Basilea 2 al banco di prova

Dalle banche nuovi modelli nella concessione o nel rinnovo del credito

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Il ruolo strategico dei confidiIl ruolo strategico dei confidi
Come muoversiCome muoversi
TrasparenzaTrasparenza

A partire da quest'anno costo del denaro e quantità di credito disponibile oscilleranno in funzione dei virtuosismi finanziari delle imprese, a seconda del loro standing creditizio. Il gap tra buoni e cattivi tenderà a crescere, facendo lievitare il costo del denaro e scatenando contingentamenti del credito sui soggetti finanziariamente più deboli, ossia con rating di basso livello. Costi finanziari più alti e minor credito a disposizione significheranno minor competitività e quindi maggiori problemi a rimanere sul mercato per numerosi soggetti.

Le banche stanno adottando nuovi modelli nella concessione o nel rinnovo del credito, che sostituiscono vecchi criteri soggettivi (conoscenza del cliente) con nuovi vincoli oggettivi (redditività, patrimonializzazione, mandamentali, ecc.). Si delineano di conseguenza alcune tendenze:

aumento di interesse da parte degli istituti bancari per la clientela di elevato standing, con miglioramento delle condizioni bancarie applicate (tassi e condizioni accessorie) e contestuale abbandono della clientela a basso rating,

ricerca di nuovi partner con cui dividere il rischio.

Entrambe le direttrici hanno una matrice comune: la necessità per le banche di ottimizzare la redditività del capitale, che avviene massimizzando il volume degli impieghi rispetto al patrimonio di vigilanza. Basilea 2 impone agli operatori finanziari il mantenimento di un patrimonio di vigilanza almeno pari all'8% delle attività ponderate. Rispetto al passato la ponderazione di tali attività è basata sulla bontà del debitore, sulla qualità del proprio portafoglio crediti. Rating elevati assegnati alla clientela si tramutano in una miglior ponderazione (ad esempio da 100% a 20%) delle attività, con conseguente abbassamento del patrimonio di vigilanza necessario per mantenere un determinato volume di attività. In passato invece gli impieghi venivano ponderati al 100% indipendentemente dalla qualità del prenditore e di conseguenza la banca, non ottenendo significativi riflessi sul livello del patrimonio di vigilanza, poteva detenere un portafoglio crediti di minor qualità.

Anche la ricerca di nuovi partner finanziari con cui dividere il rischio (i confidi) va nella direzione di massimizzare il rapporto tra patrimonio e impieghi. I confidi impatteranno sulla Lgd (loss given default), cioè sulla perdita attesa in caso di default, una delle quattro grandezze che incidono sulla ponderazione delle attività finanziarie ai sensi di Basilea 2 (le altre grandezze sono Pd o probabilità di default, Ead o esposizione al momento del default e maturity o durata).

Il ruolo strategico dei confidi

Essi saranno dunque in grado, a certe condizioni (garanzia a prima richiesta), di agire sul livello del patrimonio di vigilanza delle banche. I confidi che evolveranno verso il "modello 107" (soggetti vigilati da Banca d'Italia) trasmetteranno automaticamente ponderazione 20% alle attività da loro garantite, con evidente beneficio per le banche. Anche i confidi che dovessero rimanere aggrappati all'art. 106 (attualmente tutti i confidi appartengono a questa categoria) trasmetteranno alle banche un beneficio in termini di abbassamento del livello del patrimonio di vigilanza previsto da Basilea 2, purché l'istituto da loro garantito abbia adottato l'approccio advanced.

L'interesse delle banche nei confronti dei confidi è ormai palpabile ed è cresciuto in modo vistoso negli ultimi anni, facendo impennare le richieste di intervento degli organismi di garanzia. Si calcola che attualmente il mondo dei confidi intermedi circa il 10% del credito concesso dal sistema bancario alle imprese. Si stima parimenti che l'intenzione delle banche sia di portare nel giro di un paio di anni questo livello dal 10 al 40%.

Come muoversi

Il nuovo approccio al credito delle banche sta già producendo i primi effetti sulle imprese a basso rating. L'interesse delle banche nei loro confronti scema, le delibere a fronte di posizioni rientranti in questa categoria vengono accentrate presso le direzioni centrale, sottraendole a direttori di filiale o gestori. Le tempistiche di delibera conseguentemente si allungano, mentre aumentano i dinieghi del sistema a concedere nuove linee di credito o a confermare quelle in essere.

L'analisi di una posizione da parte della direzione centrale, anziché del gestore o del direttore di filiale, fa si che l'azienda venga trattata in modo asettico, senza considerare minimamente quelle che sono le sue peculiarità e i suoi punti di forza più o meno nascosti, con evidente pregiudizio nei suoi confronti. Il peggioramento delle condizioni bancarie è la conseguenza più immediata, ma forse non la peggiore.

L'aspetto più negativo è probabilmente il tentativo da parte di tutto il sistema finanziario di uscire più o meno gradualmente da una fascia di clientela, che si troverà presto a dover fare i conti con un credito non solo salato, ma soprattutto contingentato, difficile da ottenere, forse anche in presenza di una garanzia consortile.

È bene che le aziende fin da subito corrano ai ripari, cercando per quanto possibile di limitare i danni, tentando di sfruttare al meglio il nuovo approccio.
Esistono una serie di accorgimenti da adottare che possono contribuire a far crescere il proprio rating.

Trasparenza

Innanzitutto l'impresa dovrà trasmettere al mondo bancario un'immagine di sé nuova rispetto al passato, l'immagine di un organismo aperto, trasparente, pronto a condividere con la banca i propri disegni strategici per il futuro.

Sarà necessario comunicare le proprie idee, le proprie intenzioni, i propri piani industriali per affrontare il mercato e le sue congiunture. Sarà necessario redigere periodicamente dei business plan, in forma snella, facilmente comprensibile a un soggetto esterno, come il settorista bancario di riferimento, che dovrà leggere il documento, interpretarlo e valutarne la veridicità e la sostenibilità.


Autore: Carlo Morichini - Fidindustria S.c.ar.l.p.a.
Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 2, 25 Febbraio 2008


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