Misure anticrisi: i "Tremonti bond"

Che cosa sono

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Crisi economica che non accenna ad allentare la presa, credit crunch, difficoltà a rimborsare i prestiti da parte di famiglie e imprese: il momento è davvero di grande difficoltà.

Alle Pmi mancano gli ordinativi e conseguentemente la benzina necessaria a fare fronte ai propri impegni finanziari. Mancano i soldi per coprire i costi di funzionamento, con conseguente riduzione degli organici e relativo innalzamento dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali. A loro volta le famiglie si trovano a dover fare i conti con redditi ridimensionati dalla cassa integrazione (nelle ipotesi più rosee) o con la perdita del posto di lavoro. Si fa sempre più impellente la necessità di riscadenzare i propri debiti, allungandone la durata, in modo da riuscire a sostenere la rata di rimborso e di arrivare salvi a fine mese. E questo vale sia per le famiglie, che per le imprese.

In uno scenario di questa natura, uno strumento come quello dei cosiddetti "Tremonti bond" non può che essere salutato positivamente dal mercato. Grazie a queste obbligazioni il sistema finanziario avrà a disposizione tutta la liquidità necessaria a evitare una contrazione del credito alle imprese, senza più alibi per le banche. I Tremonti bond sono strumenti ibridi di patrimonializzazione sottoscritti dal Tesoro, che possono essere computati nel patrimonio di vigilanza delle banche sottoscrittrici. Tali strumenti sono conteggiabili ai fini del cosiddetto Core Tier 1 ratio (rapporto tra patrimonio di base della banca e attività ponderate per il rischio), che definendo per le banche una misura minima di patrimonializzazione (8%) rispetto agli impieghi ponderati per il rischio, definisce di fatto la misura massima di credito erogabile da una banca in funzione del suo patrimonio. Innalzandone il patrimonio, i Tremonti bond permettono alle banche di prestare maggiori quantità di denaro.

Si tratta di strumenti finanziari che configurano un finanziamento a titolo misto (di capitale e di credito). In previsione di una crisi bancaria e di una conseguente contrazione del credito erogato alle imprese, la legge consente che il Tesoro, fino a fine 2009, possa sottoscrivere strumenti finanziari privi di diritti di voto emessi da banche o da holding bancarie quotate in mercati regolamentati. Il Governo con questo strumento persegue il fine di incrementare la patrimonializzazione delle banche. Gli istituti bancari devono infatti mantenere un rapporto minimo (non inferiore all'8%) tra patrimonio di vigilanza e impieghi (prestiti concessi) ponderati per il rischio. Prima di Basilea 2 la ponderazione non teneva in considerazione il rating del prenditore.

Ora le banche hanno la possibilità di ponderare il proprio rischio in maniera diversa a seconda del rating assegnato al debitore. Ciò nell'ipotesi di aver optato per gli approcci "foundation" e "advanced". I Tremonti bond vengono computati nel patrimonio di vigilanza degli emittenti i quali, così ricapitalizzati, possano assumere maggiori rischi, allentando i cordoni della borsa e finanziando famiglie e imprese, anziché limitare i loro interventi a causa della scarsa patrimonializzazione e dell'elevato rischio di credito legato al momento congiunturale negativo.

Tali strumenti, che non hanno scadenza (obbligazioni irredimibili), su richiesta dell'emittente possono essere convertiti in azioni ordinarie (obbligazioni convertibili), rimborsate o riscattate entro i prossimi dieci anni. Possono prevedere una remunerazione, che diviene privilegiata in presenza di eventuali utili.

Il Ministero sottoscrive le obbligazioni a determinate condizioni:

ottenimento di una remunerazione adeguata, che tenga conto delle condizioni di mercato;

disponibilità da parte delle banche emittenti a sottoscrivere un protocollo di intenti in materia di finanziamento delle Pmi, di destinazione degli utili a patrimonio e di finanziamenti dei creditori della pubblica amministrazione;

le prefetture dovranno monitorare il reale impegno degli emittenti dei Tremonti bond sul finanziamento all'Economia;

adozione di un codice etico che comprenda previsioni in materia di remunerazione dei vertici aziendali.

La remunerazione appare sicuramente interessante per il Tesoro. Si parla di una cedola nominale annua dell'8,5% per i primi 4 anni e un eventuale rimborso alla pari entro lo stesso periodo. La remunerazione con il passare degli anni tende poi a crescere, fino a raggiungere l'11%, con rimborsi sopra al pari, che via via diventano sempre più penalizzanti per le banche (fino a raggiungere il 160%).

Le risorse necessarie alla sottoscrizione degli strumenti possono derivare da emissioni di titoli del debito pubblico o da risorse dirottate da altri capitoli del bilancio dello Stato.


Autore: Carlo Morichini - Fidindustria S.c.ar.l.p.a.
Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 4, 27 Aprile 2009

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