La pianificazione strategica, lo sviluppo di un progetto di comunicazione e la decisione di avviare un nuovo business si sviluppano tutti attraverso una serie di attività, quali: riunioni con la struttura aziendale, redazione delle ricerche e dei piani di marketing, discussioni e modifiche ai piani, compilazione di questionari, incontri con gli stakeholder; tutte azioni che comportano discussioni, analisi e scelte. Spesso il risultato di queste attività risulta sterile e non porta a risultati o decisioni di cui i protagonisti restino soddisfatti. Infatti, durante le discussioni si perde spesso una grande quantità di tempo e, per di più, l’argomento non viene analizzato esaurientemente, perché ognuno dei partecipanti è interessato alla difesa delle proprie posizioni, oppure è influenzato dal proprio modo di affrontare un problema (atteggiamenti ottimistico, pessimistico, legato ai dati, creativo, ecc.). La dialettica fra i presenti produce riflessioni sterili e raramente lascia spazio alla creatività e alle idee nuove. In generale, al termine di una discussione, prevale l’idea di chi ha saputo resistere meglio alle critiche oppure non vi sono né vincitori né vinti, ma solo una convergenza verso uno stato di mediazione fra le diverse ipotesi in campo. Sembra che la struttura del pensiero occidentale sia ancora influenzata dai modelli sviluppati dai monaci medioevali per dimostrare la colpevolezza degli eretici. L’idea va formulata a suon di martellate argomentative e di stratagemmi dialettici. Per convincerci di questo atteggiamento della nostra cultura si suggerisce la lettura de L’arte di ottenere ragione di Shopenhauer. Per il pensiero giapponese o cinese l’idea è invece un germoglio da far crescere finché non si sviluppa. Lo psicologo Edward De Bono, che è uno dei massimi consulenti aziendali nel campo della ricerca cognitiva ha inventato il metodo dei sei cappelli, uno stratagemma che consente, durante qualsiasi processo di elaborazione del pensiero, di disarticolare il ragionamento in tutte le sue componenti: informazione oggettiva, logica, impressione e creatività, e di portarli avanti separatamente. Il metodo viene adottato da molte fra le maggiori aziende del mondo, come, Ntt, Ibm, Exxon, Hoechst, Kodak, Prudential e, in Italia, Montedison, Marzotto, Zegna, Coin. Inoltre, alcuni ministri della pubblica istruzione, consci dei limiti che esistono alla capacità di utilizzare al massimo le potenzialità del pensiero, hanno introdotto come materia di studio "La ricerca cognitiva". Ricordiamo, che durante lo svolgimento di un tema i professori di italiano esortano a esprimere le conclusioni nelle prime righe, per dedicare il resto dello svolgimento ad argomentare quelle conclusioni; il pensiero è richiesto per fornire puntelli, non per esplorare. Questa impostazione ci è rimasta attaccata quando formuliamo un piano di marketing o un business plan ed è l’atteggiamento tipico che troviamo, per esempio, fra i politici. Recentemente, un’analisi condotta sul grado di affidabilità che gli imprenditori dànno alle ricerche economiche, sviluppate dalle grandi organizzazioni bancarie, ha mostrato un livello di credibilità molto scarso. La motivazione era proprio dovuta al fatto che, generalmente, queste ricerche non sondano fra tutti gli scenari possibili, ma giustificano l’atteggiamento, le ipotesi e le "ideologie" degli estensori. Come è stato detto, l’uso dei cappelli è uno stratagemma psicologico adottato per convincere i protagonisti di una discussione, o gli estensori di un piano, che se indossano il cappello bianco è come se recitassero la parte del pensatore con il cappello bianco, e così anche per il giallo o il verde. In pratica, la prima funzione dell’uso del cappello è quella della recitazione di un ruolo. «Il nostro cervello è stato progettato per essere brillantemente non creativo, cioè per costruire schemi e servirsene in ogni occasione in cui tali schemi possano essere utili, ma, come tutti i sistemi auto-organizzati, presenta lo svantaggio di restare legato alla sequenzialità delle esperienze che hanno permesso di costruire quegli schemi». La seconda funzione dell’uso dei cappelli è quella di liberarsi dagli schematismi per dirigere l’attenzione sui diversi modi di affrontare un problema. La terza funzione è la convenienza a chiedere a noi stessi, e agli altri, di cambiare registro, di smettere, per esempio, di essere negativi, per cercare di essere costruttivi o creativi: di cambiare la "chimica del cervello". Infine, la quarta funzione è quella di stabilire le regole del gioco della discussione o di qualsiasi attività che richieda l’uso del pensiero. Se tutti conoscono le regole, il pensiero scorrerà fluido, si eviteranno perdite di tempo e, probabilmente, si conseguiranno gli obiettivi che gli interlocutori si erano prefissati. La tecnica messa a punto da De Bono aiuta a sfruttare le capacità di pensiero delle persone. Essere un pensatore non significa avere sempre ragione; al contrario, chi pensa di avere sempre ragione sarà, molto probabilmente, un cattivo pensatore. Sarà arrogante, privo di interesse per qualsiasi tipo di ricerca e incapace di vedere alternative. Essere un pensatore non significa essere abili, né essere in grado di risolvere problemi intricati. Essere un pensatore significa avere la coscienza di volerlo essere. L’intenzione è quindi il primo passo. Il secondo è l’attuazione e il modello dei sei cappelli è uno strumento per tradurre l’intenzione in attuazione.
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