In un mercato sempre più dominato dalla concorrenza il margine di manovra dei prezzi di vendita si va riducendo rapidamente, per cui la massimizzazione della creazione di valore o, più volgarmente, del reddito delle imprese va ricercata attraverso l'innovazione di prodotto e di processo, per cui sotto l'aspetto pratico è necessario:
L'aumento delle vendite serve per assorbire almeno l'incremento eventuale dei costi fissi, o meglio, del Valore Aggiunto aziendale. Senza il controllo dei costi l'azienda sarebbe come una nave senza timone e senza radar che naviga nella nebbia. La produttività, infine, è una misura quantitativa per confrontare il numero degli output ottenuti nel passato con quelli attuali, oppure quelli consuntivi con quelli preventivi, dopo aver modificato o migliorato la tecnologia dei fattori impiegati. La connessione nel tempo tra costi (consumi) e spese (uscite di cassa) e le difficoltà nell'attribuzione del Valore Aggiunto ai singoli prodotti hanno portato a escogitare nel tempo numerosi piani e sistemi per il calcolo e controllo dei costi. Ad esempio, il più interessante, da cui ritengo siano derivati tutti gli altri piani, basati sulla struttura funzionale dell'azienda, è il Grundplan elaborato dal Verein Deutscher Ingenieure nel 1920. In tale piano, l'azienda viene suddivisa in reparti: a) reparti principali, che sono addetti direttamente alla trasformazione delle materie prime in prodotti; b) reparti ausiliari, in quanto sono «accessori» dei primi; c) reparti comuni, che sono quelli la cui attività si sviluppa a favore dei primi due. Inoltre, i costi di impresa, compresi i costi delle materie prime e accessorie, vengono ordinati in funzione della loro natura e suddivisi tra i reparti attraverso l'impiego delle varie «basi» di imputazione, che in generale sono «parametri» indipendenti.
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