Virtualizzazione e risparmio energetico

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Virtualizzare sì, ma quale virtualizzazione?

Solo il 12% dei server attualmente installati al mondo sono dotati di tecnologie di virtualizzazione.
Le stime parlano di un loro raddoppio nei prossimi quattro anni. Un tempo relativamente lungo se si pensa ai vantaggi che la virtualizzazione può portare in termini economici all’impresa. Perché, dunque, si va così lentamente? È una cosa tanto complicata da implementare al punto da richiedere competenze molto particolari e difficili da trovare in giro?

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Riprendiamo il discorso dall’inizio: perché si virtualizza?Riprendiamo il discorso dall’inizio: perché si virtualizza?

          Dove e come si virtualizza?
        Dove e come si virtualizza?

          Dai silos delle applicazioni alle soluzioni per l’utente
        Dai silos delle applicazioni alle soluzioni per l’utente

          La virtualizzazione nelle mani dell'utente
        La virtualizzazione nelle mani dell'utente

          La virtualizzazione nel data center e il cloud computing
        La virtualizzazione nel data center e il cloud computing
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Riprendiamo il discorso dall’inizio: perché si virtualizza?

Per ridurre i costi, ovviamente. A incominciare da quelli elettrici, per continuare con i costi associati alla gestione dell'infrastruttura: meno server devi tenere sotto controllo, meno spendi in manutenzione, meno spazio occupi e più risparmi in uomini e bolletta energetica

Per aumentare l'efficienza complessiva del sistema informativo: meno sistemi da gestire, meno costi associati, più risorse da dedicare a sviluppare nuove applicazioni, a fare test, a supportare l’utente finale nell’usare meglio gli strumenti informatici a disposizione

Per fare in modo che l'IT aziendale riguadagni la posizione centrale che aveva trent’anni fa. Molti definiscono questa qualità con la parola agilità: grazie alla virtualizzazione si ha un'azienda più agile. In pratica significa che l’IT risponde con maggiore efficacia, rapidità, efficienza ai desideri e alle richieste che provengono dalle varie aree coinvolte nello sviluppo dei prodotti, nello studio di nuove strategie marketing e commerciali, nel progettare nuovi e migliori flussi organizzativi.

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Dove e come si virtualizza?

La virtualizzazione non è una macchina utensile che si aggiunge alla catena produttiva aziendale e che fa più pezzi della precedente. È una strategia di risparmi e di agilità che tende a ridare dinamismo all'azienda, fornirle nuove risorse per rispondere più rapidamente ai cambiamenti dei mercati con un'organizzazione e prodotti migliore. È una strada lunga di per sé, dunque, che coinvolge non solo i server ma i desktop, le applicazioni, diverse strategie da adottare secondo le particolarità aziendali di partenza e gli obiettivi che ci si prefigge.

Insomma, virtualizzare non è una banalità. E ciò può valere come parziale spiegazione di quella lentezza nell’adozione della virtualizzazione di cui si diceva all’inizio.

Proprio a proposito di differenti approcci e strategie possibili, passiamo in rassegna le principali:

Si virtualizza nei data center consolidando più server in uno per abbattere i costi d'energia e gestione

Si virtualizza il desktop con applicazioni e dati che risiedono sul server e sono accessibili via rete dal PC

Si virtualizzano le applicazioni che vengono erogate come un servizio dal data center all’intera rete dei PC, così da ottimizzarne la gestione, l’aggiornamento, la sorveglianza in genere

Si virtualizzano le applicazioni tenendole al centro e presentandole ai client come se questi fossero terminali "stupidi".

Come è evidente, è facile pensare che tutte queste tipologie possano trovare un mix d’utilizzazione in funzione dei casi e delle specificità aziendali piuttosto che ipotizzare un’unica soluzione buona per tutto e per tutti.
Comunque siano le combinazioni possibili, è certo che sta cambiando, e in modo radicale, il modo di concepire le architetture informatiche.
La virtualizzazione, infatti, porta con sé diverse conseguenze la principale è, come dice Tom Bittman, VP and Chief of Research of Infrastructure and Operations di Gartner, certamente il disaccoppiamento tra le componenti architetturali informatiche e i servizi che essi svolgono.

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Dai silos delle applicazioni alle soluzioni per l’utente

Finora, dice Bittman, abbiamo pensato alle soluzioni informatiche a compartimenti stagni, a silos di problemi che venivano risolti con specifiche e complesse soluzioni. In sostanza ogni azienda, come pure ogni utilizzatore di personal computer, aveva bisogno dell’applicazione specifica per svolgere un determinato compito: il programma di scrittura se doveva scrivere, il programma per la logistica se doveva coordinare merci e materiali, e così via.
Ogni azienda aveva bisogno del server, dell’applicazione, delle strutture per la memorizzazione, la sicurezza, l’archiviazione, eccetera.
Ora la virtualizzazione sposta il paradigma di queste necessità all’esterno del device, alla sfera del servizio che può essere erogato dal server centrale (sia che si tratti di data center giganteschi sia di un singolo server di una piccola e media impresa), ovvero alla possibilità di accedervi da ogni dove e con qualsiasi strumento, sia interno sia esterno alla rete aziendale.

Scollare i silos delle applicazioni dalle funzioni d’uso che essi svolgono porta a concentrarsi dagli strumenti che vengono usati dall’utente ai suoi bisogni informativi.
E questi, a loro volta, devono essere soddisfatti non più a partire dallo strumento che l’utente sta utilizzando, ma adattando le informazioni di cui ha bisogno affinché siano gestibili e manipolabili con qualsiasi strumento abbia in mano.

Un esempio per capirci: mentre finora la centralità della sicurezza era sullo strumento utilizzato, ovvero sull’antivirus aggiornato, sulla crittografia delle password e dei dati sensibili, sull’accesso al pc condizionato dal riconoscimento dell’impronta digitale, oggi tutto ciò resta valido perché eleva steccati che rendono sicure le informazioni presenti sui device mobili, smartphone o netbook che sia.
La sicurezza si sposta però sulla certezza dell’identità di chi accede al network e sugli altissimi livelli di sicurezza per gestire e conservare le informazioni contenute nei server aziendali, il vero fortino da difendere.

A ciò si aggiunga il fatto che anche questo fortino aziendale può essere subappaltato a chi è specializzato nella preservazione e conservazione dei dati altrui, come per analogia sono i caveau delle banche in cui sono conservate le cassette di sicurezza il cui contenuto è noto solo al possessore delle chiavi.
Fuor di metafora stiamo facendo riferimento al cosiddetto cloud computing, la "nuvola" di servizi di calcolo, connettività e storage, che sempre più porta a esternalizzare dall’azienda ciò che non è cruciale per il business o, ancora meglio, ad acquistare a consumo servizi di elaborazione e risorse applicative.

Non basta. Perché non necessariamente questi servizi devono essere presi fuori dall’azienda.
Può essere il data center aziendale che per i propri utenti "espone" come servizi le proprie risorse di calcolo, allocandole per una certa applicazione importante in quel momento, fornendole il massimo di capacità elaborativa di un server virtuale destinato a uno o più utenti.

Insomma, il paradigma dei silos e dei componenti IT, grazie alla virtualizzazione, viene disgregato con la logica dei servizi rivolti all'utente e diventa molto più rapido, veloce, agile nel rispondere alle richieste.

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La virtualizzazione nelle mani dell'utente

Torniamo brevemente tra le mani dell'utente per approfondire che cosa comporta la virtualizzazione dal suo punto di vista.
Una information technology focalizzata sulle esigenze dell’utente e non sugli strumenti che utilizza tiene in debito conto la necessità di fornirgli accesso ai suoi dati e alle sue consuete applicazioni, anche se si trova in un internet café o utilizza temporaneamente un pc d’altri.
E sempre nel rispetto della massima sicurezza. Come è possibile? Con la Virtualization Presentation, ovvero con il PC remoto che permette all’utente di guardare e usare, come affacciandosi da una finestra, il suo spazio privato a lui riservato nel data center aziendale. Una soluzione estremamente utile anche se, malauguratamente, ci rubano il computer per strada.
Se abbiamo usato BitLocker, compreso in Windows Vista Enterprise, non c’è da temere nulla a proposito della riservatezza dei dati: senza il riconoscimento della nostra identità i dati del PC non saranno visibili. Resta il problema di tornare operativi al più presto. Come fare? Basterà entrare nella rete aziendale e l'immagine software di Windows Vista installerà tutte le applicazioni del vecchio PC rubato, con tutte le preferenze, i file, eccetera, riportandoci nel consueto ambiente di lavoro.

Vi sono altre modalità, ancora più intriganti, se utilizziamo un laptop con Windows Vista Enterprise come sistema operativo e se abbiamo installato l’Application Virtualization 4.5.
Questa nuova versione dell’applicazione Microsoft permette, per esempio, di fruire d’altre applicazioni senza doverle installare. Facciamo il caso, per esempio, che riceviamo un file scritto utilizzando Office Visio. Ma noi Visio non l’abbiamo installato sul PC. Basterà collegarsi al server aziendale e richiedere di far girare un’istanza di Visio in modo da visualizzare l’allegato all’email. Non verrà installato nulla in locale ma il server centrale farà in modo di renderci visibile il file che vogliamo. Una volta chiusa la sessione niente resterà in loco.

Altro caso pratico è se utilizziamo Office 2007 e abbiamo bisogno temporaneamente di utilizzare Access 97 che fa parte della suite Office 97.
Tra i due pacchetti applicativi di Office vi sono incompatibilità: o si utilizza l’uno oppure l’altro. Ancora una volta grazie all’Application Virtualization è possibile lanciare unìistanza di Access 97, fare ciò che dobbiamo e venirne fuori senza aver minimamente perso tempo con problematiche d’installazione.
La virtualizzazione per l’utente remoto trova una soluzione anche con Virtual Desktop Infrastructure (VDI) che Microsoft implementa sfruttando la partnership con Citrix di cui sfrutta l’applicazione Xendesktop. Su qualunque desktop ci si trovi, grazie a VDI e a Hyper-V, si è in grado di sedersi davanti al proprio desktop come se si fosse seduti alla propria scrivania.

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La virtualizzazione nel data center e il cloud computing

Nell'ambiente data center, infine, la virtualizzazione ha enormi potenzialità d'utilizzo.
Molte volte si pensa che la virtualizzazione non sia altro che una soluzione per consolidare un vasto numero di computer in un numero minore di server.

Ma ciò significa sminuire la duttilità degli strumenti di virtualizzazione. È infatti grazie alla virtualizzazione che sullo stesso computer si possono avere sistemi operativi diversi: è possibile far convivere in un solo server o, addirittura, nidificare l'uno nell'altro Windows Server 2003 e Windows Server 2008, sotto la supervisione e il controllo permesso da System Center Virtual Machine Manager e Hyper-V.

Significherà avere contemporaneamente funzionanti applicazioni a 32bit o a 64bit. Avere nello stesso tempo istanze con Office SharePoint Server 2007, con Exchange Server 2007 e SQL Server 2008.

Ciò che, infine, è possibile dalla virtualizzazione è incrementare in modo dinamico le risorse di calcolo necessarie per una certa applicazione o un determinato ambiente applicativo quando capita un picco di richiesta da parte degli utilizzatori. Oppure, si può sfruttare la macchina virtuale per duplicare remotamente dati e applicazioni e provvedere in tal modo a una soluzione di disaster recovery. O, ancora, utilizzare servizi di identity management, di database, di recovery esposti come applicazioni on demand. E via di questo passo.

Insomma, la virtualizzazione, nelle sue varie declinazioni, è uno dei fattori di cambiamento più importanti dell'Ict, sia per quanto modificherà nel ruolo e nell’operatività dei data center, sia perché è l’innesco che farà esplodere il cloud computing via Internet o aziendale, sia perché sposterà l’attenzione sulle necessità digitali dell’utilizzatore finale.


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