
Che spirito si respira in Microsoft?
“Microsoft nasce nel 1975 da una dozzina di ragazzi con una fortissima passione per la tecnologia, per i computer, che avevano il grande sogno di portare su tutte le scrivanie un PC. A quel tempo sembrava una follia: ‘There is no reason for any individual to have a computer in their home’ diceva soltanto un anno prima Ken Olsen, il fondatore di Digital Equipment Corporation. Eppure la tenacia, l’entusiasmo, la passione hanno fatto sì che questa loro visione, che al tempo poteva sembrare un’utopia, diventasse realtà. Ancora oggi questo è un elemento che caratterizza la cultura in Microsoft: questa grande voglia di cambiare le cose, di raggiungere degli obiettivi che sembrano irraggiungibili”.
Esistono dei valori comuni di riferimento, per le persone che vi lavorano e per quelle che vorrebbero entrarvi?
“La passione, come abbiamo appena visto, ma anche la collaborazione e il rispetto per gli altri: laddove si cercano talenti è inevitabile che vi sia anche un po’ di individualismo ma, accanto a questo, deve esserci la voglia di essere parte di un team, perché altrimenti si perde qualcosa tutti.
E poi l’ambizione, la volontà di farsi carico di nuove sfide. Se siamo un’azienda che è sempre cresciuta a dei ritmi vertiginosi, arrivando ogni volta oltre dove pensava di arrivare, questo è stato possibile perché le persone non si sono fermate di fronte alle difficoltà ma hanno avuto il coraggio di andare avanti e porsi continuamente degli obiettivi. Per farlo ci vuole anche un grande senso di responsabilità e l’attitudine a ragionare in termini di risultato. Un altro valore importante è l’autocritica, imprescindibile punto di partenza per ogni miglioramento”.
Quali sono gli elementi principali che rendono Microsoft il best place to work in Italia?
“Prima di tutto l’ambiente di lavoro, aperto e informale, in cui tutti si danno del tu e dove i formalismi sono aboliti. Un ambiente che crea delle pari opportunità perché crede nel confronto e per questo cerca di essere diversificato (come gender, come facoltà di provenienza, etc.), non legato a degli standard.
Microsoft è anche un’azienda in cui si dà molta importanza alla meritocrazia: chi dà di più riceve di più. Da noi, come in altre aziende americane, si guarda ai risultati e in base ai risultati si danno i premi (promozioni, gratifiche, riconoscimenti). Un altro aspetto a cui prestiamo moltissima attenzione è la formazione, in aula e on the job, attraverso piani di sviluppo individuali che partono dall’autovalutazione e dall’esposizione dei propri desiderata. Vi è la possibilità di seguire corsi anche all’estero e partecipare a progetti che hanno un respiro più ampio rispetto all’Italia”.
Perché promuovete la possibilità di fare stage in azienda?
“Lo stage richiede sicuramente un grande investimento da parte dei manager, che devono impiegare tempo ed energie nella formazione degli stagisti, ma è anche un’opportunità per cercare talenti, per entrare in contatto con ragazzi e ragazze che potrebbero essere una parte dell’azienda”.
Quali caratteristiche ha, a suo parere, il candidato ideale per uno stage in Microsoft?
“Ha passione e convinzione per quello che fa, voglia di crescere, di imparare. È una persona brillante, ha una laurea e conosce le lingue, sa lavorare con spirito collaborativo. Molto spesso, tuttavia, vedo che le persone che hanno queste caratteristiche hanno un po’ fretta di avere tutto e subito e questa è una cosa che secondo me fa male alle aziende, fa male ai gruppi di lavoro. I primi anni sono anni in cui uno deve imparare, in cui la voglia di investire in se stessi deve essere superiore alla voglia di vedere subito tutti i desideri realizzati. È importante avere una visione di lungo periodo”.