Forte aumento nel corso del 2006 della rischiosità economico-finanziaria complessiva dei Piccoli operatori economici italiani, ovvero le imprese con meno di 10 addetti o 2,5 milioni di euro di fatturato. L'allarme è stato lanciato attraverso la settima edizione dell'Osservatorio sulla finanza per i Piccoli operatori economici redatto da Crif decision solutions e Nomisma. In base al rapporto, il livello di rischio per i piccoli imprenditori italiani ha registrato un incremento del 15,45% rispetto all'anno precedente con un contributo determinante del rischio esogeno (+32,29%) legato al contesto economico in cui operano e a cui è fortemente legata la tenuta competitiva. Il rischio endogeno, invece, ha registrato una contrazione seppur modesta (-2,35%), grazie al miglioramento nella gestione finanziaria e a un maggior equilibrio fra tempi di incasso e pagamento. Sul fronte del rischio economico-finanziario, secondo gli analisti dell'Osservatorio Crif decision solutions - Nomisma, a livello territoriale le regioni del Sud e insulari sono quelle in cui i Piccoli operatori economici (Poe) vanno considerati con maggiore cautela, in quanto risentono maggiormente del clima economico circostante. «In questa macroarea, il rischio esogeno dei Poe (ovvero il rischio di fallimento del piccolo operatore economico derivante dall'ambiente economico in cui svolge la sua attività) ha raggiunto nel 2006 il valore più alto mai toccato dall'inizio del decennio», spiegano gli esperti che hanno redatto il rapporto. «Allo stesso modo, le regioni in cui il livello del rischio esogeno per i Poe è più basso sono Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lombardia e Veneto, ossia quelle del Nordest e alcune regioni più virtuose delle altre macroaree del paese». ![]() In chiave dinamica, oltre all'incremento sostanziale del rischio esogeno, gli esperti hanno rilevato anche l'esistenza di un fenomeno di convergenza verso il peggioramento fra le aree migliori (Nordest +49,66%) e quelle in maggiore difficoltà (Sud e isole +21,06%), testimoniato dalla crescita più accelerata del rischio ambientale nelle aree più favorevoli allo viluppo di attività economiche. «A fronte di un incremento generalizzato del rischio esogeno, si registra invece una contrazione del rischio endogeno (ovvero il rischio di fallimento connesso all'adeguatezza e coerenza del comportamento del Poe rispetto alle dinamiche di mercato in cui è inserito) in tutte le aree, ad eccezione del Nordovest che risulta in maggiore difficoltà nella gestione finanziaria a medio e lungo termine», aggiungono gli esperti del Crif decision solutions - Nomisma. I dati relativi alla dinamicità indicano poi che i Piccoli operatori economici di tutte le regioni italiane si posizionano su livelli bassi, con l'eccezione di Trentino-Alto Adige e Sardegna. La dinamicità appare tuttavia in crescita nelle regioni meridionali (+17% il dato di macroarea) con l'eccezione della Calabria, dove si è registrato un calo del 25%. In negativo spiccano anche i Poe del Friuli-Venezia Giulia (-33,9%), dell'Umbria (-36%), della Liguria (-3,6%) e del Piemonte (-1,2%). A livello settoriale, sotto il profilo della dinamicità delle microimprese, spiccano in positivo i settori della stampa ed editoria e del legno e mobili, che appaiono come i più dinamici con incrementi della dinamicità di circa il 25%, e i settori del sistema moda e dei servizi privati che, pur non avendo indicatori di elevata dinamicità, mostrano i maggiori incrementi rispetto al 2005 (+26,38 e +47,33% rispettivamente). Questi segnali di ripresa non si riscontrano invece nei settori dell'alimentare (-8,42%), dei trasporti (-11,55%), del commercio e riparazione di autoveicoli (-22,82%), dove la dinamicità risulta in diminuzione rispetto al 2005. In questo panorama, il rischio economico-finanziario dei Poe si mantiene ancora elevato in tutti i settori, ed è in aumento in ogni ambito di attività a eccezione del settore della stampa ed editoria (-0,98%). Una crescita moderata del rischio è stata rilevata nei settori alimentare (+0,63%), gomma e plastica (+8,47%) e commercio e riparazione di autoveicoli (+8,75%). Negli altri settori il rischio è in crescita di circa il 16-17%. «La maggiore incidenza nella crescita del rischio è associata alle condizioni economiche del singolo settore (il rischio esogeno) su cui le imprese non possono incidere», hanno tenuto a precisare gli esperti di Crif decision solutions - Nomisma. Per quanto attiene alla possibilità di migliorare la propria capacità di affrontare le difficoltà di mercato gli analisti hanno invece rilevato che in diversi settori di attività i Poe hanno agito in senso migliorativo nel corso degli ultimi mesi. In particolare il rischio endogeno risulta in sostanziale contrazione nei settori dei servizi privati (-11,01%), nell'alimentare (-9,31%), nel settore agricolo (-7,50%) e in quello meccanico (-6,85%). Viceversa, in sostanziale crescita, il rischio endogeno solo nel settore dei trasporti (+12,60%). «È la gestione finanziaria a breve e medio termine che consente alle imprese di ridurre la propria esposizione alle fluttuazioni di mercato e determina una maggiore stabilità finanziaria che ne riduce la rischiosità», si legge nell'ultima edizione dell'Osservatorio sulla finanza per i Piccoli operatori economici. «Il miglioramento delle condizioni di incasso e pagamento è il fattore che ha permesso l'avvio di una gestione più virtuosa delle condizioni finanziarie. Questo si è verificato in modo diversificato tra i settori e, quindi, anche le condizioni di rischio non sono omogenee fra le diverse attività economiche».
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