È necessario, come già detto precedentemente, prestare molta attenzione alla struttura patrimoniale dell'impresa. La debolezza patrimoniale delle imprese italiane trae origine dagli ultimi 50 anni di politica fiscale dei governi via via succedutisi, che hanno creato nell'imprenditore una cultura finanziaria sfocata e distorta. Considerare deducibili ai fini fiscali gli interessi passivi sui prestiti, senza introdurre degli incentivi alla capitalizzazione d'impresa (anzi talvolta delegittimandola con manovre stile "tassa patrimoniale") ha fatto si che l'imprenditoria fosse incentivata a sfruttare al massimo la leva del debito per finanziare lo sviluppo delle proprie attività a scapito del capitale di rischio. Di conseguenza nel nostro paese non si sono sviluppati organismi che si occupano di capitale di rischio (società di venture capital, business angel, ecc.). Gli imprenditori hanno preferito investire i loro soldi altrove e sottoutilizzare pure l'autofinanziamento, preferendo in genere prelevare gli utili, anziché destinarli a riserva. Nel corso dei decenni questo meccanismo perverso ha fatto si che l'universo delle imprese italiane mantenesse dimensioni ridotte rispetto ai concorrenti tedeschi, francesi, ecc. Il sottodimensionamento della nostra struttura produttiva rispetto agli altri partner europei nasce proprio da una sottocapitalizzazione latente, figlia a sua volta di una cultura finanziaria errata, perpetuatasi nei decenni, fino ad oggi. All'interno di uno scenario di forte incertezza economica quale l'attuale, meglio sarebbe per le imprese poter contare su una struttura finanziaria equilibrata, dove l'utilizzo degli affidamenti bancari rientri nella normalità.
Possedere una struttura finanziaria dove la componente di capitale di rischio appare residuale significa di fatto sottostare agli umori del sistema bancario, umore fortemente provato da una situazione congiunturale dove l'ago della bussola punta da tempo verso crisi e stagnazione. Viceversa un'impresa dove il peso del debito non affligga troppo gestione economica e equilibrio strutturale rappresenta una realtà produttiva in pole position nell'affrontare negatività di mercato. Da questo punto di vista Basilea 2 rappresenta una svolta culturale che, abbinata ad alcune manovre fiscali che di fatto hanno reso meno interessante l'utilizzo del debito (Irap che non considera deducibili gli interessi passivi) o più incentivante l'aumento del patrimonio (Superdit, legge Tremonti, ecc.) porterà a una rivisitazione della struttura finanziaria d'impresa con una nuova attenzione al capitale di rischio. Abbiamo già definito in precedenza come sufficientemente capitalizzata l'impresa che vanti un patrimonio netto superiore al 25% del totale di stato patrimoniale: ![]() Un altro indicatore largamente utilizzato al fine di stabilire l'equilibrio finanziario di un'impresa è il leverage o rapporto di leva. Esso misura il rapporto tra i debiti contratti dall'azienda verso il sistema creditizio (breve e medio termine) e il patrimonio netto. Normalmente non dovrebbe esporre valori superiori a 4: ![]() Nel considerare il livello ottimale del leverage occorrerebbe anche considerare alcune altre variabili, quali il costo del debito, il cash flow generato dal business e la redditività operativa generata dalla gestione. In generale aziende in grado di produrre maggior cash flow (con valori, rispetto al totale attivo di stato patrimoniale, superiori al 7%) e che espongano margini operativi lordi interessanti (superiori al 15% rispetto al fatturato) possono superare il livello di soglia su esposto, grazie alla forte capacità di generare reddito (e quindi di costruire flussi di cassa positivi a servizio del debito) dell'azienda. Riguardo poi al costo del debito, un'interessante considerazione si può sollevare partendo dall'analisi del Rod (return on debit), ovvero del costo del debito, rapportato al Roi (return on investment) prodotto dall'impresa: ![]() ![]() Il Rod segnala quanto costa all'impresa il debito contratto con fornitori e banche. Il Roi definisce invece la redditività operativa dell'impresa. Stabilisce quanto rende quanto si investe a vario titolo nel business, sia di provenienza dell'imprenditore, delle banche o dei fornitori. In generale se il Roi supera il Rod all'impresa conviene indebitarsi, perché il costo del debito viene coperto dalla redditività operativa. Anzi, più il gap tra i due valori cresce a favore del Roi e più a tutti conviene che l'impresa si indebiti e si espanda, sia all'imprenditore che ai finanziatori (banche). L'effetto di leva moltiplicato per il differenziale positivo tra Roi e Rod esprime la potenzialità in termini di redditività (Pr) dell'impresa: Pr = (Roi - Rod) * Leverage In ogni caso, attenzione: livelli troppo elevati di debito compromettono l'equilibrio finanziario dell'impresa, peggiorando leverage e livello di patrimonializzazione. Al di là delle osservazioni fatte sopra conviene quindi non esagerare con l'indebitamento. Tutti i sistemi di rating degli istituti di credito contengono almeno uno dei due indicatori esposti (leverage o grado di patrimonializzazione) e la loro incidenza sul voto finale da assegnare all'impresa è tutt'altro che marginale.
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