Il capannone? Meglio al sole

Ecco qualche calcolo di convenienza per le aziende che vogliono puntare sul fotovoltaico

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Scambio sul posto e incentivo rendono appetibile l'investimento

In forte crescita, specialmente in questo ultimo anno, le aziende che hanno deciso di installare sopra i propri capannoni industriali pannelli fotovoltaici.

Molti si staranno chiedendo non solo se l'operazione possa essere economicamente conveniente ma anche, quali siano i costi e, nondimeno, quale possa essere il rischio intrinseco legato a tale investimento.

Sulla base del decreto ministeriale del 19 febbraio 2007, il ministro dello sviluppo economico, ha dettato i criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare.

In particolar modo, all'art. 2, il decreto prevede che gli impianti fotovoltaici possano essere di tre tipi: non integrati, parzialmente integrati ed integrati. La nostra ipotesi di partenza prenderà in considerazione dei moduli parzialmente integrati, casistica sicuramente più frequente quando si parla di installazione di pannelli sopra fabbricati industriali (importante definire ciò in quanto l'incentivo varierà a seconda dell'assenza, della parziale o della completa integrazione dei pannelli nel tetto).

L'esempio che si considera, riguarderebbe un'azienda industriale che decida di installare pannelli fotovoltaici sopra il proprio fabbricato per 100 kW (per un'azienda che consuma intorno ai 25.000 euro annui di energia elettrica potrebbe essere, verosimilmente, una potenza congrua). Iniziamo con l'analizzare l'ingente entrata finanziaria legata agli incentivi statali: innanzi tutto c'è da precisare che tali incentivi verranno erogati dal Gestore dei Servizi Elettrici – GSE spa per un periodo pari a 20 anni sulla base dei kWh prodotti.

Per il 2009, gli incentivi previsti per un impianto parzialmente integrato con una potenza superiore ai 20 kW è pari ad 0,392 euro ogni kWh prodotto (dal 2010 tale incentivo si ridurrà del 2%).

Questo significa che, a seconda dei kWh che il nostro impianto sarà in grado di produrre, otterremo una somma più o meno elevata di incentivi.

È possibile stimare, in maniera prudenziale, i kWh mediamente generati in un anno da un impianto da 1 kW a seconda che lo stesso si trovi in regioni settentrionali, centrali o meridionali. Tali dati, presenti nel sito del GSE prevedono una forchetta che va dai 1000 ai 1500 kWh /anno a seconda della posizione dell'impianto. Ammettendo che la nostra azienda operi nel centro Italia, dunque con una media prudenziale di 1250 kWh/ annui e avendo considerato che il nostro impianto sviluppi una potenza di 100kW, i kWh totali sarebbero pari ad 125.000.

Siamo dunque in grado di definire quale sarà, mediamente, l'incentivo che ci verrà riconosciuto dal GSE ogni anno: 125.000*0,392 = 49.000,00 euro annui.

Veniamo ora alla seconda voce di ricavo o meglio, di minor costi, qualora anziché rivendere energia decidessimo di consumarla per le nostre esigenze di carattere produttivo.

È questo secondo caso in effetti, l'opzione più frequente per le imprese industriali dato che, l'eventuale rivendita avverrebbe a prezzi più bassi di quanto la stessa non venga pagata con un maggior appeal, dunque, nell'autoprodurre l'energia di cui si necessita.

Nel nostro esempio, considerando un impianto di 100kW, abbiamo stimato un costo annuo intorno ai 25.000 euro.

Questo significa che, oltre alla tariffa incentivante, l'ulteriore beneficio sarebbe legato anche al minor costo da sostenere in quanto l'azienda autoprodurrebbe tutta l'energia di cui dovesse aver bisogno. In conclusione, l'entrata effettiva annua considerando l'incentivo oltre che il risparmio di energia, poste le nostre ipotesi di partenza, sarebbe pari a 74.000 euro.

Veniamo ora ai flussi di cassa negativi: Negli ultimi due/tre anni, i costi per la realizzazione di un impianto si sono notevolmente abbassati. A seconda, evidentemente, che un'azienda decida di ottenere un chiavi in mano piuttosto che una realizzazione in economia, i costi potrebbero variare anche di molto. Volendo anche in questo caso effettuare una stima prudenziale, andiamo a considerare un costo medio di realizzazione al kW di 4.000 euro circa. Ciò significa che il costo complessivo dell'impianto sarà pari, grosso modo ad 400.000 euro + Iva.

Potremmo a questo punto considerare tre distinte situazioni: la prima in cui l'impianto venga interamente finanziato da un istituto di credito (Tabella 1), la seconda in cui venga interamente autofinanziato dall'azienda (Tabella 2) e la terza (Tabella 3), forse la più verosimile, in cui l'impianto venga finanziato per il 20% dall'azienda e per il restante 80% da un istituto di credito.

Tabelle


In tutte e tre le situazioni, oltre ai 400.000 euro per ottenere un impianto chiavi in mano, abbiamo anche considerato un'incidenza annua dell'1% sul valore dell'impianto relativamente alle spese di manutenzione e un'ulteriore 1,5%, sempre sul valore totale, per quanto riguarda la polizza assicurativa a copertura dei possibili danni derivanti da eventi atmosferici, furti, malfunzionamento ecc. Mentre con riferimento al primo valore, la fonte del GSE ci conforta e conferma la prassi sperimentata, con riferimento al secondo, possiamo considerare un margine di errore di +/- 0,5 in considerazione del tipo di compagnia con la quale stipuleremo la nostra polizza e, soprattutto, del tipo di rischi dai quali vorremo essere coperti.

Ciò detto, le tabelle in pagina mostrano come, da un punto di vista meramente finanziario, seppur di fronte a una situazione semplificata (si pensi al fatto ad esempio che l'Iva, pur essendo una partita di giro e dunque finanziariamente a saldo 0, non venga considerata per una questione di comodità) possiamo trarre le seguenti conclusioni: nel primo caso, ovvero quello interamente finanziato da un istituto di credito, si nota come, seppur si rientrerà definitivamente dall'operazione di investimento al termine dei 20 anni, l'azienda in questione è in grado di generare dei flussi di cassa positivi per 32.000 euro circa all'anno.

Nel secondo caso invece, finanziando completamente l'operazione, si stima un tempo di ritorno del capitale investito pari a circa sei anni e mezzo con dei flussi di cassa positivi per 64.000 euro. Infine il terzo ed ultimo caso, in cui l'investimento viene autofinanziato per il 20%: Si rientrerebbe dell'investimento iniziale in poco più di due anni e si avrebbe la capacità di generare quasi 39.000 euro di flussi l'anno.

In conclusione alcuni rapidi aspetti più di carattere economico-fiscale: l'impianto fotovoltaico, come tale, costituisce un bene strumentale all'attività svolta per cui, il costo di acquisto o di realizzazione sarà soggetto ad ammortamento.

Il coefficiente a oggi previsto è pari al 9% annuo (la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 46 del luglio 2007, assimila gli impianti fotovoltaici alle centrali termoelettriche che, da tabella allegata al decreto ministeriale 31/12/1988 è appunto pari al 9%). La tariffa incentivante verrà considerata componente positiva di reddito e, come tale, tassata sulla base dell'aliquota Irpef/Ires.

In ultimo, la possibilità di poter abbattere completamente il costo legato all'energia elettrica avrà come contropartita un ampliamento della base imponibile in parte compensabile, come detto, dall'ammortamento dell'impianto.


Autore: Francesco Campanari
Fonte: ItaliaOggi Sette – 19 Ottobre 2009

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