Misure anticrisi: i "Tremonti bond"

Analisi della nuova misura

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L'idea di abbinare Tremonti bond e rifinanziamento del Fondo di garanzia appare vincente. Una volta tanto le risorse pubbliche non vengono utilizzate una tantum e bruciate per sempre con un solo intervento.

La scelta finalmente è quella di finanziare strumenti rotativi, in grado di generare volani importanti e moltiplicatori adeguati, strumenti che riutilizzano più volte le stesse risorse, conservandole. Inoltre i capitali pubblici vengono adeguatamente remunerati, con tassi superiori a quelli espressi attualmente dai mercati finanziari. Le banche vengono private di ogni alibi: non c'è più giustificazione al contingentamento del credito. Chi non vuole erogare finanziamenti, lo fa per motivazioni soggettive legate alla propria percezione del rischio di credito, ma certamente non a causa di un non adeguato livello del patrimonio di vigilanza. Le riserve legate all'elevato costo (per le banche) dei Tremonti bond in termini di remunerazione sono state dissipate dal forte interesse mostrato dai principali istituti per lo strumento in questione. Evidentemente la necessità di ricapitalizzare e di rendere più salda la struttura patrimoniale delle banche ha avuto il sopravvento sulle mere questioni economiche.

Il Protocollo alla firma in questi giorni tra Abi e Governo dovrà definire con esattezza come misurare la ricaduta sulle imprese delle misure a favore della ricapitalizzazione delle banche. È infatti condizione imprescindibile che chi emetta bond debba mantenere adeguati livelli di esposizione verso le Pmi, impegnandosi a tenere il mercato, a non sottrarsi all'erogazione del credito in questo momento di difficoltà economica.

Di difficile valutazione il ruolo di gendarme, di controllore, delle prefetture, che dovrebbero assicurare il reale impegno da parte delle banche emittenti ad aumentare il credito alle imprese. In particolare sarà necessario verificare se gli organismi prefettizi dispongano delle capacità tecniche e degli strumenti necessari a svolgere il ruolo che il Governo ha loro assegnato.

La possibilità per il Governo di sottoscrivere titoli ibridi di patrimonializzazione appare innovativa ed intelligente. La remunerazione crescente, sia in termini di tasso di interesse che di prezzo di rimborso dovrebbe rendere conveniente il riacquisto e quindi il disimpegno del Tesoro in tempi accettabili. Il costo per lo Stato italiano è di difficile valutazione (potrà essere calcolato solo al momento del disinvestimento), perché non è chiaro se e quando questi strumenti verranno riacquistati dall'emittente. Moody's stima che l'impatto sul debito pubblico del nostro Paese si attesterà fra lo 0,2 e l'1,2% del Pil, per cui ritiene non dovrebbero esserci ripercussioni sul rating del nostro debito assegnato dall'agenzia.


Autore: Carlo Morichini - Fidindustria S.c.ar.l.p.a.
Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 4, 27 Aprile 2009

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