Taxonomy e folksonomy

Pubblicato: aprile 2008

Un segnale della nuova cultura tecnologica che si va affermando è legato al design dei percorsi di navigazione tra i contenuti di un sito.
La modalità classica d’accesso ai contenuti è per “categorie”, derivante dallo sviluppo topdown dei siti con la famosa struttura ad albero che parte dalle home page e si sviluppa attraverso ramificazioni diverse fino alle singole foglie. Questo modalità di organizzazione dei contenuti è figlia della generazione analogica che applica il concetto tassonomico di classificazione in scaffali, cartelle, categorie e così via.
Per cercare e trovare cose, oggetti, informazioni, scritti, l’unico sistema in epoca analogica era organizzare, classificare e categorizzare l’informazione. Oggi viviamo una transizione verso la cultura digitale dove, per cercare le informazioni, non è più necessario categorizzarle e archiviarle opportunamente, ma è sufficiente attaccargli un’etichetta, con una parola chiave (un tag) che consenta di ritrovarla utilizzando un motore di ricerca.

Definizione di tag di Flickr

Definizione di tag di Flickr

Infatti la home page di un portale non è più il percorso obbligato dal quale si passa per arrivare al contenuto ma, grazie al valore della singola pagina che per esempio Google assegna in modo impietoso (con il proprio sistema di cui fa parte l’algoritmo PageRank) al singolo contenuto, si arriva direttamente dal motore di ricerca, anche se l’informazione si trova sull’ultima foglia dell’albero del sito.

In quest’epoca di transizione, proprio grazie al sempre maggiore utilizzo dei tag da parte di chi utilizza la Rete, si stanno affermando le folksonomy (folk significa, in gergo, “amico”), cioè tassonomie e categorizzazioni generate dagli utenti in modo collaborativo. Queste producono percorsi di navigazione dinamici basati su tag, che si vengono a creare sulla base della etichettatura dei contenuti da parte degli utilizzatori delle applicazioni. In pratica una “folksonomia” è una classificazione distribuita, creata dagli individui che, mettendo i tag e gestendoli, di fatto classificano tutto: immagini, video, preferiti, testi e così via, in maniera più “intelligente” rispetto a un qualsiasi software di classificazione automatica dei contenuti.

Illustrazione del concetto di folksonomy

Illustrazione del concetto di folksonomy tratta da www.vanderwal.net

Per esempio nelle tagcloud e le parole chiave (che diventano le categorie) rappresentate con caratteri via via più grandi sono quelle che fanno riferimento a un numero maggiore di etichette aventi quello stesso termine ricercato dagli utenti e quindi maggiormente rilevanti.

L’evoluzione che si osserva in questo senso è:

introduzione di funzionalità di tagging condivisa e di navigazione basata su folksonomy nel design delle modalità di navigazione di applicazioni e siti Web;

utilizzo significativo ed efficace di tali funzionalità da parte di molti utenti che stanno accettando il cambiamento, condividendo parte dei loro dati e contribuendo così alla crescita delle applicazioni.

Un uso molto spinto delle folksonomy lo ritroviamo nel social bookmarking. È ragionevole ritenere che i sistemi di categorizzazione e le tassonomie non verranno sostituiti dalle folksonomy. Queste ultime svolgono infatti una funzione complementare di organizzazione delle informazioni in tutti quei casi in cui la categorizzazione e i sistemi formali controllati centralmente non sono efficaci o risultano troppo onerosi, come nel caso dell’organizzazione di immagini e fotografie.

  Nota:

Il social bookmarking è la possibilità offerta da applicazioni Web, come del.icio.us o StumbleUpon, di consentire agli utenti di salvare sull'applicazione i propri siti Web preferiti, taggarli e renderli pubblicamente fruibili in un archivio Web ricercabile.

Categorizzazione e tassonomiaFolksonomy e tag

Centrale

Distribuita, fatta dalle persone.

Controllata

Indipendente e virale.

Classificazione corretta e di qualità

Classificazione imprecisa e soggettiva, ridondante e così via.

Capacità finita di classificazione

Grande potenzialità di classificazione per utilizzo dell’effetto virale (“taggano” tutti).

Necessariamente legati agli schemi mentali del controllore centrale

Innovazione nella classificazione derivante da un pensiero collettivo basato sul concetto democratico del “si afferma il più diffuso”.

Il tagging

I sistemi di tagging applicati alla navigazione si sono diffusi notevolmente sia nell’ambito della realizzazione di siti Web, che nel loro utilizzo quotidiano da parte di chi frequenta la Rete in modo costante.
Il sistema più “famoso” per il tagging è sicuramente del.icio.us, applicazione Web-based per il social bookmarking. In sostanza questa applicazione consente di:

registrare un bookmark (un “preferito”, in terminologia Internet Explorer) su un archivio Web-based;

assegnare a questo bookmark dei tag;

condividere questo bookmark con altri utilizzatori di del.icio.us che lo posso trovare facendo delle ricerche per tag. I bookmark più taggati e più registrati hanno buone probabilità di indirizzare l’utente su pagine a elevato valore aggiunto.

Questo deriva principalmente dal fatto che a un oggetto può essere attribuito un tag, che può essere di due tipi:

tag soggettivo: il significato ha senso solo per colui il quale assegna il tag (per esempio foto di Bali durante il viaggio di nozze con tag “honeymoon”);

tag oggettivo: il significato ha senso per colui il quale assegna il tag, ma è condivisibile da tutti, e conseguentemente all’oggetto viene attribuito lo stesso tag da una moltitudine di persone (per esempio tag “gatto” per la foto di un gatto).

I tag oggettivi, per il fatto che vengono ripetuti e usati da più utenti, creano un’informazione con un elevato valore democratico di riconoscimento di una qualità, un attribuito generalmente condiviso e condivisibile. La corrispondenza tra tag e qualità dell’oggetto taggato è quindi molto probabile che venga considerata corretta anche da chi, facendo ricerche, troverà quel soggetto come risultato di una ricerca per quella determinata parola chiave.

Quindi, dalla somma delle classificazioni personali fatte per scopi individuali si ottiene una classificazione collettiva al servizio della community.
In più l’utilizzo dello stesso tag oggettivo condivisibile da parte dell’ennesimo visualizzatore alimenterà l’affermazione democratica dello stesso tag tra tutti gli utenti, generando e alimentando nel tempo un circolo virtuoso/vizioso (questione di punti di vista...) che spinge verso la nascita di gerghi e slogan (per esempio lo stesso “Web 2.0”). Di fatto, questo genera un nuovo Queen English democratico.

  Nota:

Nel sedicesimo e diciassettesimo secolo si prendeva a riferimento l’inglese parlato dalla famiglia reale come lo standard di riferimento, l’inglese ideale.

La tagcloud dei tag più popolari di del.icio.us

La tagcloud dei tag più popolari di del.icio.us

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Cos’è il Web 2.0?

Luca Grivet Foiaia - Economista di formazione, Consulente di Business e ICT di professione. Blogger attivo (www.bizmo.it) è collaboratore di iniziative e sperimentazioni di business, media e tecnologiche legate al mondo della rete.
Articolo tratto da:
Luca Grivet Foiaia, Web 2.0 - Guida al nuovo fenomeno della rete, HOEPLI EDITORE, 2007.


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