L'attività di Simest a sostegno dei processi di internazionalizzazione delle aziende italiane si è ormai consolidata negli anni, e le nostre imprese ne hanno ormai preso adeguata conoscenza, anche grazie all'opera degli Sportelli regionali per l'internazionalizzazione, diffusi ormai nella maggior parte delle Regioni italiane. Come detto, non riteniamo che il riordino degli enti preposti al sistema di sostegno, che dovrebbe avvenire entro il novembre 2007 (ma sul rispetto dei tempi di applicazione delle leggi italiane abbiamo imparato a essere molto scettici), produrrà notevoli sconvolgimenti nel caso della Simest. Alcuni miglioramenti possono essere apportati nel campo del sostegno agli Ide delle nostre imprese, ad esempio nel senso di rendere tali interventi, almeno in alcuni casi, più aderenti a un vero e proprio schema di private equity, ossia meno vincolati alle garanzie di banche e Confidi. Nel campo dell'attività di agevolazione finanziaria, è auspicabile invece una semplificazione delle normative e l'eliminazione di alcuni interventi scarsamente interessanti. Certamente il quadro complessivo di tali agevolazioni è limitato sia dalla scarsità di disponibilità di bilancio, sia dall'esistenza di vincoli agli aiuti statali alle imprese, decisi in sede Ocse e Wto. Tuttavia è indispensabile mantenere un certo volume di sostegno finanziario in questo settore, soprattutto se si pensa che negli ultimi due anni le esportazioni sono state l'unico elemento trainante della nostra economia, particolarmente nel campo dei macchinari e della meccanica industriale, che rappresentano quasi il 50% del nostro commercio estero. Simest deve ricuperare una volontà di proposta e di innovazione in entrambe le sue funzioni, volontà che negli ultimi tempi sembra essersi un po' appannata. Il commercio internazionale è un mondo in continuo e veloce mutamento: non riuscire a cogliere le novità e le opportunità di questa evoluzione può penalizzare la competitività estera delle nostre imprese.
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