I lavoratori del settore La sfera di applicazione delle intese tra imprese e sindacati, si ritrova dunque un elenco sterminato di attività: dal commercio alimentare all'ingrosso ai supermercati, ipermercati, soft e hard discount, dalle macellerie al commercio di acque minerali e gasate, dal commercio di fiori e piante alla vendita di tessuti di ogni genere, dalle concessionarie di autoveicoli alle pompe di carburante, dalle imprese di riscaldamento ai materiali edili, dagli agenti e rappresentanti di commercio all'import-export, e poi agenzie di leasing, aziende di informatica, agenzie di ricerca del personale, registrazione brevetti, agenzie di pubblicità, allestimento congressi, intermediazioni extrabancarie, giù giù scorrendo l'elenco fino alle agenzie matrimoniali. Il peso percentuale del comparto del commercio sull’intera economia italiana era del 13,1%, quello dei servizi alle imprese del 19,5% e quello dei servizi alle persone del 13,4%. Complessivamente i lavoratori occupati nella distribuzione commerciale sono circa 1 milione e 400.000 (600.000 gli occupati nella grande distribuzione organizzata, detta "Gdo"): il comparto di gran lunga prevalente all’interno di un contratto che di occupati ne conta 1 milione e 800.000. Ma anche in questo caso i conti sono complicati e ogni istituto di rilevazione indica proprie stime. Anche rispetto alle parti contrattuali, il "contratto del commercio" non è unico. Nel senso che i tavoli sui quali si svolge la contrattazione sono tre: uno con Confcommercio, uno con Confesercenti (la confederazione dei piccoli imprenditori del terziario), uno per la distribuzione commerciale cooperativa (rappresentata dalle quattro centrali cooperative: Ancc e Ancd di Legacoop, Federconsumo Cci, Agci). Sui tre tavoli vengono firmati tre contratti redatti in tre testi distinti, anche se solitamente sostanzialmente dai contenuti equivalenti. Dal punto di vista strutturale, la distribuzione commerciale in Italia ha avuto nell’ultimo decennio un’imponente riorganizzazione, alla stessa stregua di quanto avvenuto in ambito europeo ma con ritardi e attenuazioni nelle dimensioni del fenomeno, passando dalla distribuzione commerciale del piccolo negozio a una vasta presenza di grande distribuzione organizzata. Questa riorganizzazione, però, non ha cambiato la consistenza totale degli addetti, spostando verso la grande distribuzione le quote di occupati (in genere titolari d’esercizio e familiari) prima impegnati nei piccoli esercizi al dettaglio. Tuttavia i due terzi dell’occupazione nel terziario risulta ancora assorbita da imprese con meno di dieci addetti, mentre in ambito europeo la quota di occupazione nelle piccole imprese è ampiamente inferiore al 50 per cento. E secondo alcuni osservatori proprio la ridotta dimensione delle imprese italiane è un problema con il quale il settore deve fare i conti. Il nuovo accordo, come di consueto, interviene sia sugli aspetti economici del rapporto di lavoro, prevedendo degli aumenti retributivi mensili e la corresponsione di importi una tantum, sia sugli aspetti normativi.
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