Il carbone: una scelta che non conviene

Noto come combustibile fin dall’antichità, dal 1700 il carbone ha sostituito il legno ed è divenuto una fonte di energia

Il carbone: una scelta che non conviene - Baobab (A. grandidieri), Adansonia grandidieri, Madagascar - CREDIT: © WWF-Canon / Martin HARVEY

Come si forma?

Il carbone è una vera e propria roccia sedimentaria: inizia dall’accumulo di grandi depositi organici, prevalentemente vegetali, che vengono sepolti e diventano un fitto intreccio chiamato torba. Con l’aumentare della profondità aumenta anche la temperatura e il materiale organico subisce una maturazione e diventa più ricco di carbonio: dalle torbe si passa alle ligniti, poi ai litantraci fino alle antraciti, dove il contenuto di carbonio raggiunge il 95% e quindi il suo potere calorifico è molto più alto; è per questo che le antraciti sono il tipo di carbone più pregiato. Alla fine rimane solo carbonio puro sotto forma di grafite, non utilizzata come combustibile. Il processo che porta dalla biomassa vegetale alla formazione di antracite è lunghissimo e può richiedere diversi milioni di anni, se non centinaia di milioni.

Per quali scopi viene usato?

Il 62% del carbone viene usato per la produzione e la distribuzione di elettricità e calore, il 16% per la produzione dell’acciaio e solo il 5% per uso domestico diretto. Attualmente il suo costo è notevolmente più basso di quello degli altri combustibili fossili (olio combustibile e metano) e ciò viene a compensare i più elevati costi di impianto e di gestione del ciclo del combustibile; con la diminuzione del petrolio disponibile e l’aumento del suo prezzo, anche il prezzo del carbone sta aumentando.
Carbone e carbonio. È proprio il processo di formazione descritto che fa del carbone il combustibile con le più alte emissioni di anidride carbonica (CO 2 ). Le riserve mondiali di carbone contengono circa tre volte e mezzo il quantitativo di carbonio contenuto nel petrolio ed otto volte e mezzo quello contenuto nelle riserve di metano. Lo sfruttamento di questo combustibile può però costituire la più grande minaccia alla stabilità del clima sul nostro pianeta.

Conviene all’Italia usare più carbone?

I sostenitori di questa scelta affermano che nell’immediato porterebbe ad una diminuzione del costo dell’energia elettrica; ma si tratta di una situazione transitoria che in pochi anni rischia di essere ribaltata dai cambiamenti che apporterà sul mercato dell’energia l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. Dato che le centrali a carbone hanno un tempo di vita di 30-35 anni, esse dovranno fare i conti con i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni che verranno definiti per Kyoto e per il post Kyoto, cioè dal 2012 in poi. Il prezzo dell’inquinamento da anidride carbonica diventerà sempre più alto per chi lo provoca, e allora le centrali diventeranno assolutamente obsolete e anti-economiche.


A cura della Redazione WWF Italia.
La foto è tratta dall'Archivio WWF ©WWF-Canon / Martin HARVEY.


Per ulteriori informazioni


In Partnership con WWF
Club imprese per la natura

Risorse