È risaputo che l'incremento dell'efficienza aziendale sia legato indirettamente all'ammontare del capitale fisso investito. Gli investimenti, a loro volta, sono il risultato di scelte prospettiche, i cui effetti si ripercuoteranno nel futuro. Da rilevare ancora che gli investimenti - acquisto di macchinario, attrezzatura, hardware, software e così via - aumentano la specializzazione produttiva e, in conseguenza, riducono la flessibilità operativa dell'azienda, anche se oggi sempre di meno per effetto dell'automazione. Ne consegue che il costo è una «derivata» molto complessa, sia della visione complessiva dell'azienda, vista nel momento attuale, che della sua struttura economico-tecnica, considerata in rapporto al tempo e alla produttività di ciascun fattore di produzione. A sua volta, l'analisi dell'azienda è facilitata se la si suddivide, come un qualsiasi altro organismo, in organi componenti, individuabili prevalentemente in funzione di caratteristiche tecniche. Abbiamo così la divisione amministrazione, la divisione commerciale, la divisione produzione e così via. Ciascuna divisione è composta di reparti e/o uffici; ogni reparto si articola in squadre, posti di lavoro, ecc. Tutte queste unità componenti costituiscono la struttura verticale «formale e gerarchica» dell'azienda e sono alla base di quella «funzionale» e perciò la loro collocazione all'interno dell'azienda è necessaria per definire le responsabilità e i limiti di autorità di ciascun dipendente di qualsiasi livello. Vedremo in seguito cosa cambia nella procedura di determinazione dei costi in una struttura orizzontale. L'esistenza di una struttura (azienda) comporta costi (consumi); basti pensare agli oneri finanziari del capitale investito che crescono con il trascorrere del tempo. Allo stesso modo un posto di lavoro qualsiasi inattivo assorbe un certo ammontare di spese strutturali e quando è attivo, vale a dire produce, si verificano in aggiunta altri costi relativi ai consumi di produzione quali forza motrice, utensili, lubrificanti e così via. Possiamo dire perciò che ad ogni posto di lavoro è possibile attribuire spese di struttura e costi di produzione in relazione all'entità, al valore del capitale investito e alla importanza operativa del «posto» stesso. Sotto altro profilo, è certamente vero che le spese raccolte in ciascun conto del Conto Economico della contabilità generale (COGE) sono la somma dei costi che si verificano anche contemporaneamente nelle diverse unità che costituiscono l'azienda. Ognuno di tali conti è, dunque, come un fiume che raccoglie le acque di tanti affluenti piccoli e grossi. Con la contabilità generale si misura, appunto, il volume dell'acqua del fiume, ma in teoria, e lo si fa anche in pratica, con la contabilità economica o contabilità industriale viene misurata l'acqua di ciascun affluente, e così diventa possibile farne la sommatoria per confrontarla con il volume dell'acqua del fiume della contabilità generale, rilevandone gli scostamenti se ne esistono. Ogni importo dei vari conti del budget, perciò, va ripartito tra le varie unità che compongono l'azienda. Ad esempio, il costo dell'unico conto dell'energia elettrica va suddiviso tra le diverse unità aziendali in base a predeterminati parametri. Affinché, però, tale ripartizione non si scosti eccessivamente dalla realtà, bisogna fissare i principi base e predisporre i diversi parametri, come vedremo.
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