi non è chiaro quale possano essere questi incentivi, ma fino ad oggi il mercato ha dato segnali di non averli capiti, visto l’insuccesso che le varie iniziative sul riuso hanno registrato.

Noi siamo disponibili a dare il nostro contributo ad una strategia sul riuso applicativo, purchè questa sia ispirata da principi di neutralità tecnologica.”


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