Il bilancio aziendale dovrà comunicare alla banca l'immagine di un'azienda che:
Il segreto consisterà nel possedere questo mix di patrimonializzazione e di redditività, questa condizione di imprenditore strategicamente lungimirante (e quindi finanziariamente equilibrato), ben inserito in un business redditizio. Cominciamo con l'equilibrio finanziario. Il documento principe da cui estrapolarlo è da sempre lo stato patrimoniale. Possiamo dividere uno stato patrimoniale in cinque macrocategorie, di cui due costituiscono le attività e tre le passività. Tra le prime due le immobilizzazioni e l'attivo circolante, tra le seconde il patrimonio netto, i debiti a medio lungo termine e i debiti di breve termine (i cosiddetti debiti di funzionamento). Ai nostri fini, la prima e più importante variabile che va presa in considerazione è il rapporto tra patrimonio netto e totale di stato patrimoniale riclassificato. Esso dovrebbe raggiungere almeno il 25%, vale a dire che per ogni 100 euro investiti in azienda, almeno 25 dovrebbero essere usciti dalle tasche dell'imprenditore. Più il rapporto scende al di sotto della soglia, più l'azienda è sottocapitalizzata, minori saranno rating e appetibilità bancaria. Un altro ottimo indicatore per misurare l'equilibrio finanziario è il cosiddetto leverage o indice di indebitamento. Ci sono diversi modi per calcolarlo. Alcuni a numeratore del rapporto inseriscono tutte le passività, indistintamente. Altri soltanto i debiti verso il sistema bancario, siano essi di breve o di medio termine. Altri ancora soltanto i debiti verso le banche a medio termine. In ogni caso a denominatore compare sempre lo stesso elemento: il patrimonio netto. Più l'indice si innalza e più l'azienda è sottocapitalizzata. Non dovrebbe segnare valori superiori a 4. Non va trascurato nemmeno il rapporto tra debiti verso le banche e fatturato. Non ha senso essere esposti verso le banche per un importo pari al fatturato, anzi sarebbe bene che l'esposizione bancaria complessiva (debiti a breve, compreso lo smobilizzo crediti, più debiti a medio termine) non superasse un terzo del fatturato. Tale soglia può essere superata se il debito è per la stragrande maggioranza costituito da smobilizzo crediti e l'azienda sostiene pochi ritorni di insoluti, oppure se la redditività aziendale è molto elevata e quindi in grado di ripagare in poco tempo grosse fette di debito. Restando in tema di equilibrio, è buona cosa dare un'occhiata anche a crediti e magazzino: non è ammissibile avere crediti verso clienti o rimanenze pari al fatturato, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta. Una breve riflessione sulle immobilizzazioni e sul loro valore di bilancio. Una valutazione oggettiva della patrimonializzazione aziendale non dovrebbe prescindere da una corretta valutazione del reale valore delle immobilizzazioni iscritte a bilancio. Tali beni, per il fatto di essere iscritte a costo storico o, peggio ancora, a prezzo di riscatto in caso di acquisto tramite leasing, sono solitamente sottovalutate. È probabile quindi che le imprese italiane in realtà possiedano un patrimonio netto superiore a quello che si evince dallo stato patrimoniale. Per non parlare poi delle immobilizzazioni immateriali e dei cosiddetti intangible assets, quali ad esempio marchi e brevetti, che nel nostro paese, per una serie di ragioni, non vengono nella maggior parte dei casi registrati e quindi, di conseguenza, nemmeno iscritti a bilancio tra le immobilizzazioni immateriali.
Un ultimo sguardo infine anche al conto economico e in particolare alla gestione finanziaria. Gli oneri finanziari, intesi come interessi passivi bancari e spese bancarie, non devono superare la soglia del 5% rispetto al fatturato. Più è forte il peso degli oneri finanziari, meno l'azienda è appetibile da un punto di vista bancario. Altro postulato di Basilea 2: il bilancio deve esprimere elevata capacità di rimborso, l'azienda deve generare cash flow. Senza cash flow viene a mancare il carburante necessario per rimborsare i finanziamenti. Il concetto di cash flow utilizzato dal sistema bancario è inteso in senso restrittivo (utile netto + ammortamenti). Analizzarlo in valore assoluto poi, non ha molto senso; va piuttosto raffrontato con le risorse che l'impresa ha approntato per crearlo (totale dell'attivo di stato patrimoniale riclassificato). Un valore del rapporto (cash flow/attivo) inferiore al 4,5% è da considerarsi insoddisfacente. Va anche preso in considerazione però un altro indicatore molto importante, che segnala l'efficienza della gestione industriale di un'impresa: il margine operativo lordo (Mol), ovvero quanto l'aziende produce in termini di reddito operativo lordo, considerando unicamente la gestione tipica prima degli ammortamenti (valore della produzione - costi industriali, commerciali, amministrativi - canoni di leasing - costo del lavoro). È l'indicatore da preferire rispetto al margine operativo netto (che tiene conto anche degli ammortamenti), perché si presta meno facilmente a manipolazioni di bilancio (ammortamenti anticipati) e rappresenta più fedelmente la realtà aziendale. Rispetto al fatturato il Mol dovrebbe essere pari almeno all'8-10%.
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