La bolla nascosta: i contratti di interest rate swap

L'analisi del prodotto

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L'utilizzo dello strumento dei derivati per coprire un rischio, ancorché legittimo, si può facilmente trasformare in un boomerang per i conti delle imprese. Sicuramente, prima di essere utilizzato, andrebbe valutato a fondo, analizzato in tutte le sue pieghe, al fine di evitare spiacevoli conseguenze.

Ci sono delle variabili che incidono sensibilmente sul rischio insito nell'operazione. Maggiore è la durata, (in considerazione del fatto che il contratto è piuttosto blindato e difficile da "smontare") maggiore è il rischio per l'imprenditore.

Anche la scelta del parametro di riferimento è importante.

È necessario scegliere un parametro che difficilmente possa essere abolito o modificato, in quanto le regole contrattuali, in questi casi, tendono a privilegiare, nella scelta di un nuovo indicatore, gli interessi della banca. Il fatto che la banca paghi sulla base di un dato puntuale ad una certa scadenza e che tale dato venga utilizzato per un arco temporale importante (esempio un anno) aumenta ancora di più il rischio per l'imprenditore, perché aumenta l'area di incertezza.

Meglio sarebbe utilizzare un valore medio, da applicare ad un arco temporale ristretto (uno o due mesi).

Anche sull'equità del gioco matematico andrebbe fatta una riflessione. Essa non può prescindere dalle previsioni macroeconomiche in materia di tassi e volatilità; è bene non lasciarsi emozionare troppo da previsioni di parte, legate più a politiche di budget e di conto economico, che a fondamentali economici.

Un'ultima osservazione riguardo alla copertura dei tassi operata per neutralizzare il rischio relativo a finanziamenti a rimborso rateale. Se si pensa di coprire una posizione similare con uno swap, bisogna considerare che, affinché il beneficio per l'impresa sia massimo, il rialzo dei tassi dovrebbe verificarsi nei primi anni di vita del prestito, quando l'azienda rimborsa molti interessi e poco capitale.

Soltanto a fronte di una previsione similare varrebbe la pena di coprirsi con uno swap. Viceversa, un rialzo che si verifichi verso la fine della duration del debito (quando la quota interessi è minima) non influisce in modo incisivo sul costo reale del finanziamento e quindi non giustifica una copertura del rischio di tasso.

Va tenuto presente anche il fatto che i contratti di interest rate swap vanno segnalati a cura dell'istituto proponente in Centrale rischi. Vanno a finire sulla "carta d'identità" dell'impresa, sul suo monte fidi. Vanno ad appesantire la sua posizione debitoria, spesso a sua insaputa, togliendole qualche punto in termini di affidabilità e limitando magari la concessione di altre linee di credito più necessarie al suo sviluppo.

Sarebbe in ogni caso buona norma, utilizzare lo strumento in modo parco, limitando la quota di debito da coprire con uno swap ad un massimo del 30% dell'esposizione complessiva media dell'impresa verso il sistema bancario.

Andare a coprire percentuali superiori costituisce un grosso rischio per l'azienda nel caso in cui le previsioni di rialzo dei tassi non si verifichino o si verifichino solo in modesta misura.

Da un'analisi delle Centrali rischi e delle note integrative dei bilanci delle Pmi italiane non è difficile individuare come gli swap si siano fatti largo nel mondo imprenditoriale e abbiano "contagiato" un gran numero di imprese.

Nella stragrande maggioranza dei casi che ho avuto modo di analizzare, i benefici per le aziende sono stati nulli; l'unico soggetto a guadagnare è stata la banca e a guadagnare molto. In molti casi gli importi dei contratti di copertura dei tassi appaiono inoltre assolutamente fuori controllo rispetto all'esposizione debitoria delle imprese che li hanno sottoscritti: non solo coprono ben più del 30% del debito, ma in alcuni casi superano addirittura l'ammontare complessivo del debito contratto dall'azienda con il sistema finanziario.

Le banche che prima di tutte si sono mosse anni fa sul mercato con questo tipo di prodotto hanno creato molte volte ai loro clienti perdite tali da comprometterne seriamente l'equilibrio finanziario e sono state, in molti casi, costrette a rivedere i contratti per cercare di arginare i danni creati.

Purtroppo la rivisitazione dei contratti ha prodotto a volte danni ancora maggiori, a causa del tentativo di porre rimedio al passato aprendo posizioni di importo ancor più elevato. Il risultato è che a cinque anni dalla comparsa sul mercato dei contratti swap una massa considerevole di Pmi si vede drenare trimestralmente liquidità dal sistema bancario, liquidità di cui, in un momento di congiuntura non proprio da boom economico, avrebbe una necessità assoluta.

Un esempio

Vediamo con un esempio di chiarire meglio i concetti fin qui esposti analizzando un'ipotesi di derivato.

La banca A propone all'impresa B un contratto di interest rate swap per un importo di € 4.000.000:

inizio: 1/3/X

fine: 1/3/X+3

scadenze intermedie:
- scadenza 1: 1/3/X+1
- scadenza 2: 1/3/X+2

scadenza finale: 1/3/X+3

L'azienda pagherà il seguente tasso:

dalla data iniziale alla scadenza 1: 4,00%

dalla scadenza 1 alla scadenza 2: 4,15%

dalla scadenza 2 alla scadenza finale: 4,30%

La banca pagherà il seguente tasso:

euribor 3 mesi lettera rilevato il secondo giorno lavorativo antecedente ciascuna scadenza periodica del contratto.

Il pagamento avverrà mediante scambio di differenziali ad ogni scadenza periodica dei tassi parametro.

Esaminiamo di seguito i calcoli e facciamo alcune considerazioni (v. tavola). Alla data di inizio dell'operazione (marzo X) stabiliamo l'euribor 3M pari a circa il 2,7%.

Analizziamo gli effetti del contratto sui conti dell'impresa, ipotizzando che la dinamica dell'euribor negli anni a seguire evidenzi una crescita di due punti, di cui un punto entro marzo X+1, un altro mezzo punto dopo marzo X+1 e un altro mezzo punto dopo marzo X+2, portandosi al 4,7%.

Il conteggio, che evidenzierebbe un beneficio per l'impresa pari a 6.000 euro, è la risultanza del fatto che l'azienda, per le tre scadenze in questione, paga rispettivamente il 4%, il 4,15% e il 4,30% alla banca. L'istituto paga l'euribor in vigore alla data della scadenza 1 e 2 e finale (ipotizziamo il 3,7 fino a marzo X+1, il 4,2% fino a marzo X+2 e il 4,7% successivamente). Il rialzo di due punti dell'euribor provoca una lieve convenienza per l'impresa quantificabile appunto in 6.000 euro.

Effetti dello swap
Periodo a favore della bancaBanca pagaImpresa pagaDifferenziale

Prima scadenza (3/X+1)

148.000 euro (3,7%)

160.000 euro (4%)

12.000 euro

Seconda scadenza (3/X+2)

168.000 euro (4,2%)

166.000 euro (4,15%)

-2.000 euro

Scadenza finale (3/X+3)

188.000 euro (4,7%)

172.000 euro (4,30%)

-16.000 euro

Totale

-6.000 euro


Autore: Carlo Morichini - Fidindustria S.c.ar.l.p.a.
Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 10, 25 Ottobre 2007

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