Lavoro, vale il rendiconto periodico

Confini labili tra l'associazione in partecipazione e il lavoro subordinato. Vale la volontà delle parti espressa nel contratto (il nomen iuris), ma resta tuttavia soltanto uno degli elementi da valutare per individuare il vero rapporto che le parti hanno voluto instaurare. Ciò che più vale è l'obbligo del rendiconto periodico e l'esistenza di un rischio per l'associato. Lo precisa la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 9264/2007, ha affrontato il problema del confine esistente tra i due rapporti di lavoro enunciando nuovi principi in materia.

L'associazione in partecipazione

Il contratto di associazione in partecipazione è disciplinato dal codice civile che gli dedica il titolo VII del libro V del lavoro, articoli dal 2549 al 2554. È il contratto mediante il quale l'associante attribuisce all'associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto.

In tale contesto, spiega la Corte cassazione, il nomen iuris risulta solo uno degli elementi da valutare al fine di individuare l'esatta volontà delle parti e con essa il vero rapporto di lavoro che le parti hanno voluto instaurare.

A cura di Daniele Cirioli
Fonte: ItaliaOggi Sette - 16 Luglio 2007

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