Dopo anni di ritardi e dibattiti infruttuosi, la svolta ecologica è arrivata. L’Unione Europea ha deciso: entro il 2020, il vecchio continente si impegnerà a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% e a incrementare della stessa percentuale il consumo di energia da fonti rinnovabili (sole, vento, biomasse), per combattere i pericoli del cambiamento climatico che sta interessando il nostro pianeta. Un obiettivo, quello stabilito a Bruxelles, che coinvolge, e non poco, anche il settore auto, da sempre considerato un ambito chiave per diminuire l’inquinamento dell’ambiente. In concreto, i carburanti alternativi (metano, bioetanolo, biodiesel, in attesa dell’idrogeno) dovranno essere affiancati sempre di più ai tradizionali benzina e gasolio e le case automobilistiche saranno obbligate ad applicare soluzioni tecnologiche ad hoc per abbattere le emissioni di anidride carbonica. I problemi da superare sono ancora molti: se da una parte, la necessità di riduzione di CO2 preoccupa i costruttori, a causa degli elevati costi richiesti dall’adeguamento tecnico delle vetture, dall’altra i biocarburanti, almeno in Italia, sono ancora nella fase sperimentale. La corsa verso le soluzioni verdi, comunque, deve cominciare in fretta. Ecco un quadro degli obiettivi stabiliti da Bruxelles e dell’attuale situazione in Italia. Gli obiettivi dell’UEUn traguardo preciso è stato fissato: entro il 2020 gli Stati membri dell’Unione avranno l’obbligo di portare al 10% la parte di biocarburanti aggiunta nella benzina e nel gasolio utilizzati nei trasporti. La prima tappa, però, è ancora più vicina: per il 2010 i paesi del vecchio continente dovranno sostituire il 5,75% dei combustibili derivanti dal petrolio. I biocarburanti, infatti, sono una fonte rinnovabile, indispensabile per raggiungere il target del 20% in termini di consumo di energia: tra quelli esistenti, i più diffusi sono il biodiesel e il bioetanolo, entrambi di origine vegetale, che bruciano producendo quantitativi estremamente ridotti di CO2: il primo, oggi, integra il gasolio distillato dal petrolio in percentuali che non superano il 5%, mentre il secondo è distribuito in miscela con la benzina con il nome commerciale di E85 (85% di alcool e 15% di benzina). L’attenzione del GovernoIn Italia le istituzioni cominciano a guardare con interesse il problema dell’ambiente. Il primo obiettivo è il rinnovo del parco circolante - l’ultima Finanziaria ha previsto incentivi per la sostituzione delle vecchie Euro 0 ed Euro1 -, ma anche i carburanti alternativi vengono visti dal governo come un’importante opportunità. Il concetto è stato ribadito di recente dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. “Dobbiamo abolire o abbassare le accise sugli ecocarburanti - ha affermato - e garantire ai coltivatori che una parte dei fondi dell’Unione Europea venga utilizzata per la produzione di biofuel, da destinare alle aziende di trasporto pubblico”. Le potenzialità per realizzare gli obiettivi sottolineati da queste parole esistono: la Coldiretti, associazione dei coltivatori, ha infatti più volte precisato che l’Italia possiede risorse di terreno e tecnologie adeguate per produrre i cosiddetti biofuel. EcosoluzioniPer ora, siamo ancora allo stadio iniziale: nelle maggior parte delle stazioni di servizio italiane non c’è ancora traccia dei carburanti puliti. Ma qualcosa di concreto comincia a manifestarsi. Nel 2006, ad esempio, il progetto Best (Bioetanolo per il trasporto sostenibile), nato in Svezia con l’idea di diffondere in città vetture e autobus alimentati a bioetanolo, è arrivato a La Spezia, dove, a breve, è prevista l’inaugurazione di un distributore di E85. Allo stesso tempo, quest’anno la Regione Lazio ha confermato l’accordo con l’Atac (Azienda dei trasporti di Roma), con l’obiettivo, entro il 2009, di alimentare gli autobus della capitale con il biodiesel, coltivato nella Valle dei Latini, un terreno bonificato appositamente per la produzione di girasole e colza. Iniziative simili stanno nascendo anche in altre regioni. La posizione delle flotteNella diffusione dei biocarburanti, le flotte aziendali avranno un ruolo fondamentale. Ne è convinta anche la Commissione Europea che, un paio d’anni fa, ha avviato in cinque paesi (Italia, Olanda, Polonia, Portogallo e Spagna) Procura, un progetto che vuole spingere aziende e fleet manager a integrare veicoli puliti nei loro parchi auto. Nell’ambito di questo programma, sono nati strumenti informatici ad hoc che permettono ai fleet manager di identificare le potenzialità derivanti dalla sostituzione delle automobili esistenti, con quelle alimentate da carburanti alternativi. È solo l’inizio, ma la strada delle soluzioni verdi comincia a essere battuta. In partnership con www.carplanning.com |