Su questa variabile alcune banche italiane hanno costruito i loro conti economici degli ultimi anni, a scapito delle Pmi. Il basso livello dei tassi ha effettivamente scatenato l'appetito degli imprenditori meno avvezzi al rischio, facendoli cadere nelle trappole tese da alcune banche. Un contratto di interest rate swap (o copertura del rischio di tasso) prevede che la banca paghi all'impresa l'euribor "di periodo", mentre l'impresa paga alla banca un tasso fisso predefinito e che di solito si modifica di anno in anno in base perņ a una scalettatura predefinita al momento della sottoscrizione del contratto. Si liquidano i differenziali (chi ha sbagliato previsioni paga all'altro la differenza tra i due tassi). Il contratto č solitamente pluriennale e la chiusura anticipata con il pagamento di un importo (mark to market) assai onerosa per l'imprenditore. Per chi decidesse di coprire almeno parzialmente il proprio rischio č bene seguire alcune regole di comportamento: | • | non stipulare mai contratti di copertura per importi superiori al proprio indebitamento, ma limitarsi a coprirne al massimo un terzo; | | • | non sottoscrivere contratti di durata superiore ai 2 o 3 anni; | | • | analizzare le previsione di periodo relative all'andamento dei tassi fornite da un ente terzo e non coinvolto nella scommessa matematica; | | • | negoziare la sottoscrizione del contratto contro un abbattimento dello spread applicato dalla banca proponente ai tassi variabili sulle le linee di breve termine utilizzata dall'impresa (smobilizzo crediti e scoperto di cassa). |
Un differenziale negativo per l'impresa su un contratto di interest rate swap si tramuta in un appesantimento degli oneri finanziari, che crescono a dismisura, fino a penalizzare l'impresa in termini di rating. Il peso della gestione finanziaria contribuisce a definire il voto complessivo dell'impresa e rappresenta un tassello importante nei sistemi di rating delle banche. |
Autore: Carlo Morichini - Fidindustria S.c.ar.l.p.a. Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 2, 25 Febbraio 2008
| |