Visto che di slogan si tratta, uno degli sport con più seguito sulla Rete è: “Spiegare cosa sia il Web 2.0, cosa si nasconda e ci sia dietro al termine”. La definizione di WikipediaLa definizione di Web 2.0 non può che essere ripresa da Wikipedia, l’enciclopedia gratuita, perfetto esempio di servizio 2.0, che riporta (liberamente riveduta e tradotta): “Web 2.0 è un termine coniato da Tim O’Reilly e Dale Dougherty (della O’Reilly Media, casa editrice americana specializzata in pubblicazioni riguardanti le nuove tecnologie e Internet in particolare) nel 2004 e fa riferimento ai cosiddetti servizi Internet di seconda generazione quali siti di social networking, wiki, strumenti di comunicazione e folksonomy che enfatizzano la collaborazione e la condivisione tra utenti. O’Reilly Media, in collaborazione con MediaLive International, ha utilizzato tale termine per intitolare una serie di conferenze che hanno decretato la popolarità (e le critiche) di questo termine ormai diventato una buzzword in alcune community tecniche e di marketing.” Un wiki è un sito Web gestito da un sistema che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere contenuti, ma anche di modificare i contenuti esistenti inseriti da altri utilizzatori. Inutile dire che la definizione è limitativa, altrimenti non ci sarebbe materiale per un libro, però include in sé gran parte dei concetti chiave di cui parlare, tra i quali:
Com’è nato il termine?La paternità è correttamente da attribuire a Tim O’Reilly; negli ambienti del Web si racconta che, nel corso di una sessione di brainstorming volta a definire il tema di una nuova conferenza sul Web tenuta con Dale Dougherty, vicepresidente di O’Reilly Media, O’Reilly abbia avuto una vision e abbia così coniato il termine. ![]() Tim O’Reilly e Tim Bray Il dibattito si è infiammato sulla Rete nella seconda metà del 2005, quando Tim Bray, inventore dell’XML, sul suo blog, in un post intitolato NOT 2.0, ha dichiarato che l’espressione Web 2.0 era riconducibile a una vuota operazione di marketing che richiamava i fantasmi della bolla. Sono certo che gli addetti ai lavori e O’Reilly in testa mi perdoneranno lo stile scanzonato e ironico di questa pagina che ha il solo scopo di rendere più leggera al lettore la trattazione e non certo sminuire l’autorevolezza dei personaggi citati. Nell’articolo (What Is Web 2.0: Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software, Tim O’Reilly, 30/09/2005), una sorta di lettera messianica, si descrive inoltre come stiano iniziando a delinearsi nuove tipologie di servizi e dell’evoluzione del Web, in particolare nel sociale, che coinvolgono direttamente le persone.
Come due scienziati, i due “O’Reilly boys” osservano che evidentemente il processo di selezione economica naturale aveva risparmiato quegli esemplari più forti, con basi più solide e dotati di alcuni elementi comuni nel proprio DNA Web. Questo rendeva possibile iniziare a cercare di capire quali potessero essere queste caratteristiche distintive. Il puzzle del Web 2.0Il risultato dell’operazione di identificazione delle caratteristiche comuni del Web 2.0 dà origine a un processo di mitosi per cui dallo slogan originale se ne genera un altro e da questi due, poi quattro e così via. A parte l’ironia sul processo di creazione degli slogan, il Web 2.0 è effettivamente un meme, un concetto generico al quale possono essere correlati una serie di fenomeni veramente in corso. Un meme è un’unità di informazione che è in grado di replicarsi da una mente o un supporto simbolico di memoria – per esempio un libro – a un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme è un’unità autopropagantesi di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica. La parola è stata coniata da Richard Dawkins nel suo controverso libro Il gene egoista. ![]() La celebre Meme Map di O’Reilly che in qualche modo mette in relazione i diversi concetti (slogan) sottesi a quello principe di Web 2.0. (Fonte: “What is Web 2.0 – Design Patterns and Business Models for the Next Generation of Software”, Tim O’Reilly, 30/09/2005.) Tra le altre cose ciò che innegabilmente possiamo osservare è:
L’analisi dei legami tra le caratteristiche è effettivamente complessa e non è banale trovare una chiave di lettura comune che consenta di comprendere le relazioni tra i diversi pezzi (fenomeni come rappresentazione di termini o di slogan) e di comporre il puzzle del Web 2.0. TAG:{web 2.0} | {social networking} | {folksonomy} | {blog} In partnership con Hoepli Editore
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