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Aumenta l'accesso al credito delle pmi per il periodo maggio-agosto 2008. Segue a stretto giro il pessimismo delle imprese, che sale, secondo l'Isae, dal 23 al 27%. Nonostante il settore bancario mantenga tassi di crescita considerevoli (la crescita media del semestre considerato in questa rilevazione è stata del 12,4%), la percezione delle imprese è quella di una crescente difficoltà nel reperimento del credito. Tuttavia, alla difficoltà di accedere al credito si associa un aumento considerevole nel saldo relativo all'indebitamento a breve e a lungo, che passano rispettivamente da 4,9 a 9,6% e da 3,6 a 6,2%, rispetto al periodo precedente. Il debito di breve periodo si avvicina a quello relativo all'autofinanziamento (10,1%), da sempre ben inferiore. È questa l'analisi compiuta dalla decima indagine congiunturale a cura del Centro Studi Confapi e dell'ufficio Research & Strategy (Gruppo UniCredit) per UniCredit corporate banking, che ha riguardato 2.059 imprese di piccole e medie dimensioni. In generale, le imprese che hanno risultati migliori tendono a sostituire il debito a medio lungo termine con autofinanziamento. In relazione alla dimensione impresa, si notano alcuni cambiamenti nel finanziamento alle aziende: la classe che si sente più vincolata è quella da 100 a 249 addetti, mentre fino a oggi sono sempre state le imprese più piccole (tipicamente quelle da 1 a 9 addetti) a soffrire maggiormente quando il mercato era sfavorevole. In ogni caso si conferma che le classi intermedie sono quelle che sembrano reggere meglio le diverse fasi del ciclo finanziario. Nel complesso, tuttavia, si può dire che la percezione dell'inasprirsi delle condizioni di erogazione è diffusa alle diverse dimensioni di impresa. «Le banche devono essere partner degli imprenditori e a fronte di tanta onerosità devono garantire risorse», ha dichiarato Valentina Sanfelice, presidente del gruppo giovani imprenditori di Confapi. «Se questo principio viene meno e si interrompe quel ciclo virtuoso che dovrebbe essere rappresentato dalla valutazione di un progetto, dall'erogazione di risorse finanziarie per il suo sostegno, e dalla restituzione delle somme grazie ai redditi generati dalla sua realizzazione, rischia di crollare il sistema imprenditoriale italiano fatto per il 98% da piccole e medie imrpeseimprese», conclude la Sanfelice. Indietro tutta: la fiducia torna ai livelli del 2005.Le imprese intervistate fotografano una situazione peggiore rispetto alle attese di alcuni mesi fa. Le aspettative hanno toccato i bassi livelli del 2005 (i più bassi degli ultimi 10 anni). La produzione, gli ordini e il fatturato registrano una riduzione del saldo a due cifre percentuali. Le piccole imprese in una fase di difficoltà, come l'attuale, tendono comunque ad avere come mercato di riferimento quello domestico, che dai dati Istat è invece più fragile rispetto a quello Ue e soprattutto extra Ue, e che quindi il processo di internazionalizzazione o, quanto meno, di accentuazione della vocazione all'export, non sia poi così profondo. Al contempo, cala l'occupazione e anche l'utilizzo di lavoro straordinario. ![]() Aumentano i costiE a pagare sono i consumatori. L'incremento dei costi di produzione è stato scaricato in parte sui prezzi di listino, segnalando che una quota consistente di imprese ha applicato incrementi nei prezzi di vendita dall'1 al 4% (37% di questa rilevazione contro il 26% dell'ultima). Dalle indicazioni delle imprese sui primi sei mesi di quest'anno emerge l'impatto negativo originato dalle tensioni sui costi delle materie prime, trainati dal prezzo del petrolio che nella prima parte dell'anno ha mostrato incrementi record, fino a toccare ai primi di luglio il picco di 145 dollari al barile. Nonostante quest'ultima sia la tornata dell'indagine in cui si registra il maggior incremento nei prezzi di vendita, non sembra che questo sia risolutivo in termini di profittabilità delle imprese: il saldo relativo all'utile lordo segnala una situazione in peggioramento per gran parte delle imprese, toccando il minimo di -14,2%, mai raggiunto dopo il I semestre 2005. Mentre in passato, soprattutto nelle fasi di difficoltà, c'era un gruppo di imprese che sembrava avere trovato le strategie giuste per competere, adesso anche le migliori sembrano subire la criticità dell'attuale momento. ![]() Il manifatturiero soffre. Ottimiste le imprese maggioriI settori più colpiti dalla crisi sono le pelli, cuoio e calzature, i trasporti, la gomma e plastica, le costruzioni. Tutti questi comparti registrano un saldo relativo al livello della produzione negativo o, nel caso delle costruzioni, pari a zero. Di questi settori quello in cui la crisi dimostra di essere più persistente è quello delle pelli, cuoio e calzature, che rimane in territorio negativo per il terzo semestre consecutivo. I trasporti risentono probabilmente delle difficoltà legate agli aumenti dei prezzi dei carburanti, mentre le costruzioni scontano il ridimensionamento del comparto immobiliare, innescato, a livello internazionale, dalla crisi dei mutui e dallo sgonfiamento della bolla speculativa in molti paesi, che ha finito per contagiare anche l'Italia. I settori che invece sembrano risentire meno della congiuntura avversa in termini di livello dell'attività produttiva sono la meccanica, l'elettronica e l'information and communication technology. Lo scettro di miglior settore va all'agroalimentare, che mostra una maggior tenuta in termini di ordini, fatturato e occupazione, il cui saldo addirittura cresce. La situazione peggiore la vivono il settore chimico (-34,8% da -2,6%), seguita dalla metallurgia (-21,2% da -5,5%) e della gomma e plastica, che, con -21,2%, prolunga nel primo semestre 2008 una lunga serie storica di variazioni negative dell'utile. Le difficoltà della congiuntura sono avvertite soprattutto dalle piccole e piccolissime imprese, mentre, al crescere della dimensione aziendale, migliorano i giudizi sulla situazione corrente di produzione, ordini e fatturato. In particolare, le imprese piccolissime (tra 1 e 5 addetti) presentano saldi negativi, in termini di produzione e ordini, in ulteriore peggioramento rispetto al già difficile semestre precedente, e mostrano difficoltà anche riguardo al fatturato, che fino alla precedente rilevazione si manteneva a livelli soddisfacenti. Peggiora in maniera significativa la situazione delle imprese con un numero di addetti fra 10 e 20, che fino al semestre precedente sembravano riuscire a fronteggiare la congiuntura avversa in maniera più efficace rispetto alle imprese piccolissime. Andamenti meno negativi si riscontrano nella classe dimensionale tra 50 e 99 addetti e soprattutto nelle imprese più grandi del campione, quelle cioè tra 100 e 249 addetti. In sostanza, le previsioni meno negative si riscontrano nelle due classi estreme, quelle delle piccolissime e delle medio-grandi imprese, mentre le aziende intermedie sembrano soffrire di più. Investimenti in parziale recuperoDopo la forte caduta avvenuta nel secondo semestre 2007, gli investimenti mostrano segnali di parziale recupero nel primo semestre 2008. Impianti e macchine per ufficio, mezzi di trasporto, ricerca, formazione e marchi le principali voci di investimento. Aumentano pure, rispetto alla rilevazione precedente, le imprese che hanno intenzione di effettuare investimenti nel prossimo semestre. Con il 44,7% di risposte affermative, contro il 37,2%, della precedente survey, il dato appare in linea con le altre rilevazioni. Si investe più sul mattone e le infrastrutture che su ricerca, innovazione e formazione, che reggono bene grazie al credito d'imposta automatico previsto nella Finanziaria 2007.
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