Università degli Studi di Milano-Bicocca sulla strada della virtualizzazione server

Data di pubblicazione: 2010

Le esigenze: Confronto fra tecnologie per il consolidamento dei serverTop

Il data center fornisce servizi applicativi ad oltre mille persone e gestisce un portale web che conta 50.000 accessi giornalieri. I primi esperimenti di virtualizzazione sono cominciati su tecnologia VMWare Server, ma i risultati inferiori alle aspettative sul piano della gestione sistemistica, delle prestazioni e della continuità di servizio hanno rapidamente portato a un cambio di piattaforma. I responsabili IT cominciano i primi test di Microsoft Virtual Server e successivamente sperimentano la tecnologia Hyper-V, compresa in Microsoft Windows Server 2008. “Desideravamo migliorare la qualità dei servizi IT senza aumentare le risorse allocate, garantendo inoltre una maggiore sicurezza dei sistemi e implementando nuove logiche di fault-tolerance”, premette Giuseppe Meazza. L’aumento del numero di macchine virtuali ha evidenziato i limiti della soluzione VMWare, che causava una notevole complessità di gestione, generava cali di prestazioni sotto elevati carichi di lavoro, non garantiva un’adeguata scalabilità e non supportava efficacemente la virtualizzazione dei processori: sulle CPU a 8 e 16 core risultava infatti necessaria la configurazione manuale di ogni nuova macchina virtuale”.

La soluzione: Definizione di un’infrastruttura di server virtuali ad alta affidabilitàTop

I primi server virtuali entrano in produzione in ambiente Windows Server 2008 con Hyper-V e con i componenti System Center Virtual Machine Manager e System center Operations Manager per la gestione della nuova architettura applicativa. “I nostri test sulla tecnologia Hyper-V hanno ottenuto risultati positivi sul piano della solidità e delle prestazioni sotto carico, sia utilizzando server di nuova generazione, sia con hardware obsoleto”, afferma Marco Guaschi. “Siamo quindi passati rapidamente alla fase di implementazione migrando progressivamente i server fisici fino alla virtualizzazione del 50 percento dei nostri server. Il nostro progetto di virtualizzazione server prevede anche l’eliminazione dei single-point-of-failure presenti nella precedente infrastruttura con la configurazione di 3 cluster per garantire ridondanza e completa continuità di servizio”. I precedenti 70 server sono oggi ridotti a 35 unità. Entro pochi mesi l’intera infrastruttura sarà composta unicamente da 10 server fisici con architettura ridondante per garantire prestazioni e alta affidabilità a tutte le applicazioni di contabilità, segreteria, gestione del personale e degli studenti, oltre ai sistemi di gestione dei contenuti e ai servizi online presenti sul portale internet.

I benefici: Minore impegno per configurazione e manutenzione dei server insieme a una notevole riduzione di costi hardware e consumi elettrici Top

“La maggiore semplicità dell’architettura e la visibilità su tutte le macchine da un’unica consolle di gestione ci permettono di dimezzare i tempi di manutenzione ordinaria, mentre riusciamo ad attivare un nuovo server in tre ore rispetto alle settimane necessarie in precedenza per l’acquisto e la configurazione di un server fisico”, afferma Riccardo Paloni. Risulta inoltre possibile la replica degli ambienti di produzione per effettuare i test dopo gli aggiornamenti al software, evitando quindi periodi di indisponibilità e rischi di malfunzionamento. “Allo stato attuale di virtualizzazione dei server abbiamo eliminato macchine obsolete che consumavano complessivamente 5960 watt, sostituendole con hardware di nuova generazione che ha ridotto il consumo di circa 2360 watt. In altre parole, ogni macchina virtuale consuma 215 watt contro i 350 watt medi assorbiti dai precedenti server fisici”, conclude Meazza. “Sul fronte della manutenzione dei server stimo un risparmio pari al 25%, destinato ad aumentare ulteriormente al termine del nostro percorso di virtualizzazione. Il livello del servizio offerto agli utenti è migliorato e la nuova infrastruttura completamente fault-tolerant avrebbe determinato costi molto superiori senza un’architettura di server virtualizzati”.


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