Esiste una vasta letteratura sull'organizzazione aziendale e molte teorie, con più o meno successo, si sono succedute nel corso degli anni diventando a volte anche fenomeni di moda e costituendo trend di comportamento e di azione manageriale diffusi. La maggior parte delle teorie sull'organizzazione e i modelli di gestione aziendale sono stati importati dagli Stati Uniti, e in genere dai paesi anglosassoni, quali maggiori espressioni delle realtà produttive dell'economia mondiale e certamente quali ambiti di mercato con il maggiore tasso di sperimentazione di nuovi modelli organizzativi e gestionali. Non sempre tuttavia l'importazione dall'estero di modelli e teorie validi per alcuni mercati di riferimento, nonché per peculiari contesti sociali e culturali, sono stati implementati in modo corretto nel nostro paese; in molti casi hanno trovato solo un'applicazione parziale e incompleta ai fini del raggiungimento degli obiettivi di miglioramento delle «performances» delle aziende o hanno addirittura reso le organizzazioni maggiormente inefficienti in altri casi. Ciò è derivato dal fatto che tra gli anni 50 e 90 la globalizzazione dei mercati era una realtà certamente relativa rispetto a quella attuale e che le differenze sociali, culturali e politiche dei paesi occidentali segnavano marcate e profonde differenze che rendevano, pur sperimentati modelli d'organizzazione e gestione aziendale, fortemente soggetti a interferenze e condizionamenti nelle diverse realtà internazionali in cui venivano calati. Oggi viceversa l'impatto della globalizzazione dei mercati e delle nuove tecnologie impone alle aziende continui sforzi di riorganizzazione e ciò certamente anche con esigenze più condivise in qualsiasi contesto internazionale e con una stemperata e più comune percezione sociale anche di tipo politico-sindacale sulle esigenze produttive delle imprese. In particolare le sfide sull'organizzazione aziendale e sulla riorganizzazione dei processi produttivi per le imprese, segnatamente per le Pmi, si concentrano oggi prioritariamente nei seguenti campi di applicazione:
Intendiamo concentrarci in questa sede sui processi di «re-engeenerig» e sulle opportunità offerte dall'informazione e dalla gestione (handling) dell'informazione ai fini di perseguire un possibile incremento di produttività e di competitività da parte delle imprese. Infatti la gestione delle conoscenze e delle informazioni, o knowledge management, è il settore cruciale di una moderna organizzazione. È opportuno tuttavia tracciare preliminarmente alcune sintetiche e rapide notazioni su una moderna e efficiente gestione d'impresa e familiarizzare con alcuni termini tecnici dai quali non è ormai possibile prescindere affinché ogni imprenditore possa affrontare con consapevolezza e chiarezza un processo interno di organizzazione e/o di riorganizzazione aziendale. Una moderna organizzazione e gestione aziendale si basa su metodologie d'approccio orientate verso l'auto-conoscenza dell'impresa e verso una continua analisi e revisione dei propri processi di produzione interni al fine di mantenerne alta la tensione competitiva e l'incisività di mercato. Un tipico metodo d'approccio organizzativo e gestionale è rappresentato dalla metodologia basata sul processo del «problem setting». Il «problem setting» è un processo teorico e pratico che serve a trasformare un disagio in un problema ovvero in una questione ben definita. Il problem setting precede il problem solving, che trasforma invece il problema ben definito in un progetto da gestire secondo le tecniche del project management. Il «problem setting» risponde alla domanda: che cosa fare? Il «problem solving» risponde alla domanda: come fare? Ma quando si deve ricorre al problem setting? Quando le cose vanno male, no, perché il problema è già emerso (tuttavia ciò che è emerso potrebbe essere il sintomo, non la causa). Quando le cose vanno bene, perché porsi problemi? (tuttavia questo è ciò che normalmente fa o dovrebbe fare il manager e il ricercatore eccellente). Prima del problema c'è la percezione di un disagio, di una carenza. C'è un bisogno da soddisfare, ovvero, c'è uno stato ansioso di fronte a minacce indefinite quand'anche la rapida mutazione del mercato, l'evoluzione della domanda e l'azione della concorrenza non rappresentassero, di per se, delle minacce quotidianamente percepite dall'impresa. Il «problem setting» ci aiuta ad affrontare il disagio, a individuare il bisogno, a passare dallo stato ansioso alla visione chiara del problema da risolvere. Le situazioni problematiche possono derivare da cause che riguardano la propria organizzazione: introduzione di nuove tecnologie, innovazioni nei processi produttivi, ristrutturazioni, relazioni fra unità produttiva e holding, acquisizioni e cambiamenti di proprietà, mutamenti nella vision del top management, individuazione di nuove nicchie di mercato, determinazione del core business, politiche di outsourcing. Il problema può essere generato da decisioni prese dall'alto (licenziamenti, cessioni) o anche essere posto dal basso (circoli di qualità o problemi sindacali). Ogni manager pratica tutti i giorni il «problem setting»; l'impresa moderna, orientata al problema e alle conoscenze, diventa «learning organization» cioè impresa che genera conoscenze e che è sempre pronta a mettersi in discussione, ad ascoltare e a cambiare, anticipando ove e quanto più possibile la domanda del mercato e l'azione della concorrenza e con ciò a mettere in discussione e a rivedere continuamente la propria organizzazione interna. Il «problem setting» si applica con risultati positivi a qualsiasi attività, in ogni tipo di organizzazione, dal lavoro personale ai grandi progetti che impegnano parecchie imprese per un lungo periodo di tempo. In modo più ampio la metodologia di gestione può essere così descritta brevemente: Fase 1:
Fase 2:
Ma come si può procedere in modo corretto nell'implementazione quotidiana di questa metodologia? Dove e come acquisire le informazioni e i dati che possano mettere in condizione l'impresa di auto-comprendere e apprendere in tempo reale le necessità del cambiamento o della revisione di alcuni processi o del proprio posizionamento di mercato? È tramite il corretto reperimento e gestione delle informazioni che il processo di riorganizzazione può ottenere il suo massimo scopo di efficienza. Parte del processo fondamentale e prioritaria è costituito dunque dal knowledge managment. Il knowledge managment gode ormai di una fama internazionale ed è al centro delle attività di molte aziende, anche se una vera e propria definizione è ben lontana dall'essere data. È infatti la stessa natura del knowledge managment a renderne difficile una formalizzazione efficace.
| In questo articolo
|