Calcolare l’IRPEF con Excel 2003

Imponibile e imposta

Il calcolo delle imposte è, ovviamente, l’attività principale dei commercialisti e i loro studi sono normalmente dotati di applicazioni software molto ben fatte per sviluppare questo genere di calcoli e gestire tutte le altre attività che ne derivano, dall’acquisizione dei dati ai conteggi degli importi da pagare, dalla preparazione delle dichiarazioni al loro invio telematico.
Possono, però, verificarsi casi nei quali non è necessario (e neppure conveniente) utilizzare l’applicazione informatica per la gestione delle dichiarazioni dei redditi, perché serve soltanto qualche rapido conteggio, magari per un cliente che non è ancora stato acquisito o semplicemente per valutare le conseguenze di una possibile variazione di reddito di un cliente attivo, ma senza inserire i dati ipotetici fra quelli effettivi. In casi del genere, si può costruire con Excel un modello, che utilizza soltanto alcuni dati essenziali e fornisce la risposta che si sta cercando. Qui di seguito sviluppiamo qualche foglio di lavoro che può essere utilizzato a questo scopo: l’esempio ci servirà anche per illustrare alcune importanti funzioni di Excel che è utile imparare a utilizzare.

Imponibile e imposta

Come è noto, il sistema italiano per l’imposta sui redditi delle persone fisiche (IRPEF) è basato su principi di proporzionalità e progressività dell’imposizione, concretizzati in tabelle che definiscono fasce di reddito, denominate scaglioni, per ciascuno dei quali è prevista una percentuale di prelievo fiscale, progressivamente crescente, detta aliquota.

Il governo determina le tabelle degli scaglioni e delle aliquote, modificandole nel tempo in funzione della sua politica fiscale. Ai fini dell’IRPEF è in vigore, dal 1° gennaio 2003, la Tabella 4.2.

Tabella 4.2 - Scaglioni e aliquote IRPEF a partire dal 1° gennaio 2003.

Figura 1

L’IRPEF si ottiene applicando su ciascuno scaglione l’aliquota corrispondente e sommando progressivamente i risultati ottenuti, nel modo schematizzato nella Tabella 4.3.

Tabella 4.3 - Calcolo dell’IRPEF in base a scaglioni e aliquote.

Figura 2

Per calcolare l’imposta bisogna eseguire una serie di sottrazioni successive, ciascuna subordinata a un confronto, in questo modo:

1.

si confronta il reddito con il valore dello Scaglione 1: se è inferiore, l’intero reddito è soggetto all’aliquota corrispondente (il 23%) e il calcolo è finito;

2.

se il reddito è maggiore dello Scaglione 1, si conteggia il 23% dello Scaglione 1 e si accantona il risultato, quindi si sottrae lo Scaglione 1 dal reddito e si valuta la differenza;

3.

se la differenza è minore di o uguale allo Scaglione 2, si applica alla differenza l’aliquota corrispondente (29%), si somma il risultato ottenuto con l’importo accantonato al passo precedente e il calcolo è finito;

4.

se la differenza è maggiore dello Scaglione 2, si conteggia il 29% dello Scaglione 2 e si accantona il risultato, poi si sottrae lo Scaglione 2 dal reddito residuo e si valuta la differenza. Il conteggio prosegue fino a che l’ultima differenza fra reddito residuo e scaglione diventa negativa. A quel punto si sommano le quote di imposta accantonate e si ottiene l’imposta complessiva.

Per esempio, se un contribuente ha un reddito imponibile di € 45.000,00, l’IRPEF dovuta si calcola in questo modo:

Figura 3

Nel descrivere l’esecuzione del calcolo abbiamo utilizzato una serie di costrutti verbali che iniziano con la particella “se”: “se è inferiore…”,“se è maggiore…”, “se è minore di o uguale a…”; in Excel esiste una funzione molto potente, chiamata appunto SE(), alla quale possiamo ricorrere per rendere automatici i conteggi necessari per ottenere l’imposta a partire da un dato reddito imponibile.

LA FUNZIONE SE()

La funzione SE() utilizza tre argomenti, secondo questo schema sintattico:=SE(test; se_vero; se_falso) dove test è un confronto, se_vero è ciò che la funzione visualizza nella cella in cui si trova quando dal confronto si ottiene il valore logico VERO e se_falso è ciò che compare se il risultato del confronto è FALSO.
L’argomento test può essere un’espressione aritmetica o logica, o anche una funzione, gli altri due argomenti – se_vero e se_falso – possono essere anch’essi funzioni o espressioni oppure valori assoluti o anche stringhe di caratteri.
Facciamo una prova utilizzando la funzione SE() con la funzione RESTO() come argomento test. La funzione RESTO() usa due argomenti numerici:
=RESTO(dividendo; divisore) e restituisce 0 se la divisione del dividendo per il divisore non dà resto e 1 se genera un resto: può quindi essere utilizzata per stabilire se un dividendo è pari o dispari usando il valore 2 per l’argomento divisore.
Digitiamo quindi nella cella A1 di un foglio di lavoro questa formula, basata sulla funzione SE():
=SE((RESTO(B1;2))=0; “B1 contiene un numero pari”; “B1 contiene un numero dispari”)
Dopo aver confermato l’inserimento e stabilizzato la formula, digitiamo un numero intero in B1 e otteniamo in A1, a seconda dei casi, uno dei due risultati che vediamo nella Figura 4.14.
Una delle caratteristiche più interessanti, e potenti, della funzione SE() è il fatto che può usare come argomento se_vero o se_falso un’altra funzione SE(), dando così la possibilità di effettuare più confronti in cascata (usando quindi più argomenti test) con un’unica operazione.
Vediamo un esempio di questo modo di operare “annidando”, come si dice in gergo, più funzioni SE() una dentro l’altra.
Abbiamo una serie di valori numerici derivati da test di qualità su lotti di produzione. I valori sono distribuiti in una gamma molto estesa, che va da 24 a 98, e intendiamo aggregarli in cinque classi, secondo il criteri riepilogati nella Tabella 4.4

Tabella 4.4 - Riclassificazione dei test di qualità.

Figura 4

Dobbiamo quindi esaminare ciascun numero e stabilire: “Se il numero è maggiore di 89 allora il lotto è di Classe A, altrimenti…”.
Al posto di “altrimenti…” inseriamo un secondo Se, chiedendoci “Se il numero è maggiore di 79 allora il lotto è di Classe B, altrimenti…”.
Proseguiamo con questo ragionamento fino a esaurire le cinque possibilità.
La formula basata sull’annidamento di più funzioni SE() può essere scritta in questo modo, quando il numero da riclassificare si trova nella cella A2:
=SE(A2>89;”A”;SE(A2>79;”B”;SE(A2>69;”C”;SE(A2>59;”D”;”Scarto”))))

Figura 5

Figura 4.14 - Un semplice esempio di utilizzo della funzione SE().

La Figura 4.15 mostra ciò che risulta quando questa formula viene ripetuta per ciascuna cella della colonna A.

Figura 6

Figura 4.15 - Le formule nella colonna B utilizzano la funzione SE() annidata più volte.

Una funzione SE() può contenere fino a sei altre funzioni SE() annidate: in questo esempio ne abbiamo utilizzate tre.

Quando costruiamo formule con funzioni SE() annidate a molti livelli, come in questo esempio, è facile digitare qualche parentesi chiusa o aperta in più o in meno, generando una segnalazione di errore. Excel ci facilita il lavoro evidenziando in colori diversi le coppie di parentesi tonde a mano a mano che le scriviamo: per esempio la prima parentesi aperta è nera, la seconda è rossa, la prima parentesi chiusa che viene dopo è rossa e quella successiva è nera.
Controllando attentamente nella barra della formula lo sviluppo delle parentesi e dei loro colori possiamo verificare che ogni parentesi aperta si accoppi con la parentesi chiusa che le corrisponde.

Torniamo al tema dell’IRPEF e vediamo come utilizzare la funzione SE() per il calcolo dell’imposta.


Articolo tratto da "Microsoft Office per il commercialista"


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