I compiti della leadership

Vision, mission e competenze

Assodato che un moderno stile di gestione del personale ruota attorno alla figura del leader, è necessario individuare i compiti di una leadership che voglia affrontare le turbolenze del mercato, abbandonando la navigazione a vista, ma affidandosi al controllo di alcuni parametri.

In questo capitolo analizzeremo una serie di compiti che competono alla leadership e che, come si potrà capire, non si conciliano con la gestione ordinaria dell’azienda. In un circolo virtuoso, quanto più un imprenditore si libera di impegni operativi affidati a collaboratori responsabilizzati, tanto più potrà occuparsi del futuro della sua azienda.

Un leader capace dovrà individuare i compiti più consoni alle necessità della propria impresa e più adeguati alla creazione di valore; per ciascun compito vedremo quale dovrà essere l’impatto sui collaboratori.

Compito del leader è possedere la vision che gli consenta di tracciare la rotta dell’impresa e di dare un senso alle azioni di ciascun collaboratore.

La vision deve essere ovviamente associata a ipotesi concrete e dimostrabili e alla capacità di essere comunicata in modo trasparente e facile. In questo modo i collaboratori accetteranno i valori che la vision richiede, potranno identificare e apprezzare il proprio ruolo in azienda, migliorare le proprie competenze, saranno invogliati ad assumersi responsabilità e parteciperanno alla creazione dell’intelligenza emotiva aziendale.

La mission è la ragion d’essere di un’azienda e deve essere pensata dalla leadership in modo che ciascun collaboratore, pur con diversi gradi di approfondimento, sia in grado di dare risposte precise relativamente alla ragion d’essere dell’impresa, ai suoi valori, ai suoi clienti, ai suoi prodotti e alle sue priorità strategiche.

La leadership deve assicurarsi che la mission aziendale soddisfi i seguenti requisiti: sia enunciata in modo chiaro e visibile, contenga le regole fondamentali della vita aziendale, sia rispettata da tutti e tenga conto della soddisfazione dei collaboratori.

La leadership dovrà operare al fine che la propria impresa raggiunga l’eccellenza grazie a competenze distintive che le consentano di essere diversa dalle altre.

Come è già stato ampiamente descritto in letteratura (Caruso, 2003), uno degli elementi del vantaggio competitivo di un’impresa è rappresentato dalla differenziazione; questa caratteristica può essere acquisita grazie al costante sviluppo delle competenze dell’azienda.

Le competenze distintive sono generalmente asset immateriali, si sviluppano attraverso lo studio, l’addestramento, l’aggiornamento, aiutano a migliorare l’autostima dei lavoratori e lo spirito di squadra.

Al fine di potenziare e di sfruttare le competenze distintive dell’impresa, la leadership dovrà aver ben chiari alcuni concetti: qual è il principale know-how dell’impresa, qual è il suo maggiore potenziale conoscitivo, quale prodotto1 mette in evidenza le competenze distintive, quale segmento di mercato può meglio apprezzare tali competenze e quali altre opportunità di business possono nascere dal know-how aziendale.

La leadership dovrà inoltre preoccuparsi di sviluppare in azienda le competenze emotive che consentono sia di trasmettere ai collaboratori cuore, entusiasmo, senso di appartenenza e spirito di sacrificio, sia di evitare la caduta nella routine, nella de-responsabilizzazione, nella burocratizzazione, e nel disimpegno emotivo.

È interessante leggere cosa afferma il sociologo Alberoni riguardo all’entusiasmo:

«La parola entusiasmo viene dal greco "en theós", essere in Dio. L’entusiasmo è, quindi, energia straordinaria, slancio, fede. È una forza che ci spinge verso ciò che è elevato, ciò che ha valore. [...] È una spinta verso il futuro, una fede nella propria meta, nelle proprie possibilità. L’entusiasmo è un’esplosione di speranza. Curiosamente sono pochi quelli che sanno accettare l’entusiasmo in se stessi e coltivarlo negli altri. Molti si vergognano dei loro sentimenti, del loro slancio vitale, pensano che possa indebolire la loro razionalità e la loro capacità di autocontrollo. Ma non è affatto vero. L’entusiasmo è una forza vitale che può essere sprecata nell’inseguire sogni ad occhi aperti, ma che può essere incanalata in un compito costruttivo, in una ricerca razionale. [...] L’entusiasmo è fondamentale per convincere gli altri. Se non siete sicuri di voi stessi, se non siete convinti del progetto che andate a proporre, come credete di poter suscitare nell’altro interesse, fiducia perché possa ascoltarvi? [...] Ma l’entusiasta ha un nemico subdolo: il cinico. Che è appiattito sul presente, sul proprio egoismo, sulla propria pigrizia, sul proprio utile e non crede in niente perché è privo di fantasia e di generosità. Nelle imprese ci sono molte persone di questo tipo, che fanno di tutto per spegnere l’entusiasmo degli altri, soprattutto dei giovani, che arrivano in azienda pieni di fede e di valori» (Alberoni, 2001).



Note

1. In questo testo, spesso, per prodotto si deve intendere la fornitura di un’impresa di produzione, come quella di un’impresa di servizi.


Capitolo tratto da E. Caruso, Gestire e motivare le persone, Milano (MI), Tecniche Nuove, 2004.


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