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Sul mercato delle piccole e medie imprese sono andati affermandosi negli ultimi anni nuovi prodotti finanziari; tra questi un posto d'onore, in termini di diffusione, spetta ai contratti di copertura del rischio di tasso o interest rate swap (Irs). Rappresentano strumenti fino a un lustro fa sconosciuti, a disposizione delle imprese per coprire il rischio derivante dall'oscillazione dei tassi d'interesse. Vengono utilizzati per difendersi da eventuali rialzi dei saggi derivanti dalla politica monetaria restrittiva degli istituti centrali (Bce, Fed ecc.). Potrebbero essere in qualche misura parificati ad una scommessa matematica, dove le parti (impresa e banca) stabiliscono i termini dell'azzardo, o meglio, è la banca a stabilirli, mentre l'impresa decide se aderire o meno alla proposta. In pratica l'istituto bancario si impegna a pagare periodicamente all'impresa una ragione d'interesse che corrisponde ad un parametro preventivamente determinato e legato al mondo dei tassi variabili. Si tratta normalmente dell'euribor, cioè del tasso a cui si scambiano tra di loro il denaro (euro) le banche sul mercato interbancario. L'euribor costituisce il parametro che meglio rappresenta la dinamica dei tassi d'interesse; è un indicatore estremamente reattivo, che varia giornalmente, fedele testimone della situazione dei mercati finanziari. Ne esistono varie "versioni", come vedremo in seguito. Come contropartita di quanto sopra esposto, l'impresa si impegna, con la stessa periodicità a corrispondere alla banca un tasso fisso preconcordato (Irs), che di solito varia da scadenza a scadenza (ma che è già preventivamente stabilito per tutta la durata dell'operazione). Ad ogni scadenza periodica (di solito ogni tre mesi), si effettua un pagamento per compensazione, nel senso che, anziché procedere alla regolarizzazione di due flussi opposti, uno verso la banca e uno verso l'impresa, semplicemente, viene regolarizzata la differenza tra i due movimenti, che può essere di volta in volta a favore dell'impresa o a favore della banca, a seconda di chi ha sbagliato le previsioni. Si tratta quindi di scommettere su un tasso fisso certo, incontrovertibile e predeterminato in sostituzione di un tasso variabile e quindi, per definizione, aleatorio. Ma si tratta anche, come vedremo meglio in seguito, di accettare perdite cospicue se le proprie previsioni non si verificano, con danni importanti al proprio conto economico e riflessi anche in Centrale rischi. Lo scopoPer l'impresa aderire ad un progetto di questa natura significa liberarsi dall'incertezza connessa ad un indebitamento a tassi variabili, una forma tecnica largamente utilizzata dalle aziende, che, in caso di rialzo dei tassi, porta inesorabilmente verso l'alto l'onerosità del debito, con conseguenze negative per il conto economico aziendale. Va da sé quindi che chi aderisce ad una proposta similare stima una crescita del costo del denaro corposa e rapida. Se le aspettative dell'impresa sono di segno opposto non sussiste nessuna valida ragione per accogliere proposte di questo genere. La trasformazione di una parte del proprio indebitamento da un meccanismo di tasso variabile a uno di tasso fisso non può prescindere da questo tipo di considerazioni. Lo scopo per la banca è invece la possibilità di incrementare il proprio conto economico senza impegnare capitali in operazioni di prestito, ma attingendo a linfe diverse dalla voce "interessi". Il suo scopo è ottenere del profitto dall'intermediazione su un prodotto derivato. I soggetti coinvoltiTutte le imprese possono utilizzare questo tipo di strumento. Fino a qualche anno fa gli Irs erano appannaggio delle grandi società. Successivamente le banche, individuando nel prodotto una fonte interessante di business lo hanno adattato al fine di adeguarlo a tutte le realtà imprenditoriali. Non è tanto la tipologia aziendale a costituire una discriminante all'utilizzo del prodotto, quanto la disponibilità della proprietà ad accettare di trasformare una parte o tutto il proprio indebitamento da variabile a fisso, pagando per questo un premio.
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