L'assenza di effettivi propositi di gestione imprenditoriale collettiva determina, insieme alla mancanza di valide ragioni economiche, la qualificazione in senso elusivo della scissione. Nel Parere n. 18 del 16 maggio 2006 il Comitato si è pronunciato su un'istanza presentata da una spa proprietaria di un immobile destinato a uso abitativo, che gestisce economicamente attraverso la locazione delle varie unità immobiliari in parte a terzi, in parte a soci. Le sue azioni sono divise fra tre nuclei familiari composti da:
i tre genitori, capostipite di ogni nucleo familiare, sono tra di loro fratelli. La scissione «da intendersi totale, pur in difetto di esplicita indicazione nell'istanza» comporterebbe, la costituzione di tre nuove società possedute dai tre nuclei familiari. Alle neocostituite beneficiarie verrebbe attribuita una quota del patrimonio della società scissa per un valore corrispondente alla quota attualmente posseduta da ciascun nucleo familiare all'interno della società, trasferendosi i cespiti a valore di libro. L'operazione si motiverebbe con un disaccordo tra i nuclei familiari sulla gestione dell'immobile, con riguardo:
Inoltre se invece della scissione si assegnasse l'immobile pro quota a ciascun nucleo familiare, si determinerebbe una comunione pro indiviso nell'ambito di ciascun nucleo, che richiederebbe determinazioni unanimi per qualunque operazione di gestione. Nella visione del Comitato la scissione deve intendersi come un'operazione di riorganizzazione aziendale, rispondente a finalità e strategie imprenditoriali, e deve essere valutata nella prospettiva d'interesse dei soggetti societari che ne sono protagonisti e non dei singoli soci. Un elemento di valutazione delle finalità dell'operazione è costituito dal verbale di assemblea da cui emerge che una progressiva disdetta delle locazioni a terzi, «in favore di una crescente utilizzazione diretta delle unità immobiliari da parte degli azionisti». Manca inoltre nel caso di specie:
Non condivisa poi la valutazione negativa della comunione pro indiviso alternativa alla scissione giacché comporterebbe una gestione «unanimistica» dell'immobile ma al contrario sta a testimoniare la volontà dei tre fratelli «di procedere a una ripartizione dell'immobile in vista di una gestione pro parte sostanzialmente individualistica». Sulla base di tali elementi il Comitato ha quindi ritenuto che la scelta della scissione non debba ritenersi motivata da un'esigenza di riorganizzazione aziendale nell'interesse della società scissa e della beneficiaria quanto piuttosto da un'esigenza di scioglimento dell'attuale assetto societario assegnando ai soci uscenti porzioni del patrimonio immobiliare. Il parere negativo del Comitato si basa quindi in sostanza sulla:
che conducono a ritenere l'operazione in esame come elusiva in quanto non sorretta da valide ragioni economiche e rivolta all'aggiramento di norme tributarie, con indebito risparmio d'imposta.
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