L'It è sempre più verde. Per molte aziende, infatti, policy e investimenti in tecnologie che riducono l'impatto ambientale delle loro attività sono diventate una parola d'ordine. Soprattutto se, così facendo, fanno breccia nel cuore dei consumatori (una parte dei quali si dimostra attento alla salvaguardia del pianeta) e conseguono risparmi consistenti dal punto di vista energetico. In questo caso, tuttavia, le aspettative dei manager nei confronti di tali soluzioni non sembrano trovare riscontro nella realtà. Almeno nel breve periodo. Il termine «Green It» indica l'insieme della attività e delle tecnologie finalizzate allo sviluppo sostenibile nel campo dell'Information technology. Tuttavia per molte aziende la scelta di sviluppare una strategia «ecologica» non è solo di carattere etico. Alla sue spalle vi sono anche considerazioni di opportunismo economico. Da un lato la possibilità di migliorare l'immagine e di aumentare le vendite presso una porzione consistente di consumatori interessati, quando non attivi nella conservazione del pianeta. Dall'altro la promessa di poter conseguire risparmi sui costi energetici. Per quanto riguarda il primo aspetto, secondo e-Marketer (che in un recente report dedicato agli Stati Uniti ha fatto il punto sul rapporto tra imprese, tecnologia e ambiente), il 32% su un campione di oltre 600 aziende americane sostiene che l'ecologia rappresenta il quarto trend più importante nel campo del marketing dopo la corretta messa in opera delle attività base, il search engine optimization per risultare ai primi posti tra i motori di ricerca e la personalizzazione. Il tema del risparmio energetico risulta estremamente importante per le aziende operanti nel settore dell'hi-tech. Negli Stati Uniti il riciclaggio e il risparmio energetico sono fattori in grado di influenzare il comportamento d'acquisto. Il 57% degli statunitensi con più di 18 anni afferma che il suo comportamento d'acquisto sarebbe influenzato dal giudizio sintetico sull'efficienza energetica degli elettrodomestici/device elettronici. Una percentuale di rispondenti compresa tra il 39 e il 48% valuta allo stesso modo l'assicurazione del produttore che riciclerà i vecchi elettrodomestici, di utilizzare fonti energetiche pulite o rinnovabili nel processo produttivo, che il device è fatto con materie riciclate. Una recente indagine di Green Factor sul tema mostra che, benché in ogni paese o regione i leader cambino, quelli che costantemente vengono percepiti come «brand verdi» sono Microsoft, IBM, Intel, HP, Sony, Apple e Dell. Il secondo aspetto del Green It, come detto, riguarda l'utilizzo di tecnologie «a basso impatto ambientale», con il fine primario di ridurre i consumi di energia. Secondo un'indagine internazionale di Idc su un campione di poco meno di 300 manager, la metà dei rispondenti considera importante ridurre l'impatto ambientale della propria azienda. Sempre sul totale dei rispondenti, il 45% ritiene che l'IT abbia un ruolo importante in questo sforzo e un terzo pensa che i fornitori debbano avere un'offerta «verde». Sempre secondo IDC in dieci anni, la spesa in power and cooling è più che raddoppiata. Una strategia «verde» è quindi indispensabile. Lo sviluppo di tale strategia, che si basa su un mix complesso di attività, è tuttavia frenata da un parco macchine ormai (o già, se si tiene conto della velocità dell'innovazione in questi settori antiquato). La vita media di un datacenter, per esempio, è di circa 12 anni. Allo stato attuale, quindi, la maggior parte di quelli installati non presenta le caratteristiche di risparmio energetico imposte alle nuove unità vendute. Più nel dettaglio, un datacenter di medie dimensioni consuma circa 250 Kw (quasi quanto un quartiere). Secondo le stime del Politecnico di Milano solo il 18% di questa energia viene impiegata a fini di calcolo. Il 42% sostiene il funzionamento dei dischi rigidi e altre attività. Mentre il restante 40% viene impiegato per il raffreddamento e i gruppi di continuità. Ma quanto si potrebbe risparmiare attraverso una strategia basata su policy e tecnologie verdi? Fatte salve le differenze relative alle metodologie di indagine utilizzate.Una ricerca indipendente commissionata in Gran Bretagna da Bell Micro, società specializzata nella distribuzione di componenti per computer, rivela che la mediana dell'energia risparmiata dalle aziende che hanno adottato policy di green IT è appena del 10%. Risparmi energetici superiori al 50% sono assenti nelle grandi organizzazioni. Secondo l'indagine non vi sarebbe quindi una diretta connessione tra l'andare verso il verde e risparmi energetici. Del 21% delle imprese che ha dichiarato di avere una green It policy, appena un decimo ha quantificato ogni forma di risparmio riconducendola a iniziative di green It. I due quinti afferma che è ancora presto per verificarne i vantaggi. Mentre il 65% ammette di non sapere a quanto ammonta il risparmio energetico. Per contro, l'89% delle imprese che non hanno ancora adottato delle policy di questo genere sostiene che risparmi possano essere ottenuti solo «going green». In sostanza, quindi, lo studio metterebbe in evidenza come a fronte di un diffuso ottimismo nei confronti del Green IT i risultati ottenuti siano di fatto modesti, almeno nel breve periodo.
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