La bolla nascosta: i contratti di interest rate swap

Le caratteristiche

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Passiamo ad analizzare le principali variabili che contraddistinguono un contratto Irs.

Importo. Innanzitutto bisogna stabilire qual è il massimale su cui calcolare il tasso fisso e il tasso variabile e su cui operare la compensazione tra i due flussi. Di solito il massimale tiene conto dell'esposizione a tasso variabile che l'impresa presenta nei confronti del sistema bancario. Tale esposizione può essere rappresentata da linee di credito di natura diversa:

scoperti di conto corrente;

linee cosiddette autoliquidanti (castelletti per anticipo su ricevute bancarie, anticipo su fatture, anticipo su contratti, export ecc.);

operazioni di medio-lungo termine (finanziamenti chirografari o ipotecari, leasing ecc.).

Oltre al bilancio d'esercizio, lo strumento per stabilire il livello medio di indebitamento dell'impresa può essere rappresentato dalla Centrale rischi dell'azienda, che evidenzia in ogni mese l'ammontare del debito verso il sistema bancario e parabancario (leasing).

Proprio la possibilità di seguire l'andamento del debito nelle sue fluttuazioni mensili, può aiutare a stabilire l'esatta quantità dell'esposizione su cui applicare un contratto Irs.

Scadenza. Come ogni contratto, anche questa tipologia di derivato ha una scadenza naturale oltre la quale non produce più effetti sui contraenti. La durata di solito abbraccia diversi esercizi. Esistono sul mercato operazioni a tre anni, a cinque anni, a sette anni e anche oltre. All'interno di questo arco temporale esistono poi dei momenti intermedi di verifica, di solito (ma non necessariamente) trimestrali, dove le parti procedono a regolarizzare i loro impegni con risultati ovviamente opposti tra le due parti: ci sarà un flusso positivo diretto verso la banca o verso l'impresa a seconda di chi dei due soggetti avrà visto verificarsi le sue aspettative in quel particolare lasso temporale.

Parametro di riferimento. Come già detto, trattandosi di operazioni che coinvolgono il mondo dei tassi variabili, il parametro di riferimento per antonomasia è rappresentato dall'euribor, ovvero dal costo del denaro (parliamo di divisa euro) sul mercato interbancario.

Rappresenta come su esposto un indicatore affidabile e fedele della congiuntura economica. Ne esistono diverse "versioni": a uno, due, tre, sei mesi (e oltre). Ognuno di essi rappresenta il costo del denaro a uno, due, tre o più mesi.

Possono anche essere utilizzati dei valori medi del parametro in sostituzione del dato puntuale (per esempio la media dell'euribor tre mesi del mese precedente alla scadenza tecnica trimestrale). Ogni euribor quota ciascun giorno due valori: uno denaro e uno lettera.

Nei contratti si fa riferimento alla lettera. Viene inoltre valorizzato con due divisori diversi: 360 e 365 giorni. Tecnicamente il divisore (la base di calcolo del tasso in termini di giorni) si definisce fattore moltiplicativo. Normalmente quello più utilizzato è il primo (360).

Esistono anche altri parametri potenziali, anche se il loro utilizzo risulta essere minore. Di solito si riferiscono a panieri inflattivi (esempio l'indice armonizzato dei prezzi al consumo dell'area euro Eurostat).

Mark to market. Rappresenta l'esborso che l'impresa dovrebbe sostenere per risolvere il contratto in un momento specifico, diverso dalla sua naturale scadenza. È normalmente penalizzante per l'azienda, in quanto espone la banca ad un rischio, che deriva dal fatto che quest'ultima ha posto in essere, a fronte del derivato, una copertura per pari durata con un ente terzo, al fine di neutralizzare l'aleatorietà dell'operazione.

Sostituzione di un parametro. Nei contratti di interest rate swap si prevede sempre, a fronte del venir meno di un parametro, la sua sostituzione con un'altro indicatore, in modo da non lasciare spazio a pericolose aree di incertezza non derivanti dalla volontà dei due contraenti.


Autore: Carlo Morichini - Fidindustria S.c.ar.l.p.a.
Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 10, 25 Ottobre 2007

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