Questa sezione vuole essere un appuntamento fisso con Giancarlo Capitani, Amministratore Delegato di NetConsulting, società di analisi e consulenza ICT.
Saranno disponibili periodicamente editoriali, whitepaper, survey, interviste e riflessioni sui temi sui temi più attuali che interessano il mondo e i protagonisti dell’Information Technology.
Software originale e Politiche antipiracy.
::NEW::
Il tema della pirateria
informatica è spesso
associato alla violazione di
copyright da parte
dell’utente consumer per
mezzo di sistemi “peer to
peer”. Basti pensare
all’enfasi mediatica data al
processo “Pirate Bay” o alle
recenti vicende dibattute
nel parlamento francese e
finalizzate alla privazione
di collegamento a Internet
per gli utenti che vengano
colti a condividere
contenuti di cui non
detengono i diritti.
Il tema del software
illegale, però, non
interessa solamente il
segmento consumer ma intacca
anche fatturato e
marginalità dei produttori
di software, oltre ad avere
un impatto a livello di
sistema-paese.
Favorito dai Paesi più
sviluppati dal punto di
vista ICT, il fenomeno della
pirateria informatica sta
avendo negli ultimi anni una
vera e propria escalation
nei Paesi a maggior tasso di
crescita come Cina, Russia
ed India, in cui si stima
che sia l’utilizzo di
software illegale sia
superiore al 70%. In
Italia, la pirateria è, da
alcuni anni, stabilizzata su
valori prossimi al 50%, che
significa, in base ad alcuni
studi BSA (Business Software
Alliance), un ammanco per il
mercato IT italiano di circa
1,7 mld $.
Quali sono
le principali modalità con
cui le aziende vengono in
possesso di software
illegale?
La prima
interessa il download da
Internet. E’ infatti
possibile utilizzare i già
citati e sempre più diffusi
sistemi peer to peer per
entrare in possesso di un
software messo a
disposizione da altri
utenti, già dotato di key
generator o crack per la sua
registrazione illegale. Non
sempre la pirateria
attraverso la rete vede
l’utente consapevole
dell’attività fraudolenta.
E’ possibile infatti che
l’utente acquisti
inconsapevolmente del
software illegale da siti di
e-commerce o aste on-line
che presentano offerte
vantaggiose di rivenditori
con siti molto organizzati e
ben gestiti, che inducono
l’utente a credere di
interfacciarsi con un
distributore regolare di
prodotti informatici.
La seconda modalità
interessa il Software
duplicato illegalmente (underlicensing);
questa situazione si
verifica quando l’azienda ha
bisogno di nuovi Postazioni
di lavoro e non acquista
nuove licenze di software ma
procede a successive
installazioni del software
precedentemente acquistato.
I PC aggiunti si trovano
quindi ad utilizzare
software senza licenza
d’uso.
Una terza
modalità alla quale è
attribuibile quota parte del
software illegale è il
Software acquistato senza
licenza d’uso. Si ricade in
questo caso quando il
rivenditore installa
software abusivamente
duplicato sui PC, non
consegnando all’utente le
licenze d’uso. Spesso il
rivenditore fa percepire al
cliente un’agevolazione di
costo ma di fatto gli ha
consegnato software
illegale. In questo caso
vengono danneggiati sia
l’utente, spesso
inconsapevole, ma anche i
rivenditori corretti che si
trovano ad affrontare una
situazione di concorrenza
sleale.
L’utilizzo di
software illegale comporta
una serie di rischi che è
meglio evidenziare.
Innanzitutto, il rischio
operativo aumenta. Chi
utilizza software illegale
non può infatti godere
dell’assistenza (e della
sicurezza) e dovrà risolvere
i problemi in modo autonomo
in caso di malfunzionamento.
In secondo luogo è
necessario considerare il
rischio legale. Tale
rischio, in sede civile può
comportare, oltre al
risarcimento del danno nei
confronti delle aziende
produttrici di software,
anche la pubblicazione della
sentenza. In sede penale,
può arrivare sino alla
condanna alla reclusione dei
responsabili legali
dell'impresa.
Queste
due categorie di rischio
appena citate possono avere
degli effetti che vanno al
di la delle sanzioni
puntuali e riguardano la
reputazione
(marchio/immagine) e la
credibilità professionale
dell’impresa.
Quali
sono state, sino ad oggi, le
leve che sono state
utilizzate dalle aziende
informatiche e dalle
Istituzioni per cercare di
rallentare il fenomeno della
pirateria informatica e
quali sono i risultati
ottenuti?
Per quanto
concerne le azioni, i
principali ambiti
indirizzati sono stati
quello tecnologico e quello
legislativo.
I
risultati sono stati, però,
inferiori alle attese.
Infatti, anche se
percentualmente in calo (in
Italia la presenza di
software non originale è
pari 49% nel 2007 a fronte
di un 53% del 2005) il
mercato “illegale”, come
mostra il grafico, è in
aumento in valore assoluto,
dato l’incremento della
popolazione business che
utilizza strumenti IT.
Fig. 1: Trend del tasso
di utilizzo di SW illegale e
valore del mercato sommerso
Fonte: BSA
Dal punto di vista
strettamente tecnologico le
software house sono da anni
impegnate nella ricerca
della killer application
“ideale” volta a contrastare
la duplicazione dei
contenuti, tramite una
maggiore efficacia delle
soluzioni DRM, inclusi
software che segnalano
all’utente la mancata
originalità del software,
negando contestualmente
l’accesso ad aggiornamenti e
nuove release. Sino ad oggi
però queste soluzioni
vengono rese inefficaci
dalla contestuale evoluzione
tecnologica degli hacker che
riescono a superare le
restrizioni, mentre non sono
isolati i casi di utenti
regolari che riscontrano
problemi (es: soluzioni
automatizzate di patch
management per
l’aggiornamento
centralizzato dei software
inibite).
Un secondo
ambito di azione riguarda
gli aspetti legislativi.
Al momento, per quanto
concerne le normative, i
singoli Stati si sono
organizzati ancora in modo
sostanzialmente autonomo,
seguendo modalità d’azione
che risultano tra loro molto
differenti, a volte anche
antitetiche. Sarebbe, in
questo senso, auspicabile un
maggiore coordinamento degli
Stati nell’applicare le
direttive delineate a
livello Europeo (EUCD) sulla
tutela della proprietà
intellettuale e sulla
perseguibilità di chi
condivide e utilizza
software contraffatto. La
revisione del contesto
normativo è assolutamente
importante ma per essere
veramente efficace deve
accompagnarsi alla creazione
di piani di controllo e
unità investigative adeguate
che fungano da deterrente e
portino a sanzioni esemplari
e significative. Multe da
poche migliaia di euro a
grandi multinazionali non
servono a spostare la
percezione del problema e
mentre la cronaca è piena di
sanzioni esemplari inflitte
a utenti privati.
Una terza azione, forse la
più importante ma ad oggi
perseguita con minore
intensità, è relativa
all’incremento delle
attività di
sensibilizzazione nei
confronti della legalità
informatica, particolarmente
carenti in Italia.
Riteniamo infatti che,
malgrado questa sia una leva
di medio-lungo periodo,
siano importanti azioni
corali e continue gestite da
attori Istituzionali, dalle
aziende e da parte delle
associazioni di categoria,
volte ad informare utenti ed
aziende dei benefici
derivanti dall’utilizzo di
software legale ed allo
stesso tempo dei rischi
provenienti dal ricorso a
software piratato.
Solamente un impegno comune
e un’azione congiunta e
coordinata di tutte e tre
queste componenti può
portare a creare un circolo
virtuoso di cui
beneficerebbero i software
vendor (in termini di
maggiori entrate) ma anche
l’intero sistema Paese.
Una diminuzione del
tasso di pirateria
significherebbe infatti
maggiore gettito fiscale per
lo Stato e maggiori risorse
per le aziende stesse da
investire sia in posti di
lavoro (tematica ora più che
mai attuale) che in Ricerca
e Sviluppo (a beneficio
delle aziende utenti
stesse).
CIO
survey
2008
Giunta alla
quinta
edizione, la
ricerca -
condotta su un anel di CIO di
60 grandi aziende italiane appartenenti al settore privato
- analizza i principali trend strategici e informativi che le aziende leader stanno mettendo in atto.
Ora è
disponibile
la versione
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della Survey,
con gli
approfondimenti
sui vari mercati verticali
(Financial Services, Industria, Telco
e Media, GDO e Servizi).
Interviste,
editoriali,
articoli dei Direttori dei Sistemi Informativi di importanti aziende nazionali e internazionali che operano nel mercato italiano.