Per rispondere alle esigenze di Basilea 2, si stanno affermando sul mercato finanziario prodotti quali prestiti partecipativi e mezzanini. Il primo affianca a un aumento di capitale sottoscritto dai soci, con versamento differito nel tempo, un finanziamento a medio termine in capo all'azienda. L'importo di un prestito partecipativo è solitamente pari all'aumento di capitale sottoscritto. Il secondo consiste in un finanziamento che prevede un meccanismo di rimborso cosiddetto bullet, cioè in un'unica soluzione dopo un certo numero di anni dall'erogazione. La remunerazione dei mezzanini è inoltre legata all'andamento aziendale: più l'azienda guadagna e più paga. La banca partecipa in sostanza al rischio di impresa, godendo del buon andamento aziendale. Un'altra possibilità offerta negli anni passati agli imprenditori più lungimiranti e, tutto sommato, dal costo fiscale accettabile, consisteva nella possibilità di usufruire delle leggi di rivalutazione dei beni di proprietà dell'impresa. Spesso nelle poste di bilancio si celano delle riserve occulte legate al differenziale tra il valore dei beni iscritti a costo storico o a prezzo di riscatto (nel caso di beni acquisiti a suo tempo in leasing) e il loro valore di mercato. La norma in questione permetteva di rivalutare le poste, elevandole al loro reale valore, dietro pagamento di una imposta alla fonte, ridotta in termini percentuali. Il beneficio era duplice. Innanzitutto ai fini di Basilea 2: l'impresa, senza la necessità da parte dei soci di provvedere a nuovi versamenti in conto capitale, vedeva aumentare il proprio patrimonio netto, con conseguente miglioramento di tutti gli indici patrimoniali, grazie alla rivalutazione delle immobilizzazioni. Altro risvolto: la rivalutazione delle immobilizzazione permetteva, senza dover sostituire alcun bene, l'immissione in conto economico di nuovi ammortamenti, che defiscalizzavano l'utile ad aliquota ordinaria.
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