Pmi e derivati, dai tassi ai cambi

Mercato dei cambi e dei prodotti derivati in Italia

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Una tuta spaziale può aiutare a coprirsi dalla pioggia, ma un semplice impermeabile è senz'altro più comodo e molto, ma molto, più economico. Paradossalmente la logica sottostante l'uso di strumenti finanziari derivati è altrettanto banale. Inutile imbarcarsi in contratti onerosi e incomprensibili. Specie se si è una piccola realtà imprenditoriale che deve già fronteggiare gli interessi di un finanziamento.

I derivati, se usati bene e acquistati con coscienza, servono a scongiurare perdite, non a causarle. Quando si contrae un mutuo non ci si deve sentire obbligati a esporsi ad altro se non si conoscono i propri limiti. Meglio pagare un tasso più alto a un altro istituto di credito, anziché imbarcarsi in un pericoloso prendi 2 paghi 3. Già, perché secondo le ultime stime della Banca d'Italia c'è un esercito di quasi 40 mila piccole e medie imprese mascherate da astronauti e con l'acqua alla gola.

Per il semplice motivo di aver «frainteso» ciò che la propria banca gli ha proposto e venduto oltre il fido. E non è solo un problema di comunicazione. Ma probabilmente anche di cultura finanziaria. Un buon imprenditore quando va in banca sa di quanti fondi ha bisogno e quanto può pagare per ottenerli.

Allo stesso tempo, solo se ha le conoscenze può fare un passo più in là. E cioè deve saper negoziare con la stessa banca o con un'altra istituzione finanziaria ciò di cui ha bisogno per mitigare la sua esposizione alle oscillazioni dei tassi di interesse o di cambio. Sia ben chiaro che rischio è un concetto matematico-statistico non un sentimento come la paura. Fissato l'obiettivo va solo trovato e contrattato lo strumento adatto.

Dunque, il verbo giusto, nuovamente, è negoziare. I derivati sono spesso contratti bilaterali che non hanno niente a che fare con un mercato regolamentato. Per le 40 mila pmi che la Banca d'Italia a marzo ha scoperto essere in rosso per un totale di oltre 4 miliardi di euro non si è trattato probabilmente di contrattazione. Sia ben chiaro che la cosa non è nuova, già agli inizi del 2005 un'altra indagine della Consob aveva messo alla luce prima dell'istituto di Via Nazionale una voragine della stessa entità. Il fatto è che la maggior parte delle volte il soggetto che ha dato in prestito denaro all'azienda è lo stesso che gli ha svelato il modo per evitare di farsi pagare di più, ma sempre a pagamento.

Sembrerebbe un controsenso. Non lo è. Dopotutto non si può accettare di entrare in una posizione long su derivati, per fini di copertura, senza sapere per cosa si paga. Una pmi dovrebbe diffidare dai pacchetti confezionati su misura, perché solo lei può conoscere e fornire le sue misure e sapere quanto è disposta a pagare. Le regole da seguire sono semplici. Per esempio, nozionale e scadenza del derivato non devono essere superiori a quelle del finanziamento.

Nel caso di uno swap gli interessi ricevuti dalla banca devono seguire lo stesso andamento di quelli che si pagano sul finanziamento, e non si dovrebbe scegliere un contratto in cui l'esposizione a variazioni negative sia sproporzionata rispetto al caso contrario.

Attenzione poi ai derivati composti, i cosiddetti embedded derivatives, che al loro interno contengono altri prodotti. È qui che spesso nascono i problemi. Uno swap normale consente a un imprenditore che paga per esempio un tasso variabile su un fido di 100 di evitare le perdite in caso di tassi in rialzo.

Con lo swap infatti l'impresa può decidere di pagare un tasso fisso calcolato in base allo stesso nominale del fido in cambio di un tasso variabile, corrisposto dalla banca, calcolato sempre sul medesimo nominale e indicizzato ai tassi di mercato. Molti imprenditori che pensavano di aver stipulato un contratto del genere alla crescita dei tassi si son trovati ancora a perdere. Apparentemente senza motivo.

Infatti il «trucco» stava nell'aver sottoscritto un prodotto che aveva delle barriere di attivazione. Strumenti finanziari esotici che attivano l'effetto positivo del contratto e rendono efficace la copertura solo al verificarsi di una certa condizione, non solo la crescita dei tassi ma per esempio il superamento di una soglia limite stabilita a priori.

Prima di quella soglia in pratica il contratto, oneroso, non serviva a nulla. Deve essere ben chiaro che le banche, essendo anch'esse aziende, ottengono ottimi guadagni sulla vendita di contratti derivati, soprattutto se sofisticati. Per questo finché ci sarà qualcuno che li compra continueranno a venderli e a specularci.

L'Ufficio italiano cambi, su commissione della Banca dei regolamenti internazionali, ha condotto anche quest'anno l'indagine triennale sul volume delle transazioni effettuate sui mercati dei cambi e derivati da 26 aziende di credito italiane e una filiale di banca estera. Le stime ottenute indicano che l'attività di queste istituzioni finanziarie nel settore dei cambi e dei prodotti derivati rappresenti rispettivamente ben l'82 e il 92% del totale. Tenendo conto della rappresentatività del campione, nello scorso mese di aprile il volume lordo complessivo dei contratti in cambi dell'intero sistema è stato pari a 856 miliardi di dollari (vedere tabelle), circa 43 miliardi di dollari per giorno lavorativo. Il mercato si è evoluto rispetto a tre anni fa, spostandosi più sugli strumenti sulle valute che sui tassi di interesse.

In particolare il mercato dei cambi, esclusi i derivati ha generato il 53% del risultato complessivo. Il contratto più venduto è lo swap che regna sull'83%o delle negoziazioni a termine delle valute e sull'82% delle transazioni del mercato dei tassi di interesse.

Nel mercato delle valute poi, l'outright forward, un'operazione di acquisto o di vendita per consegna in data successiva alla data di valuta con la quale si fissa il cambio a cui si tratterà la valuta in futuro alla scadenza, è aumentato di 2/3 rispetto a tre anni fa, mentre le opzioni si sono dimezzate. Le operazioni in euro rappresentano l'86% del volume complessivo e le transazioni euro/dollaro costituiscono l'82% di tutte le operazioni contro euro.

Turnover dei mercati dei cambi e dei prodotti derivati in Italia - Aprile 2007


Autore: Pasquale Scordino
Fonte: ItaliaOggi Sette – 5 Novembre 2007

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