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Addio vecchio PC, ti riciclo



Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Questo è quanto si nasconde dietro l'enigmatica sigla RAEE, che da un po’ compare nei negozi di computer, frigoriferi, cucine...

Con un po' di ritardo sugli altri Paesi europei, è finalmente diventato operativo il semplice meccanismo col quale si va in negozio, si compra un nuovo televisore e si restituisce il vecchio.

Uno contro uno

Le disposizioni RAEE, dunque, usato come sinonimo della direttiva europea 2002/96/CE e 2003/108/CE, è entrato in funzione in Italia dallo scorso primo gennaio (in attuazione del Decreto Legislativo n.151 del 25 luglio 2005).
Da allora produttori, importatori e rivenditori con proprio marchio di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) sono diventati responsabili della gestione del fine vita dei prodotti che distribuiscono e vendono.

Si tratta di un bell’aiuto per l’utente finale, che non dovrà più, sostituendo il frigo, il televisore o il computer, pensare a come e dove smaltire il vecchio.
Sui nuovi apparecchi elettronici, infatti, è ora apposto il simbolo del cassonetto barrato proprio a sottolineare che non deve essere gettato via (attenzione, si incorre in pesanti sanzioni), ma affidato al negoziante. Lo scambio, insomma, è nuovo contro vecchio, uno contro uno.

Il negoziante da parte sua è obbligato a ritirare l’apparecchio vecchio, aggiungendo al prezzo un contributo che va sotto il nome di EcoContributi per il RAEE (abbreviato a volte con la sigla ECR), e deve conferirlo a un consorzio RAEE. A sua volta quest’ultimo provvederà a smontare l’apparecchio, ne suddividerà le componenti, riciclerà sostanzialmente tutte le componenti plastiche e metalliche, rispettando ogni cautela di sicurezza così da evitare dispersione di sostanze pericolose nell’ambiente e, soprattutto, facendo in modo di recuperare i metalli preziosi che gli apparecchi elettronici contengono.

Quanti rifiuti elettronici ci sono nelle case?

Ma quanti rifiuti preziosi produciamo in Italia?
Le stime degli esperti dicono che ogni italiano produce oltre 14 chili di rifiuti elettrici ed elettronici all’anno. E purtroppo meno di un chilo e mezzo di questi quattordici vengono recuperati.

Stando a stime di Greenpeace, invece, nella casa di una famiglia italiana ci sono 360 chili di apparecchi. Un quinto, pari a 55 chili, vengono ogni anno gettati via e solamente sette chili vengono smaltiti correttamente nelle Piazzole o Riciclerie.

In confronto la media della famiglia svedese ci fa arrossire: trentasei chili di rifiuti elettrici riciclati.
La nuova norma che vede i consorzi RAEE protagonisti si propone di portare la media europea a quattro chili pro capite entro la fine del 2008.

Quali sono le aziende RAEE?

Non ci si può inventare azienda o consorzio che si dedica al riciclaggio degli apparecchi elettrici ed elettronici. I vincoli da rispettare sono molto rigorosi: occorre avere spazio sufficiente per lo stoccaggio, personale e apparecchiature specializzate, sistemi e flussi organizzativi che evitino la dispersione di materiali pericolosi nell’ambiente, accordi con fonderie di plastiche e materiali preziosi, e così via.
Insomma è l’intera filiera che deve essere di qualità certificata e controllabile.

Per incominciare, occorre che i produttori siano iscritti agli elenchi tenuti dalle Camere di Commercio dove dichiarano la tipologia di prodotto RAEE che producono e distribuiscono nei negozi.

A fine febbraio scorso erano registrate 4.355 imprese produttrici, diciotto delle quali in forma collettiva (a loro volta rappresentano altri seicento produttori).
Dalla parte invece dei Centri di Raccolta, sempre a fine febbraio, i Comuni già adeguati al Sistema di gestione RAEE erano 481 con 630 piazzole attrezzate. Non moltissime, ma neanche pochissime: in Gran Bretagna, partiti sei mesi prima dell’Italia, ne avevano a fine anno 1.556 con più di quattro mila produttori e hanno raccolto oltre cento mila tonnellate di AEE tra luglio e fine 2007. Se continuano con questo ritmo, toccheranno i sette chili pro capite l’anno.

La responsabilità dei produttori

Con la normativa RAEE c’è stata una sorta di rovesciamento di responsabilità.

Fino allo scorso anno erano i Comuni responsabilizzati a organizzare, e finanziare con le tasse sul Trattamento dei Rifiuti Solidi Urbani (TARSU), anche la “fine vita” degli apparecchi elettrici ed elettronici.
Seguendo, invece, le indicazioni dell’Unione Europea, che in sintesi si riassume nel principio "chi inquina paga", ora sono anche i produttori AEE, e i sistemi collettivi nei quali si organizzano, che devono provvedere e sopportare i costi per il riciclaggio già compreso nel prezzo degli apparecchi venduti dallo scorso gennaio.

Non sono i soli. Prima di loro, già i produttori di imballaggi o di materiale radioattivo devono fare lo stesso: prevedere e provvedere alla “fine vita” dei prodotti potenzialmente inquinanti che hanno prodotto.
Sono anche obbligati a ritirare e riciclare gli apparecchi vecchi (ossia “immessi per la prima volta sul mercato” in periodo anteriore al 13 agosto 2005, data d’entrata in vigore del Decreto Legislativo italiano), anche se richiedendo ai clienti un contributo esplicitamente destinato a questo scopo.

L’Italia ha infatti scelto di rendere visibile l’EcoContributo RAEE (ECR), separato dal prezzo finale del prodotto e che risponde a un preciso elenco stabilito dai diversi consorzi (vedi per esempio la tabella del consorzio ApiRaee).

Il prezzo degli apparecchi nuovi, invece, comprenderà già l’ECR e quindi non si dovrà aggiungere nessun sovrapprezzo quando li si sostituirà con apparecchi di analoga funzione. Il riciclaggio sarà già stato pagato dal cliente.
Attenzione però al termine nuovi: la legge considera nuovo un prodotto “immesso per la prima volta” sul mercato dopo il prossimo 1 gennaio 2009.
Infatti siamo in una fase transitoria dell’applicazione delle norme RAEE che, molto probabilmente, continuerà anche dopo il gennaio 2009, vista la complessità di identificare ogni prodotto nella giusta categoria e, soprattutto, di quantificare e applicare a ciascun produttore i costi di riciclaggio per ciascun prodotto che immette nel mercato.
Il compito che resta ancora affidato ai Comuni è pertanto di qualificare e gestire le Piazzole per la raccolta differenziata RAEE ad uso domestico, in modo che anche gli utenti finali e i distributori possano conferire gratuitamente i rifiuti elettrici ed elettronici.

Il marchio del cassonetto sbarrato

Questo nuovo modo di operare risponde a una logica chiara: sono i produttori che sanno con che cosa hanno fabbricato i prodotti e che possono far tornare in circolo anche le materie “prime seconde” (già sfruttate una prima volta) presenti nelle componenti il prodotto.
Ciò che terrorizza noi tutti, infatti, è la pericolosità di alcune sostanze contenute negli apparecchi elettronici: piombo, mercurio, clorofluorocarburi (CFC), e via di questo passo.

I produttori AEE (anche quelli che rimarchiano col proprio nome e commercializzano per la prima volta un apparecchio) devono registrarsi in un elenco alle Camere di Commercio dichiarando la categoria cui appartengono. Altro obbligo che deriva dalla legge è la comunicazione: apporre sul prodotto in maniera indelebile, o sulla confezione se non si può fare diversamente, il simbolo del cassonetto sbarrato.
Se è sottolineato da una riga nera, indica che il prodotto è stato immesso in commercio in Italia dopo il 13 agosto 2005.

I produttori devono inoltre informare i riciclatori dei componenti utilizzati nel prodotto, in quali parti sono contenuti materiali pericolosi, le avvertenze che devono essere usate per il loro corretto smontaggio e recupero.

Il cliente finale e il distributore avrà visibilità di queste informazioni nelle indicazioni vicino al logo del produttore, con scritte del tipo: Registro AEE numero…. Così si potranno avere dettagli sulle categorie dei prodotti. Inoltre, i produttori dovranno registrare in ogni Paese la data della “prima immissione” in commercio dei nuovi prodotti.

Le categorie dei prodotti sono dieci:

  • grandi elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici)

  • piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, tostapane, orologi)

  • apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni (computer, stampanti, telefoni)

  • apparecchiature di elettronica di consumo (radio, televisori)

  • apparecchiature di illuminazione (lampadari per lampade fluorescenti al neon ma non i lampadari di casa per lampadine a incandescenza e alogene, lampade a vapori di sodio a bassa pressione)

  • strumenti elettrici ed elettronici (trapani...)

  • giocattoli e apparecchiature per sport e tempo libero (trenini elettrici, videogiochi, macchine a gettoni)

  • dispositivi medicali (per dialisi…)

  • strumenti di monitoraggio e controllo (termostati, rivelatori di fumo)

  • distributori automatici (di bevande o altro)

Che cosa fare con gli ECR?

Quando vogliamo acquistare un nuovo PC, possiamo portare al negoziante tutto quello abbiamo utilizzato finora: CPU, monitor, tastiera, mouse. Nel caso del consorzio ApiRaee, per esempio, pagheremo un EcoContributo RAEE di tre euro in aggiunta al prezzo del nuovo PC desktop (CPU, monitor, tastiera e mouse). Vale il principio uno vecchio per uno nuovo.

Se invece sostituiamo il vecchio PC, inteso come la sola CPU, con un nuovo PC con l’idea di continuare a usare il vecchio schermo e la vecchia tastiera, il contributo aggiuntivo ECR al prezzo del nuovo PC sarà di un euro.

Funziona allo stesso modo con un frigorifero: si porta il vecchio e si torna a casa col nuovo. Al prezzo del nuovo bisognerà aggiungere 13,50 euro (per il consorzio ApiRaee) come EcoContributo ECR.

Il negoziante è obbligato a “prendersi in casa” il vecchio PC o il vecchio frigorifero e a preoccuparsi di conferirlo alle piazzole comunali per il riciclaggio. A loro volta le organizzazioni che sono dietro le Riciclerie si faranno carico della separazione dei componenti inquinanti, e infine dello smaltimento di ciò che non è più utilizzabile.



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