Simest, il sostegno per le imprese italiane all'estero

Il sostegno agli investimenti esteri

*
In questa pagina
Partecipazione nel capitale delle IepPartecipazione nel capitale delle Iep
Contributo agli interessiContributo agli interessi
Fondo unico di venture capitalFondo unico di venture capital

Il sostegno agli investimenti esteri da parte di Simest viene effettuato attraverso una serie di interventi diversi e complementari, che toccano, in maniera coordinata, entrambe le funzioni prima viste.

Gli interventi di Simest nel campo del sostegno agli Ide delle imprese italiane sono essenzialmente quattro:

la partecipazione nel capitale delle società estere (situate in paesi extra Ue) oggetto d'investimento da parte di imprese italiane (che d'ora in poi, per comodità, definiremo Iep, imprese estere partecipate);

il finanziamento a medio termine a favore di tali Iep;

il contributo agli interessi a fronte di un finanziamento concesso all'impresa italiana da banche italiane o estere, come previsto dall'art. 4 della legge 100/90.

la gestione delle partecipazioni, nel capitale delle Iep, da parte del Fondo unico di venture capital.

A questi interventi si può aggiungere, nella fase che precede l'investimento, il finanziamento agevolato delle spese per la realizzazione di programmi di assistenza tecnica e di studi di fattibilità, connessi a esportazioni o a investimenti italiani all'estero in paesi extra Ue (Dlgs 143/98 - art. 22, comma 5, lett. b - Dm 23 marzo 2000, n. 136), su cui ritorneremo in seguito.

Va subito detto, tuttavia, che Simest raramente ha concesso finanziamenti a favore delle Iep, pur essendo questa misura prevista dal Dlgs 143/98, per vari motivi: la preferenza concessa alla partecipazione nelle Iep, che costituisce il primo e più importante intervento a sostegno degli Ide italiani; la volontà di lasciare il campo dei finanziamenti alle banche partner delle imprese italiane, allargando così il volume dei fondi che possono accompagnare la crescita dei nostri Ide; la scarsa competitività, in termini di costi, di tali finanziamenti.

Partecipazione nel capitale delle Iep

Il principale intervento di Simest è costituito dalla partecipazione nel capitale delle Iep: è il più importante sia perché la partecipazione azionaria di Simest è l'elemento qualificante del suo sostegno agli Ide, sia perché gli altri interventi prima citati sono subordinati a tale partecipazione, e non possono avere luogo senza di essa.

Tale partecipazione, che (salvo deroghe) avviene per un massimo del 25% del patrimonio della Iep, per le particolari modalità con cui viene assunta, non ha tuttavia le caratteristiche di un intervento di private equity, ma piuttosto quello di un lungo "finanziamento ponte nel capitale" a favore della Iep e nell'interesse dell'impresa italiana richiedente. Infatti la partecipazione avviene con l'acquisto delle azioni o delle quote della Iep da parte di Simest (per cui effettivamente Simest figura nel capitale sociale di quest'ultima) con contemporanea:

vendita a termine all'impresa italiana investitrice (al massimo 8 anni, anche in questo caso con alcune possibilità di deroga) ai prezzi correnti a tale data;

cessione, all'impresa italiana investitrice, del diritto di usufrutto sulle azioni o quote (diritti di voto, diritto di ottenere i dividendi ecc.).

Con queste caratteristiche, la partecipazione azionaria di Simest:

da una parte, permette all' impresa italiana investitrice di avere, al momento dell'investimento, un minore esborso per l'acquisto diretto di partecipazioni estere;

dall'altra, addossa al socio italiano un onere annuale (costo dell'acquisizione del diritto di usufrutto, pari in genere all'Euribor o Libor sulla valuta della partecipazione più un margine dell'1,5-2% per anno) e un onere finale, alla scadenza del termine per il riacquisto della partecipazione a prezzi correnti. Oneri questi cui l' impresa italiana investitrice deve far fronte con gli utili distribuiti dalla Iep nel corso degli anni.

In seguito alla legge 80/05 (c.d. "decreto sulla competitività"), i benefici e le agevolazioni citate non si applicano ai progetti delle imprese che, investendo all'estero, non prevedano il mantenimento sul territorio nazionale delle attività di ricerca, sviluppo, direzione commerciale, nonché di una parte sostanziale dell'attività produttiva. In altre parole, vengono penalizzate in tal modo le operazioni di pura e semplice delocalizzazione produttiva e commerciale.

Contributo agli interessi

L'altro interessante intervento connesso alla partecipazione di Simest in una società estera è rappresentato dal contributo agli interessi a fronte di un finanziamento concesso all'impresa italiana da banche italiane o estere, previsto dall'art. 4 della legge 100/90. L'agevolazione copre fino al 90% del controvalore in euro della quota di partecipazione italiana al capitale dell'impresa estera, fino al 51% del capitale di quest'ultima; ha una durata massima di 8 anni e consiste in un contributo d'interessi pari al 50% del tasso di riferimento previsto dal Dpr 902/76, vigente alla data di stipula del contratto di finanziamento (negli ultimi mesi circa il 2,50%). Ovviamente, lo scopo di tale contributo è quello di abbattere il costo dell'indebitamento necessario all'impresa italiana per effettuare l'Ide.

Fondo unico di venture capital

Tale fondo (che ha una dotazione di € 228 milioni) può effettuare un'altra partecipazione azionaria, che sommata a quella di Simest non può essere superiore al 49% del capitale sociale della società costituita nel paese e non può essere comunque superiore a quella dei soci italiani. Tale partecipazione è disponibile per molti paesi di vari continenti, fra cui Cina, Russia e paesi dell'Est europeo non entrati a far parte dell'Ue.

L'intervento del Fondo, che è gestito da Simest, è molto simile per le sue modalità a quello di Simest, con due importanti vantaggi:

alle società destinatarie dell'intervento non possono essere richieste garanzie reali o personali a fronte dell'obbligo di riacquisto (come accade invece per la partecipazione Simest);

il rendimento a fronte della cessione del diritto di usufrutto, a carico dell'impresa italiana richiedente, è di un punto sopra il tasso di riferimento della Bce (attualmente quindi il 5%).


Autore: Giampietro Garioni - Docente del Master in Commercio internazionale ed economia e tecnica degli scambi internaz., Università di Padova
Fonte: Finanziamenti & credito - Novecento media, n. 8-9, 25 Settembre 2007

Se hai trovato questi contenuti interessanti, abbonati alla newsletter PMI. È una mail gratuita che tutte le settimane ti informa sulle novità, sugli articoli, le scadenze e gli eventi più importanti. Ci trovi anche su Facebook e Twitter.


In partnership con Novecento
**
In questo articolo
**

Finanziamenti & credito

Risorse

Le notizie

Innovazione e finanziamenti

Spese di rappresentanza

Imprese e incentivi: aiuti de minimis

Tassi agevolati


Gli strumenti

Destinazione Impres@

Sicurezza informatica

Promozioni in corso

Pillole di tecnologia