In vista di Basilea 2 le pmi migrano verso le banche territoriali e locali. Al diminuire delle dimensioni dell'azienda infatti cresce il bisogno di mantenere con gli istituti di credito un rapporto personale «vecchio stile». E non solo. Per l'accesso al credito gli istituti di credito più piccoli applicano dei paletti modulati in maniera diversa rispetto alle grandi corporate, più vicine alle esigenze dei piccoli operatori. «Esiste un passaggio dai grandi gruppi bancari alle banche territoriali da parte delle micro e piccole imprese», racconta Sandro Pettinato, dirigente area per i servizi finanziari e le infrastrutture Unioncamere, i motivi non sono da ricercare solo in Basilea 2 ma sul discorso più generale dell'accesso al credito, «una piccola impresa», spiega Pettinato, «non vuole sentirsi un cliente tra tanti e per un istituto di credito grande una piccola realtà può diventare anche un costo e un rischio, mentre in una realtà più vicina la piccola impresa ha ancora un ruolo più particolareggiato». Di una riscoperta del territorio parla anche Claudio Giovine, vicedirettore di Confapi, «si sta verificando una emigrazione dalle grandi banche verso i piccoli istituti di credito con una riscoperta della realtà territoriale. Negli ultimi due anni», continua Giovine, «molte imprese hanno cercato nei rapporti di credito un approccio più valutativo con il territorio, vogliono mantenere il rapporto di fiducia con il dirigente». E proprio il settore small business è risultato virtuoso nella seconda indagine Unioncamere sull'affidabilità delle imprese minori del 5 luglio 2006. Dai risultati della ricerca emerge infatti che comparando i dati dei conti del segmento retail, (quelle imprese che chiedono soglie di fido, secondo i criteri Basilea 2 al di sotto dei 5 mln di euro) il rischio default di queste ultime si ferma al 3,72% mentre la percentuale del default delle imprese in generale è, sempre secondo rilevazioni di Unioncamere, al 10,4%, «le banche ripartiscono il rischio su una molteplicità di clienti, i risultati non dimostrano un eccesso di ottimismo ma i numeri e le performance delle imprese più piccoli incidono sul sistema in misura meno di impatto», spiega Pettinato. «La situazione del rischio dello small business italiano, per chi si occupa di questi temi, è una positiva sorpresa», concorda Renato Maino, responsabile della metodologia della misurazione del rischio Sanpaolo-Imi, «La nostra banca ha già condotto valutazioni del rating per oltre 100 mila clienti delle imprese minori, incluse dal Nuovo Accordo nel settore retail e i risultati sono decisamente incoraggianti. In una condizione di rischio elevato si trova meno di un quarto del campione mentre il 40-50% è in una situazione media, il 15-20% invece presenta una qualità creditizia favorevole. Venendo alle imprese immediatamente più grandi (le pmi italiane) la qualità creditizia che si misura con i modelli di rating interno è, secondo alcune ricerche, in linea con quella europea e talora migliore, per esempio, delle corrispondenti imprese tedesche», racconta Maino. Ma il costo del credito subirà dei rincari con l'arrivo dal primo gennaio 2007 di Basilea 2? «Con riferimento al costo del credito, argomento assai dibattuto, si può tranquillamente escludere che esso subirà rincari; anzi i segnali recenti indicano che potrebbe verificarsi una riduzione, assieme a un rinnovato interesse da parte delle banche e dei finanziatori per il segmento dello small business. Nel nuovo regime regolamentare infatti il segmento retail "consumerà" nel 2007 (post Basilea II) meno capitale rispetto al 2006 (attuale normativa)». Una conferma rassicurante arriva anche dall'Abi dove fanno sapere che rispetto a quanto le banche accordano per i finanziamenti le imprese consumano al di sotto della soglia concessa.
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