Il pacchetto di aiuti da 20 mld predisposto dalla Commissione europea guarda alle microimprese
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Saldo del debito in 30 giorni e bilanci semplificatiUna serie di misure a breve termine per rilanciare la domanda, salvare posti di lavoro e contribuire a far rinascere la fiducia unite a investimenti intelligenti per garantire una crescita sostenibile del Vecchio continente. Sono questi i due pilastri del piano globale da 200 miliardi di euro (pari all'1,5% del pil di Eurolandia) messo in piedi dalla Commissione europea per traghettare l'Ue fuori dalla palude della crisi internazionale che ha messo in ginocchio l'economia dei 27. La strategia di Bruxelles sembra puntare quasi tutto sulla leva della politica fiscale dei paesi membri, a cui è affidata la fetta più consistente del piano di aiuti all'economia. Ben 170 miliardi di euro su un totale di 200, infatti, dovranno provenire dai singoli stati membri, mediante azioni operate nel quadro dei loro bilanci, mentre i restanti 30 miliardi di euro (0,3% del pil europeo) avranno una derivazione centrale attraverso misure legate al bilancio dell'Ue e della Banca europea per gli investimenti. L'allargamento dei cordoni del patto di stabilità e di crescita, tuttavia, dovrà risultare soltanto temporaneo (al massimo due o tre anni). Il piano dovrà passare adesso l'analisi dei capi di stato e di governo dei paesi membri dell'Unione prima di ottenere il disco verde in occasione della prossima riunione del Consiglio europeo in agenda per l'11-12 dicembre prossimi. Sostegno a lavoratori e impreseIl piano presentato dalla Commissione prevede la salvaguardia e la tutela dei posti di lavoro messi a rischio dalle difficoltà finanziarie legate alla crisi internazionale. È per questa ragione che il presidente Barroso ha proposto di semplificare i criteri applicati al sostegno del Fondo sociale europeo, riprogrammando la spesa e incrementando i pagamenti degli anticipi dall'inizio del 2009. il direttivo di Bruxelles ha messo sul piatto un finanziamento di 4,5 milioni di euro provenienti dal fondo di coesione, oltre al riesame del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (Feag) per ampliarne il campo di applicazione e consentire interventi più rapidi di sostegno verso coloro che rientreranno nei piani di riduzione del personale da parte delle imprese europee. Per creare domanda di manodopera, inoltre, la Commissione Ue ha esortato gli stati membri a prendere in considerazione una riduzione dei contributi sociali versati dai datori di lavoro per le persone a più basso reddito, chiedendo inoltre al Consiglio di adottare entro la primavera 2009, la direttiva proposta per rendere permanenti le aliquote Iva agevolate per servizi ad alta intensità di lavoro. A queste vanno aggiunte le misure introdotte da Bruxelles per stimolare l'attività delle piccole e medie imprese che rappresentano la struttura portante dell'economia del Vecchio continente. Il piano di ripresa si baserà infatti sul sostegno alle pmi, attraverso l'abolizione dell'obbligo per le microimprese di elaborare conti annuali, l'accesso agevolato agli appalti pubblici e l'assicurazione di pagamento a 30 giorni delle fatture emesse verso le autorità pubbliche. Il piano comprende anche ulteriori iniziative volte ad applicare le norme sugli aiuti di stato in modo da disporre della massima flessibilità per affrontare la crisi pur mantenendo condizioni di equa concorrenza. Tra queste, un pacchetto di semplificazione per accelerare il processo decisionale, un aumento temporaneo della soglia di sicurezza per il capitale di rischio a 2,5 milioni di euro e, sempre a titolo temporaneo, maggiori possibilità per gli stati membri di garantire i prestiti alle imprese. La riduzione dell'Iva«La riduzione dell'imposta sul valore aggiunto rappresenta una delle misure che possono adottare i paesi membri per far fronte alle richieste di intervento di carattere fiscale proposto dalla Commissione europea all'interno del piano anti crisi presentato nei giorni scorsi», ha dichiarato Maria Assimakopoulou, portavoce del commissario europeo per la fiscalità e l'unione doganale, Laszlo Kovacs. «I paesi europei hanno diritto ad abbassare l'Iva fino al livello minimo del 15% senza dare comunicazione alla Commissione. Ogni intervento riduttivo al di sotto di questa soglia dovrà invece ottenere il disco verde da parte di Bruxelles». Secondo Assimakopoulou, il piano della Commissione prevede una riduzione dell'imposta sul valore aggiunto al di sotto della soglia del 15% per i servizi ad alta intensità di lavoro e per i prodotti ecologici e i servizi alle costruzioni, come ventilato dall'Eliseo che nei prossimi giorni dovrebbe proporre un abbassamento dell'Iva relativa all'industria automobilistica e al settore delle costruzioni dove l'imposta potrebbe arrivare a toccare il 5,5% dall'attuale 19,6%. Più contenuto, invece, l'intervento del governo britannico che in settimana ha dato una sforbiciata all'imposta sul valore aggiunto di 2,5 punti percentuali portandola dal 17,5 al 15% a partire dal primo dicembre prossimo. Da solo il taglio dell'Iva costerà alle casse pubbliche britanniche 12,5 miliardi di sterline. Resteranno esclusi dal taglio dell'imposta sul valore aggiunto alcolici, tabacchi e carburanti, per cui sono state previste misure di compensazione specifiche che faranno in modo da lasciare le imposte indirette stabili ai livelli attuali. Queste misure a sostegno della crescita verranno finanziate aumentando le emissioni di nuovi titoli di stato: per l'anno in corso è previsto il raddoppio delle emissioni di corporate bond britannici a 78 miliardi di sterline mentre il prossimo anno risulteranno pari a 118 miliardi.
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