Cos’è il Web 2.0?

Pubblicato: aprile 2008

Visto che di slogan si tratta, uno degli sport con più seguito sulla Rete è: “Spiegare cosa sia il Web 2.0, cosa si nasconda e ci sia dietro al termine”.
Questo perché oggi siamo di fronte più a un cambiamento culturale che a un’innovazione tecnologica com’era stata Internet anni fa (nell’1.0), e soprattutto perché in linea di massima i “tecnologi” diventano matti quando una cosa è eterea, impalpabile, culturale e devono per forza incatenarla in definizioni ed espressioni logiche (1010101001.0 2.0 e così via).
Chiarito per i non addetti ai lavori che la notazione 1.0/2.0 è una tecnica utilizzata per identificare e classificare le diverse versioni di un software nel corso del suo ciclo di vita, un po’ come nelle automobili (1.0 = Punto prima versione, 1.1 = Punto prima versione con qualche optional in aggiunta e correzione, 2.0 = Punto nuova versione), vi dico subito che ovviamente mi cimenterò ampiamente nello sport di esprimermi nello “spiegare” cos’è il Web 2.0.

La definizione di Wikipedia

La definizione di Web 2.0 non può che essere ripresa da Wikipedia, l’enciclopedia gratuita, perfetto esempio di servizio 2.0, che riporta (liberamente riveduta e tradotta):

“Web 2.0 è un termine coniato da Tim O’Reilly e Dale Dougherty (della O’Reilly Media, casa editrice americana specializzata in pubblicazioni riguardanti le nuove tecnologie e Internet in particolare) nel 2004 e fa riferimento ai cosiddetti servizi Internet di seconda generazione quali siti di social networking, wiki, strumenti di comunicazione e folksonomy che enfatizzano la collaborazione e la condivisione tra utenti. O’Reilly Media, in collaborazione con MediaLive International, ha utilizzato tale termine per intitolare una serie di conferenze che hanno decretato la popolarità (e le critiche) di questo termine ormai diventato una buzzword in alcune community tecniche e di marketing.”

  Nota:

Un wiki è un sito Web gestito da un sistema che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, ma anche di modificare i contenuti esistenti inseriti da altri utilizzatori.
Folksonomy è un neologismo che descrive una categorizzazione collaborativa di informazioni mediante l’utilizzo di parole chiave (tag) scelte liberamente.

Inutile dire che la definizione è limitativa, altrimenti non ci sarebbe materiale per un libro, però include in sé gran parte dei concetti chiave di cui parlare, tra i quali:

l’evoluzione di Internet e del WWW;

il focus sui siti che offrono servizi innovativi basati su interfacce Web semplici e immediate che li rendono simili alle applicazioni tradizionali client/server.

Com’è nato il termine?

La paternità è correttamente da attribuire a Tim O’Reilly; negli ambienti del Web si racconta che, nel corso di una sessione di brainstorming volta a definire il tema di una nuova conferenza sul Web tenuta con Dale Dougherty, vicepresidente di O’Reilly Media, O’Reilly abbia avuto una vision e abbia così coniato il termine.

Tim O’Reilly e Tim Bray

Tim O’Reilly e Tim Bray

Il dibattito si è infiammato sulla Rete nella seconda metà del 2005, quando Tim Bray, inventore dell’XML, sul suo blog, in un post intitolato NOT 2.0, ha dichiarato che l’espressione Web 2.0 era riconducibile a una vuota operazione di marketing che richiamava i fantasmi della bolla.
Apriti cielo!
Tim O’Reilly gli risponde per le rime con un bell’articolone sul Web: vero che Web 2.0 è uno slogan facile da ricordare, ma ha avuto successo proprio perché rende bene l’idea di un insieme di fenomeni in corso. Della serie “chiamatelo come volete, tanto è qui in mezzo a noi (e in più l’ho inventato io!)”.
Da quel momento, anche grazie alla querelle tra i due Tim, il termine new economy viene definitivamente sepolto e sostituito dal nuovo e splendente slogan.

  Nota:

Sono certo che gli addetti ai lavori e O’Reilly in testa mi perdoneranno lo stile scanzonato e ironico di questa pagina che ha il solo scopo di rendere più leggera al lettore la trattazione e non certo sminuire l’autorevolezza dei personaggi citati.

Nell’articolo (What Is Web 2.0: Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software, Tim O’Reilly, 30/09/2005), una sorta di lettera messianica, si descrive inoltre come stiano iniziando a delinearsi nuove tipologie di servizi e dell’evoluzione del Web, in particolare nel sociale, che coinvolgono direttamente le persone.
Alcune delle osservazioni chiave che fanno i due giornalisti erano legate al fatto che:

dopo la bolla, il Web stranamente si presentava più attivo e importante che mai, con sempre nuove applicazioni e siti messi a disposizione degli utenti dando il più tangibile tra i segni di vitalità;

le aziende che erano sopravvissute alla bolla avevano alcune caratteristiche comuni (spesso queste venivano riprese nelle funzionalità delle nuove start up come a delineare una sorta di trend, una corrente di pensiero nel Web design).

Come due scienziati, i due “O’Reilly boys” osservano che evidentemente il processo di selezione economica naturale aveva risparmiato quegli esemplari più forti, con basi più solide e dotati di alcuni elementi comuni nel proprio DNA Web. Questo rendeva possibile iniziare a cercare di capire quali potessero essere queste caratteristiche distintive.
Il Web era rinato e chi operava in questo ecosistema doveva per forza aver sviluppato questi nuovi tratti somatici.
Questo è principalmente il motivo per cui è difficile definire il Web 2.0, in quanto nato come etichetta (tag) dell’appartenenza a un certo insieme di specie aziendali aventi caratteristiche comuni. Da lì in avanti è stato il valzer degli slogan, a ogni nuova o riciclata caratteristica comune, trovata tra gli esemplari in osservazione, veniva coniato un termine nuovo di zecca.

Il puzzle del Web 2.0

Il risultato dell’operazione di identificazione delle caratteristiche comuni del Web 2.0 dà origine a un processo di mitosi per cui dallo slogan originale se ne genera un altro e da questi due, poi quattro e così via. A parte l’ironia sul processo di creazione degli slogan, il Web 2.0 è effettivamente un meme, un concetto generico al quale possono essere correlati una serie di fenomeni veramente in corso.
Lo schema rappresentativo di O’Reilly mostrato qui di seguito dà la sensazione di questa correlazione con una serie di fenomeni.
O’Reilly nel suo articolo descrive il Web 2.0 come centro attorno al quale gravitano gli altri elementi creando una sorta di sistema solare. La metafora è intrigante e utile a trovare un collante tra i diversi elementi, anche se il suo limite, che è lo stesso di tutto il manifesto, è quello di non dare una vera indicazione di quale sia il framework (il modello) di riferimento da usare per comprendere le relazioni tra i diversi fenomeni.

  Nota:

Un meme è un’unità di informazione che è in grado di replicarsi da una mente o un supporto simbolico di memoria – per esempio un libro – a un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è un’unità autopropagantesi di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica. La parola è stata coniata da Richard Dawkins nel suo controverso libro Il gene egoista.

La celebre Meme Map di O’Reilly

La celebre Meme Map di O’Reilly che in qualche modo mette in relazione i diversi concetti (slogan) sottesi a quello principe di Web 2.0. (Fonte: “What is Web 2.0 – Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software”, Tim O’Reilly, 30/09/2005.)

Tra le altre cose ciò che innegabilmente possiamo osservare è:

la nascita costante di nuovi media, prodotti, servizi, da parte di start up, aziende o privati cittadini;

l’esplosione dei blog che si sono moltiplicati (ad aprile 2007, The State of the Live Web censito da Technorati ne conta ormai quasi 71 milioni, con un tasso di crescita pressoché esponenziale);

L’effettiva condivisione da parte delle aziende di successo di caratteristiche omogenee in linea con i dettami del Web 2.0

L’analisi dei legami tra le caratteristiche è effettivamente complessa e non è banale trovare una chiave di lettura comune che consenta di comprendere le relazioni tra i diversi pezzi (fenomeni come rappresentazione di termini o di slogan) e di comporre il puzzle del Web 2.0.

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Cos’è il Web 2.0?

Luca Grivet Foiaia - Economista di formazione, Consulente di Business e ICT di professione. Blogger attivo (www.bizmo.it) è collaboratore di iniziative e sperimentazioni di business, media e tecnologiche legate al mondo della rete.
Articolo tratto da:
Luca Grivet Foiaia, Web 2.0 - Guida al nuovo fenomeno della rete, HOEPLI EDITORE, 2007.


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