Contabilità generale e contabilità economica
La figura del costo Il primo problema è quello di individuare il costo. A prima vista ciò può sembrare facile, invece quasi sempre è difficilissimo. Innanzi tutto la misurazione riguarda le quantità dei componenti materiali e dei fattori che vengono consumati. Essendo componenti e fattori diversi tra di loro, è necessario ridurre i loro consumi allo stesso denominatore comune: la moneta. Il costo perciò è la misura in moneta di un consumo. E poiché le monete misurano valori, il consumo di un componente, o di una sua parte o di un fattore produttivo, significa consumo del loro valore equivalente. In sintesi si può affermare: quantità consumata = / = costo Vediamo il perché. Il consumo di una qualsiasi quantità è un «fatto» reale, oggettivo, controllabile, ed entro certi limiti anche misurabile obiettivamente. Tuttavia la determinazione del costo di detto consumo dipende in massima parte da decisioni soggettive, legate ai criteri di individuazione della spesa e poi della sua trasformazione in costo. Ad esempio, il taglio di un pannello in altri due di superficie una doppia dell’altra è una operazione oggettivamente verificabile. Ma, supponendo che sia data per conosciuta la spesa che sostiene l’azienda per eseguire il lavoro, pari a € 100, sorge subito il problema di come attribuire il costo ai due pannelli ottenuti. Se il parametro è la lunghezza del taglio, ne consegue che il costo attribuito a ciascun pannello sarà di € 50 cadauno. Se invece il parametro preso a base è la superficie dei pannelli, a quello più piccolo sarà attribuito il costo di € 33 e all’altro quello di € 67. In conclusione, pur partendo dal consumo, che per definizione si è detto «obiettivo», nelle applicazioni pratiche si arriva alla necessità di scegliere un «parametro» (una costante arbitraria) estraneo, con il quale applicare soggettivamente il costo. Ovviamente la scelta del parametro è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, come vedremo in seguito. Come facilmente si capisce, l’aspetto soggettivo è, in pratica, ineliminabile nella collocazione dei costi. Di conseguenza in qualsiasi costo sussisteranno sempre contemporaneamente i due aspetti: quello oggettivo legato alla fattibilità della operazione reale, che origina il consumo dei fattori e la loro trasformazione in prodotto e quello soggettivo necessario per «determinare » o «fissare», non importa se a consuntivo o a preventivo, l’equivalenza, per ciascun prodotto, tra: quantità consumata = / = costo Ciò crea sacche o margini di indeterminazione che sono minori per le rilevazioni quantitative dei consumi ed aumentano quando si passa al calcolo del costo monetario. Il secondo problema è quello della ricerca dei consumi quantitativi. Nel costo del taglio di cui all’esempio esposto prima, bisogna comprendere anche il consumo della lama. Si comprende che in questo caso per misurare il consumo delle lama dovremmo sapere oggi quanti metri esattamente si riuscirà a tagliare con questa lama nel futuro. Ciò è praticamente impossibile, perché, ammesso che esista un apparecchio che mi calcoli quante molecole vanno via per ogni metro di taglio, dovrei sapere anche le diverse durezze e relativi consumi di tutti i pannelli che saranno tagliati nel futuro. Il terzo problema deriva dalla attribuzione dei costi ai prodotti, basata per la maggior parte, come già detto, su criteri soggettivi. In altre parole vengono aggiunti ad ogni prodotto finito costi, in genere «nascosti », in funzione dello spazio e del tempo. Ad esempio, il costo di un prodotto calcolato 100, che viene mandato nella filiale di Las Vegas, oppure che rimane in magazzino per dei mesi, alla fine non è più 100. Infatti, come è facile comprendere, i costi diventano definitivi nel momento della vendita del prodotto, perché fino a quel momento continueranno a crescere.
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