Il mercato dei capitali ed il mercato expandi

Il processo

*

Vediamo ora di descrivere come si possa articolare il processo che potrebbe portare alcune delle tante piccole e medie imprese italiane ad approviggionarsi di risorse finanziarie in Borsa, ed eventualmente su «Expandi».

Il primo aspetto che deve essere analizzato è cosa sia ad influenzare la scelta circa le modalità di quotazione, ed in particolare come le scelte vadano poi a sposarsi con le richieste del mercato dei capitali; le variabili più significative potrebbero essere l'aspettativa delle dimensioni di flottante da reperire sul mercato (in relazione allo stock già posseduto dagli azionisti), la necessità di vendere azioni già esistenti o di realizzare un aumento di capitale, la volontà di fare una IPO o di farne una istituzionale.

La struttura dell'offerta globale è pertanto un mix equilibrato di variabili e si indirizza di conseguenza su di una precisa strutturazione e su di un definito mercato di destinazione.

Giusto per orientare queste affermazioni, se consideriamo le 27 «IPO» realizzate nell'ultimo triennio, vi è stata una grande variabilità di flottante generato (con estremi che sono andati dal quasi 70% di Azimut, al 11,5% di Apulia Prontoprestito, appunto su Expandi), strettamente connessa alla dimensione assoluta dell'offerta (e quindi alla sua contendibilità sul mercato), ma anche corredata alla possibilità di smobilizzo degli investimenti e quindi alla volatilità ed alla liquidità attesa su quel titolo.

Analogamente, la scelta dell'investitore influenza la stabilità della partecipazione nell'azienda, per cui se la sottoscrizione avviene da parte di investitori «retail» è facile immaginare una aspettativa di liquidità immediata che invece è logico non attendersi da parte di investitori istituzionali come banche e fondi di investimento, che hanno logiche di lungo periodo: negli ultimi tre anni, i casi analizzati hanno visto riservare una quota molto spesso superiore al 70% agli investitori istituzionali.

È quindi la comunità degli investitori, ovvero dei soggetti che in funzione dell'orizzonte temporale e della propensione al rischio esercitano il ruolo di «stakeholders» più o meno attenti al dividendo, che l'offerta di una «matricola» ha una riuscita più buona di altre.

Il successo può anche essere aiutato dalla esistenza di incentivi, che oltre a contribuire ad aumentare l'appetibilità dell'offerta, possono stabilizzare nel tempo la base azionaria (quelle di più recente ingresso nell'IPO) e rassicurare sulla capacità del management di raggiungere gli obbiettivi.

Ricordiamo ad esempio la «Bonus Share» che attribuisce una percentuali di azioni gratuite in rapporto ai titoli detenuti per almeno un certo numero di anni, od il collocamento privato di un certo numero di azioni, riservato ai dipendenti dell'azienda, od infine una politica dei dividendi chiara e predefinita.


Autore: Gabriele Toma
Fonte: Pmi - Ipsoa Editore, n. 7, Luglio 2006


In partnership con IPSOA

Risorse

Le notizie

Innovazione e finanziamenti

Spese di rappresentanza

Imprese e incentivi: aiuti de minimis

Tassi agevolati


Gli strumenti

Destinazione Impres@

Sicurezza informatica

Promozioni in corso

Pillole di tecnologia